14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870

Il 2007 ha visto una coincidenza di importanti ricorrenze teatrali, il tricentenario della nascita di Carlo Goldoni, il decennale della morte di Giorgio Strehler, i settant’anni della sua più importante creazione, il Piccolo Teatro di Milano (nonché i sessant’anni di uno dei suoi spettacoli goldoniani più famosi, L’Arlecchino, ripreso per queste celebrazioni).
Per l’occasione Toni Servillo si è occupato della riduzione e della regia de La Trilogia della villeggiatura di Carlo Goldoni, coprodotta dalla sua compagnia, Teatri Uniti, e dal Piccolo, confermando un asse Napoli-Milano stabilito a partire dal 2002 con un Tartufo di Molière e consolidato in questi anni.
Lo spettacolo, dal debutto al Teatro Grassi nel novembre 2007, è approdato al Teatro Valle di Roma, concludendo la tournée italiana prima di partire a luglio per l’Expo di Saragozza.
A Roma La Trilogia era attesa, complice anche la notorietà e l’apprezzamento che l’artista napoletano si è guadagnato sugli schermi cinematografici, un’attesa premiata da una messa in scena che fa passare i suoi 160 minuti senza nessun affaticamento.
Servillo ha infatti scelto di rappresentare in sequenza le Smanie, le Avventure, il Ritorno in un’unica serata, così come fece Strehler, esaltandone la progressione e la coerenza interna. In questo modo riescono a rivelarsi compiutamente l’intelligenza, la bellezza, l’attualità del testo goldoniano.
Goldoni, nella lettura di Servillo, irretisce il pubblico con un’atmosfera gaia, briosa, con schermaglie amorose, capricci e arguzie femminili, gelosie e rivalità maschili e, parallelamente, procede nello sfumare graduale di tono fino alla rassegnata amarezza del finale, in cui non solo i personaggi ma anche lo spettatore è stretto in un angolo, incapace di ribellarsi a un soffocante istinto moralistico e all’ineluttabile conclusione.
Le scene di Giorgio Sala, le luci di Pasquale Mari, i costumi di Ortensia de Francesco riescono nell’accentuazione del contrasto tra un’apparente spensieratezza e la sensazione di una tragedia imminente, dell’approssimarsi della inesorabile resa dei conti.
Il conflitto tra i sentimenti e la razionalità, tra lo slancio vitale e il ritorno all’ordine, tra la frivolezza e la responsabilità è solo una delle possibili chiavi di lettura in questa architettura complessa e sapientemente organizzata, ma quello che ci tocca più da vicino è la visione di un mondo che vive al di sopra delle sue possibilità, che preferisce non vedere e lasciarsi scivolare verso un inevitabile ed inevitato disfacimento.
Il fulcro della Trilogia è la protagonista femminile, Giacinta, che Anna della Rosa riesce a sostenere con personalità, attorniata da un buon gruppo di attori (Andrea Renzi, Tommaso Ragno, Paolo Graziosi, Eva Cambiale, Betti Pedrazzi ecc.) in cui Servillo ritaglia per sé il ruolo dello scroccone sfaccendato, conferendogli un tratto caricaturale gradito alla platea ma un po’ superfluo. Ed è questa mancanza di leggerezza e raffinatezza di tocco registico a far sì che proprio nel finale, dove tutto è trattenuto e compresso, giocato sulla ragnatela delle convenzioni e delle emozioni non espresse, lo spettacolo tradisca una lieve flessione.
Maddalena Libertini
11-04-2008
14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870