Torna Manuli, a dieci anni di distanza da “Girotondo, giro intorno al mondo"

(Friday the 13th)
Usa 2009
Un film di Marcus Nispel
Con: Jared Padalecki, Amanda Righetti, Derek Mears
Sceneggiatura: Damian Shannon, Mark Swift
Fotografia: Daniel Pearl
Montaggio: Ken Blackwell
Dopo quasi una dozzina di sequel arriva il reboot (il riavvio), quindi attenzione non il remake, di Venerdì 13. Questa saga, per chi non lo sapesse, è stata la gallina dalle uova d’oro per una generazione di mestieranti del cinema horror e Jason Voorhees, che per’altro non è il vero killer nel primo, indimenticato film del 1980 di Sean S. Cunningham, la maschera (da hockey) diventata feticcio per tantissimi spettatori diventati subitaneamente suoi fan.
La storia viene aggiornata ai nostri tempi prendendo come spunto i primi tre capitoli, trasformati dallo sceneggiatore da blockbuster per teenager a leggenda urbana: dopo tre decenni da una sanguinosa tragedia avvenuta al campeggio di Crystal Lake cinque ragazzotti, tanto tanto yankee, almeno così mi immagino, decide di ritornarvi in cerca di un campo di marjuana, per venderla e diventare ricchi (ahi, ahi !! Mai tenere condotte contro la morale e la legge in un film del genere, Scream insegna). Di notte, avvolti nelle tenebre, il gruppo sarà fatto fuori da un uomo mascherato. Passate ancora sei settimane Clay (Jared Padalecki), il protagonista, arriverà al campeggio in cerca della sorella scomparsa, e lì incontrerà Trent, ricco, antipatico, arrogante, in vacanza nella sua villa che si affaccia proprio sul lago. Il seguito non lo anticipo ma è facilmente immaginabile, anche se qualche sorpresa il regista tedesco Marcus Nispel non ha dimenticato di inserirla, come fece d’altronde nell’altro splendido, riuscitissimo remake, quello si, di Non aprite quella porta di Tobe Hooper.
Riportare al cinema il mito di Jason era una sfida troppo ghiotta per lasciarsela scappare e, a mio avviso intelligentemente, il regista accantona le evoluzioni para-fantascientifiche di molti sequel (compreso il confusionario ma paraculo e godibile Freddy vs Jason) e sviluppa con gusto pop e cinefilo le caratteristiche più spaventose del suo cattivo: motivazione psicologica, crudeltà, forza fisica e ubiquità.
Girando con la macchina a mano nei boschi la tensione è garantita ed il continuo rimbalzare dal gruppo dei cinque campeggiatori, al racconto, davanti ad un classico falò notturno, del drammatico antefatto, alla nuova missione dell’eroe di turno, costringe lo spettatore a essere inquieto per più situazioni contemporaneamente.
Nispel ha indovinato un cocktail di violenza e immaginario collettivo, fondendo nel film le origini, filologicamente corrette e rispettose dell’originale, e nuovi granguignoleschi omicidi ad alto coefficiente splatter, tralasciando inutili aggiornamenti new age, ecologisti, moralistici o sovrannaturali che vanno oggi di moda.
Attori in linea coi tempi, giovani, belli ed anche bravini, una fotografia, dark ma non patinata, perfetta alla bisogna e un cattivo coi fiocchi fanno dell’ultimo Venerdì 13 un azzeccato slasher - movie che porta la mitica maschera di Jason nel nuovo millennio con brio e nuovo inaspettato vigore, certamente visivo in primo luogo, ma anche con una dignità che un leggenda di tal fatta ha oramai propria in se e non poteva aver perso.
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Pietro Cattaneo
25-02-2009