Pazzienzza!!

Vita (breve), morte (prevededibile) e miracoli (nessuno) del Veltroni leader del PD. Veltronianamente.

Pazzienzza!!

 

-    E’ andata così, pazzienzza!

 

 

Ritorna di grande attualità l’imitazione di Guzzanti a Veltroni, ultimamente oscurata dal Pacatamente, Serenamente di Crozza. Adesso in Italia di “pacato” e “sereno” c’è ben poco.

E’ andata così.  Veltroni si ritira, facendo sapere alla base (se c’è) che “Il PD non è il partito che sognava”.  E ‘sti cazzi?

Allora, la TV ha detto che in Italia c’erano dei problemi connaturati alla classe politica: c’erano dei comunisti che minacciavano le basi dell’economia di Mercato (non parlava dei cinesi, ovviamente: quello era Tremonti), e l’intero ordinamento democratico. Poi c’era un’altra visione della sinistra, praticata da alcuni Ulivisti: un po’ vecchia, tenuta insieme solo dall’Antiberlusconismo. Poi  - sempre in televisione - Walter ha detto basta.

Un Basta netto, come piace a lui: basta alla politica delle chiusure, della resistenza, avanti con il dialogo nell’interesse degli italiani. E Walter se l’è cantata niente male! Se ci avete fatto caso, per la prima volta Berlusconi è sembrato vecchio. E tutti a gridare al miracolo: “E’ riuscito a trasformare il Caimano in un post-democristiano!” “Ha trasformato l’immagine del Cavaliere da promotore della libertà e della novità in un dagherrotipo di un conservatore, quasi papista!” Una presenza mediatica incredibile, geniale, quella di Walter. Una dialettica da Neo Messia.

Gente letteralmente infoiata dalle parole di zucchero di questo nuovo, moderno, Obamiano leader. Rigorosamente davanti alla TV.

Poco importa se ha sbattuto la porta in faccia all’unica forma di dissenso laico e civile che il nostro povero e dilaniato paese conosceva. Poco importa se ha stretto alleanza con un Poliziotto, che al momento è l’unica voce di reale opposizione in questo paese. “Pazzienzza”, se per ragioni di opportunità politica ha imbarcato la Binetti e fatto fuori Mussi.

C’era qualcosa che non tornava, già all’epoca; un retrogusto di plastica, un’impressione di fragilità e qualche dubbio sulla facoltà di mettere in pratica certe idee, belle sulla carta, ma inserite in un contesto difficile da gestre e troppo spesso messo in secondo piano. i Romani queste cose le percepivano meglio, perché i metodi di Veltroni Sindaco noi li si conosce bene; un grande ufficio stampa, agglomerati di potere incrostati su poltrone dei salotti che una volta erano postfascisti, un paio di romanelle in centro, le Notti Bianche, l’Estate Romana, e le borgate senza strade e acqua. A Roma Veltroni lo si incontrava poco, e quando accadeva si poteva sempre fare ciao-ciao alla telecamera.

Però ‘sto Veltroni mediatico poteva funzionare: per la prima volta uno che sfida lo Psiconano sul suo stesso campo, che si permette di non nominarlo mai, di ragionare a prescindere da lui! La strategia è stata saggia, ha trasmesso – effettivamente – un’idea di novità: ammettetelo, per un lunghissimo secondo avete accarezzato l’ipotesi di una vittoria. Un leader moderno contro un personaggio sul viale del tramonto, un miracolo della politica, uno scenario Gandhiano. Poi sono arrivate le elezioni, e tutto è apparso chiaro.

Berlusconi ha voluto apparire vecchio, perché con la crisi all’orizzonte, pagava di più.

Berlusconi ha voluto mantenere l’ understatement, perché questa era la linea più idonea al quadro che si stava formando, e che lui ha saputo leggere in largo anticipo. E riuscito a promettere ottimismo in una legislatura e sangue in quella dopo, e gli italiani gli sono andati appresso, alla faccia della coerenza (che non è una delle qualità cardinale del nostro popolo).

La sinistra e la destra reali sono tornati nel quartierino, mentre Vespa e Mentana continuano a mostrarci le loro tribune, fatte di idee, gente e modalità che non c’entrano niente col paese reale. La serie A e la serie B, le telecamere e i denti rotti.
Berlusconi ha stravinto, perché le chiacchiere fanno sognare, ma i numeri hanno l’ultima parola. E Berlusconi ha avuto via libera per completare il suo scempio costituzionale, la sua macelleria sociale. Ora il privato ha mangiato un altro po’ di pubblico. Ora il particolarismo è un pezzettino più forte di prima. Le piazze si riempiono solo per sfogare le piccole frustrazioni di tutti i giorni, e persino Grillo riesce ad agglomerare gente con la violenza della sua retorica, più che per la bontà delle sue idee.

“Yes, We Can”. Si può consegnare il paese alle destre, cancellare la sinistra dal parlamento, togliere il diritto al dibattito parlamentare a chi vorrebbe applicata la Costituzione.

“Yes We Can”: si può aprire un dialogo con un parlamento che ha tra le fila dei condannati in via definitiva.

“Yes, We Can”: si può portare avanti questo disegno, compierlo a metà, e poi ritirarsi, sciogliendosi come neve al sole,  lasciando *soli* tutti coloro i quali avevano creduto in questo progetto folle, forse per incoscienza o forse solo per bisogno di credere in qualcosa.

C’è solo una cosa che sfugge alla mia comprensione: la “Responsabilità” che si è preso Veltroni di questa catastrofe, in cosa sfocierà? Sparirà dall’agone politico per andare in Africa? L’aveva detto, ma poi – dannazione – ha cambiato idea; Oppure andrà a New York per fare il consulente di Obama per l’Europa?

Tutto, per carità, ma non mettiamolo di nuovo sulla poltrona del Sindaco di Roma. Non arriviamo a dire che sia meglio Alemanno, ma se proprio deve, almeno vada a Bologna. Meglio uno che due.
 


Anadi Mishra


24-02-2009

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