Uniriot: la rivolta corre sul web

La sciagurata riforma della Gelmini sta forse per la prima volta compattando e rendendo forte il movimento nell'era di Internet. Scopriamo come...

Foto di Vera Teodori
Foto di Vera Teodori

 

 

 

 

Complimenti Maria Stella!

Ci voleva lei, quella del grembiulino e del 5 in condotta, la ministrina con la penna rossa, per far riesplodere un movimento antagonista che, nei licei e nelle università, sembrava ormai sopito. 

Una riforma del sistema scolastico che non si limita a buffe soluzioni demagogiche sulla condotta, ma sembra ben calibrato per divorare il futuro di chi ha oggi meno di trent'anni.

La "soluzione finale" della Gelmini per il sistema-scuola non si fa proprio mancare nulla: spolpa la scuola elementare, frantuma i licei, soprattuto cerca modi più o meno evidenti per abolire l'università pubblica. Tagli, precari sbattuti in mezzo alla strada, apertura alla privatizzazione, chiusura sulla ricerca.

I numeri fanno paura: già adesso in Spagna, per fare un esempio,  la spesa dello stato per studente è intorno ai 1.900 euro, qui è a meno di 500. E con la riforma Gelmini- Tremonti si vanno a tagliare solo per l'Università 63,5 milioni di euro l'anno prossimo, fino ad arrivare ai 455 del 2013, quando il "mostro" arriverà a regime. 

Ce n'è abbastanza per occupare, per paralizzare Roma con le manifestazioni.  Giorno dopo giorno, il movimento prende forza, si allarga come un fiume, anche grazie alla evidente incapacità del governo di gestire la situazione.  

Dopo il corteo del 30 Ottobre la protesta si allarga, e si prefissa come obiettivo quello raggiunto in Francia con le proteste contro il CPE nel 2006: 3 milioni di giovani in piazza contro il contratto di primo impiego bloccarono la riforma sul precariato.

Certo, in Francia le capacità di mobilitazione popolare sembrano maggiori.

Ma non possiamo fare altro che augurare agli occupanti delle univerità italiani di imitare i cugini d'Oltralpe. 

Come diceva qualcuno, tanti anni fa, ce n'est qu'un debut...

Intanto, Internet si ritrova ad occupare per la prima volta un ruolo di rilievo nel movimento. Dopo le prove generali fatte  a Genova nel 2001, (il movimento era più forte, ma internet era più debole...) adesso la protesta corre sul web. 

Segnaliamo allora www.uniriot.org , il network delle università ribelli. In lotta contro la Gelmini e non solo: ecco la loro piattaforma...

 

Uniriot è tante cose.


Uniriot è la rivolta del sapere vivo tra le macerie dell'università riformata,  è il conflitto dei precari nell'epoca del capitalismo cognitivo. Uniriot è l'insorgenza delle intelligenze contro il potere feudale degli atenei e i processi di aziendalizzazione, lo scardinamento dei confini e dei filtri disseminati lungo il percorso formativo. Uniriot è la non misurabilità della produzione di conoscenza, è il tempo eterogeneo e pieno delle forme di vita e di lotta.

Uniriot è autogestione dei saperi.


Network delle facoltà ribelli, spazio di dibattito, autorganizzazione,autoformazione e conflitto in diverse università e svariate facoltà. Dalla "Copyriot zone" è possibile scaricare e diffondere liberamente gli audio dei seminari autogestiti, le relazioni dei corsi , testi e articoli, ricerche e video. Copyriot è riappropriazione e libero accesso ai saperi, condivisione di conoscenze:  copyriot è pratica sovversiva nell'era del capitalismo cognitivo.

Uniriot è questo e tanto altro...Uniriot sono moltitudini di studenti e precari, è lotta e desiderio, è corpo vivo dell'università , forme di vita che si ribellano e costruiscono la nostra università, l'unica possibile!

Uniriot è la forma organizzata dell'autonomia della cooperazione sociale. Uniriot è anche un sito: www.uniriot.org , un processo di messa in rete delle esperienze di autoformazione. Nella sua genealogia, le straordinarie mobilitazioni dell'autunno 2005, con 150.000 studenti-precari ad assediare il Parlamento. Nel suo presente, la realizzazione del manifesto per l'autoriforma che di quel movimento fu ed è prassi e programma.

Diciamolo chiaramente, a scanso di equivoci: l'autoformazione non è il tentativo di scavarsi una nicchia all'interno dell'università riformata per veicolare contenuti antagonisti; non è la difesa dei saperi in quanto beni comuni esistenti in natura, della cultura offesa dalla produttività. L'autoformazione è rifiuto dei saperi e della cultura imposte dal diritto allo studio, ed è produzione di saperi e cultura autonomi, dunque - e solo in questo senso - comuni.

L'autoformazione è conflitto sulla produzione dei saperi e costruzione di linee di fuga organizzate. O è questo,oppure non è altro che compatibilità e complicità nella governance accademica. Cose da sindacati studenteschi. Passioni tristi. Ancora di più: spesso si è detto che l'autoformazione è la costruzione di un'altra università. Ora dobbiamo fare un passo in avanti: l'autoformazione è l'università, la sola possibile, la sola esistente.

Lasciamo ai grigi riformatori del governo il compito di provare a imitarci, ma mai la possibilità di catturarci. Siamo inafferrabili e irrapresntabili, perché siamo più veloci, vivi e intelligenti. Perché siamo un'intelligenza collettiva. L'autoformazione non è la ricostruzione della cittadella accademica, ma l'abbattimento delle sue ultime rovine.

L'autoformazione è l'università autonoma nella metropoli produttiva: è l'anomalia selvaggia piantata nel suo cuore. Uniriot è lo spazio costituente delle nuove lotte nell'università: dall'Italia alla Francia, dalla Danimarca alla Grecia, lo spazio europeo dell'istruzione superiore (leggi processo di Bologna, 3+2 e crediti formativi, ossia imposizione artificiale di un'unità di misura della produzione di saperi) si sta rovesciando in spazio europeo dei conflitti. Ma diciamo anche cosa Uniriot non è. Uniriot non è uno spazio frequentabile e cooptabile dai partiti e dal sistema della rappresentanza.

Uniriot contesta e allontana, con la forza dell'ironia e dell'autonomia, i governi di guerra e gli esponenti dei partiti che arruolano i lugubri soldati della nonviolenza al fronte. Perché Uniriot non solo non ha governi amici, ma ha dichiarato inimicizia a qualsiasi governo. Uniriot comincia oggi riappropriandosi di ciò che hanno tentato di toglierci: piratando e distribuendo cd coperti dal copyright. Perché Uniriot è anche questo: istigazione alla riappropriazione. La proprietà intelletuale è un furto, in quanto espropriazione violenta e privatizzazione di ciò che è stato prodotto in comune. Allora, il furto della proprietà intellettuale è un dovere. Ci riprendiamo il maltolto. Come i pirati che solcavano i mari, anche noi siamo salpati con un vascello ribelle sulle acque dei flussi metropolitani.

L'esodo è già cominciato, la resistenza lo protegge. Non ci prenderete mai.

Perché Uniriot è produzione del comune e tutto il potere all'autoformazione.


 

 

 


Nicola Ravera Rafele


21-10-2008

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