Palazzo Incontro
Via dei Prefetti, 22
dalle 10 alle 19
costo: 6€
Lunedi chiuso
Lazio, Terra - Il cammino della via Francigena
FotoGrafia Festival Internazionale di Roma
Ex Gil - Largo Ascianghi, 5
martedì - domenica 15.00/21.00
Ingresso Libero
9 maggio -1 giugno 2008
Dodici giovani fotografi, organizzati in un workshop condotto da Olivo Barbieri e David Farrell, sono stati chiamati a interpretare il territorio laziale sulle tracce dell'antico percorso della via Francigena. Ce ne parla Domenico Ventura, uno dei dodici giovani artisti coinvolti.
Cos'era la via Francigena?
La via Francigena è un importante itinerario percorso a partire dall'VIII secolo e fino al tardo XVII secolo da migliaia di pellegrini che giungevano a Roma per venerare le tombe e i luoghi di martirio dei santi Pietro e Paolo.È più corretto parlare di itinerario e non di strada perché non era definito in modo preciso. Si trattava piuttosto di un'area di strada che nei secoli ha subito deviazioni in base alle mutazioni dei luoghi attraversati.
Il suo nome deriva dall'essere stata utilizzata come via di passaggio al di qua delle Alpi da parte dei Franchi, che ne fecero il più importante collegamento di terra tra il territorio mitteleuropeo e le regioni del Mediterraneo (spesso i pellegrini, dopo una sosta a Roma, proseguivano verso sud per giungere via mare a Gerusalemme).
Come si è articolato il progetto?
L'itinerario francigeno laziale si svolge da Proceno a Piazza San Pietro per circa 170 km, toccando Acquapendente, Montefiascone, Viterbo, Ronciglione, Vetralla, Caprancica, Sutri, Monterosi, fino a giungere alle porte di Roma attraverso Campagnano di Roma e Formello.
L'intero percorso è stato suddiviso in 12 parti uguali e ad ogni partecipante del workshop è stato assegnato un tratto della ‘via', dopo un confronto con Marco Delogu che ha saputo conciliare le richieste di noi giovani fotografi con le caratteristiche peculiari di ogni segmento.
Così alcuni autori come Samantha Casolari, Alessia Cervini e Silvia Noferi hanno lavorato in contesti urbani o urbanizzati, mentre altri come Enrico Pasinato e Antonello Mazzei hanno preferito la campagna aperta al confine con la Toscana. Infine altri come Sara Iannucci, Eleonora Calvelli e Marco Rapaccini hanno scelto i tratti con una antropizzazione sedimentata in cui il paesaggio e la storia hanno creato un connubio stimolante.
Qual è stato il tuo approccio al progetto?
Il tratto a me assegnato andava da Capranica a Monterosi attraversando Sutri. Il mio interesse si è subito focalizzato attorno al parco archeologico di Sutri, la mia riflessione ha preso forma dall'idea che fin dall'antichità e per tutto il medioevo il pellegrinaggio costituiva una forma di viaggio rituale.
Il pellegrino affrontava l'incognito, usciva dalla consuetudine, e scalzo, coperto di vesti povere e privo di ogni bene materiale, si metteva in cammino esponendo la propria vita a pericoli e difficoltà, per avvicinarsi a una condizione di santità. Lo spostamento territoriale si tramutava così in viaggio spirituale e si aprivano al pellegrino le porte di sentieri non ancora percorsi, di vite possibili non ancora realizzate.
Partendo da queste considerazioni ho deciso di scattare le foto presso le grotte della necropoli monumentale del parco archeologico. Caratterizzate da un primo piano in luce e un secondo piano totalmente buio, e, accostate a mò di dittici ad alcuni tratti dell'itinerario francigeno, vogliono essere una metafora del senso più profondo del ‘cammino della Francigena', inteso come un viaggio esteriore ma anche interiore pieno di insidie, in cui per secoli i pellegrini hanno provato a varcare la soglia del proprio io per compiere un salto nel buio.
Che fotografo sei?
Nasco come storico dell'arte, ma negli anni mi sono specializzato nella documentazione fotografica dei beni culturali e dal 2003 sono responsabile delle campagne fotografiche, in Italia e all'estero, per la cattedra di Storia dell'arte medievale dell'Università degli studi della Tuscia di Viterbo.
Tuttavia, non ho mai perso di vista la ricerca individuale e la fotografia autoriale.
La mia idea di fotografia parte da una ricerca dell'ordinario, del particolare nascosto.
Pur non avendo alcun pregiudizio nei confronti della fotografia digitale (personalmente nei miei lavori ricorro spesso alla ripresa digitale), non faccio uso di complesse elaborazioni che alterano l'immagine dal punto di vista formale e cromatico.
Per me la ripresa si condensa nella scelta di cosa includere e cosa escludere dall'inquadratura. In sostanza per me fotografare significa vedere e incorniciare il mondo che mi circonda.
I miei lavori si concentrano essenzialmente su due tematiche: il paesaggio contemporaneo e la fotografia astratta.
Per paesaggio contemporaneo intendo sia il paesaggio urbano che quello naturale. Non contemplo la presenza di persone nei miei lavori perché ciò che mi interessa sono le tracce che gli uomini lasciano e non tanto il loro vissuto. La fotografia astratta vuole essere il tentativo di rivedere i monumenti e il paesaggio attraverso i parametri dell'arte del XX secolo. E cosi, i campi di colore di Rothko, la materia di Burri, l'informale di Dubuffet, diventano i modelli culturali di riferimento per rileggere il passato.
Maddalena Libertini
23-05-2008
Palazzo Incontro
Via dei Prefetti, 22
dalle 10 alle 19
costo: 6€
Lunedi chiuso
Galleria Giulia, Via della Barchetta 13.
Vernissage con spoken word di Raiz.
Fino al 7 Marzo
Via Tommaso Campanella, 36
Tel 06 39728186
Fax 06 39728187