L'uomo che cade (Don DeLillo)

Il grande romanziere americano si cimenta con il racconto dell' 11 Settembre. Ma, nonostante il talento, il romanzo non emoziona mai.

L'uomo che cade (Don DeLillo)

L'uomo che cade

(Falling Man)

Einaudi 2008

255 pp.

17,50 euro

 

Cadono le due torri e Lui è lì dentro. Riesce a salvarsi in mezzo a fuliggine e panico e sirene. Attraversa la città come in trance e torna da Lei, la sua ex moglie.

Questo l’inizio de ‘L’uomo che cade’ di Don Delillo, uno degli scrittori di maggior talento della sua generazione (‘Rumore bianco’ è il libro più influente degli ultimi vent’anni? Forse, e se non lo è poco ci manca...).

Maestro di strutture romanzesche ‘esplose’, molto abile nel sovrapporre allo stampo della realtà l’assurdo o l’improbabile, grande indagatore delle moderne nevrosi e capace di alternare ellissi temporali a minuziosissime descrizioni del particolare. Tutto questo ha fatto di Delillo un gigante della letteratura.

Di ‘Rumore Bianco’ si è già detto, ma vanno ricordati anche ‘Underworld’, e ‘Americana’, ‘Mao II’. Accanto a questi, qualche episodio un pò meno riuscito, come ‘Running Dog’.

In ogni caso, tracce evidenti dell’eredità di DeLillo si possono trovare in buona parte della nuova migliore letteratura americana: Foster Wallace, Dave Eggers, e, soprattutto, Jonathan Frenzen e Lethem.

Leggendo questo ‘L’uomo che cade’, però, verrebbe da dire che proprio i meriti straordinari di DeLillo sono anche i suoi limiti.

La sua capacità di raccontare la nevrosi e di destrutturare il romanzo, qui si trasformano in freddezza narrativa, schema asettico, gioco mentale.

‘L’uomo che cade’ è un libro senza carne, a tratti perfino insincero, mai emozionante, prigioniero di un teorema: raccontare in modo non ancora raccontato il troppo raccontato 11 Settembre.

Certo, non mancano descrizioni memorabili. A scrivere non si disimpara, ci mancherebbe.

Ma all’ammirazione iniziale si sostituisce con il passare delle pagine un senso di ‘non necessario’, una stanchezza progressiva che allontana il lettore dalle storia.

I capitoli che raccontano il ricongiungimento tra Lianne e Keith dopo il disastro, sono alternati con il racconto di uno degli attentatori prima dell’11 Settembre. Questa seconda traccia è un pò più fresca, ma a tratti perfino ingenua, superficiale.

Insomma, pura esecuzione autoriale, ma senza anima.

Un’ultima nota: dopo 7 anni di commissioni che raccontano falsità, di dubbi, incongruenze e false testimonianze su cosa davvero è successo quel giorno, forse, da uno dei massimi intellettuali newyorkesi viventi ci si poteva aspettare un pò più di riflessione attorno alla verità.

Certo, non sono i romanzi che si devono preoccupare delle teorie del complotto, ma il risultato è che la visione di ‘Zero (il film di Giulietto Chiesa e altri sull’11 settembre) è molto più appassionante della lettura di questo libro...

 

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Nicola Ravera Rafele


07-05-2008

14 Dicembre: Marco Travaglio

14 Dicembre: Marco Travaglio

14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870

L'inverno di Frankie Machine

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Di Don Winslow
Einaudi
320 pp.
16,00 euro

Lorenzo Guadagnucci-Noi della Diaz

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Terre di Mezzo editore

Fuori Piove (G.Cardillo)

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Teatro Cometa Off
Via Luca Dalla Robbia 47
06 57284637

Andrè Helena - Un uomo qualunque

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(Le Demi-Sel)
Fanucci Editore
192 pp.
16 Euro.

ACAB - Carlo Bonini

ACAB - Carlo Bonini

ACAB
Carlo Bonini
(Einuadi Stile Libero)
191 pp.
16,50 euro