Ultimatum alla terra (Scott Derrickson)

Goffo tentativo di remake del film di Robert Wise (1951), virato in chiave ecologista.

Ultimatum alla terra (Scott Derrickson)

Ultimatum alla Terra

(The Day the Earth Stood Still)

Usa 2008

Un film di  Scott Derrickson

Con  Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Jaden Smith

Sceneggiatura:David Scarpa

Fotografia:David Tattersall

Montaggio:Wayne Waharman

 

Chi come me ricorda il capolavoro di Wise del 1951 sapeva già che questo nuovo giocattolone americano non avrebbe mai potuto reggere il confronto. Ok, d'accordo, ma a tutto c'è un limite.

Il film del signor Scott Derrickson è davvero un guazzabuglio esasperante di luoghi comuni, improvvisi “buchi” narrativi e retorica da quattro soldi.
La storia dell'originale è stata virata in chiave ecologista, e questa volta la civiltà aliena viene a tiraci le orecchie non per ragioni di pace, ma per ragioni ambientali: “Così non va, cari terrestri, la Terra è uno dei pochi luoghi ospitali dell'universo e non vi permettiamo di trattarla così. Vogliamo dirlo chiaro e forte all'ONU”.

La richiesta, avanzata dall'ambasciatore alieno Klaatu (Reeves), viene liquidata con un frettoloso “Non se ne parla” da parte del Segretario di Stato americano (Kathy Bates, acconciata come come una comparsa di Hairspray, e con i modi di un'arcigna direttrice scolastica). Al no degli Stati Uniti segue l'altrettanto frettoloso “Ok, allora vi annientiamo”  da parte del gommoso Klaatu, salvo ripensamento sulla scorta dell'accorata preghiera della segaligna dottoressa Benson-Connelly (“Siamo una razza ancora giovane, dateci un'altra possibilità”), con annessa lacrima di serie.

Ok, non vi annientiamo più”, e lo stolido Reeves ferma la distruzione (schiattando lui stesso, e almeno un risultato positivo lo portiamo a casa).

Il globo atterrato a Manhattan se ne riparte e tanti saluti.
Chi dire? Fin dall'inizio il film fa acqua, a partire da quel manipolo di scienziati reclutati in fretta a furia dal Governo americano per fermare la catastrofe (fermare??? con 78 minuti a disposizione  prima dell'impatto???), alla buffa scena della “nascita” umana di Klaatu (il chirurgo opera con la stessa nonchalance di un salumaio che sta mostrando la tecnica della porchetta... Ciccio, stai sezionando un organismo alieno!), passando per l'apparizione dell'enorme “pupazzo” guardiano (effetti digitale da Commodore 64) e la lunare controffensiva messa in atto dall'esercito, guidato da un generale baffuto simil-D'Alema che strabuzza gli occhi come in un film di Franco e Ciccio. E c'è il solito bimbo sveglietto sveglietto che Hollywood usa come ingrediente di default in tutte le sue storie. A maggior ragione in questo caso, visto che si tratta del figlio di Will Smith. Quanto ai protagonisti, la  povera Connelly, in odore di anoressia, gareggia con Reeves quanto a inverosimiglianza di ciò che dice e ciò che fa, ma almeno riesce ogni tanto ad alzare un po' l'arco sopraccigliare, mobilità che manca al suo compagno di lavoro.
Insomma, un vero disastro. E sì che di soldi a disposizione devono averne avuti parecchi, anche grazie alle pubblicità più o meno occulte che spuntano come funghi: Microsoft, McDonald's, Honda (mi ricordano gli sceneggiati italiani di qualche anno fa, dove c'era sempre qualcuno che fumava con il pacchetto di sigarette in bella mostra).
Pollice verso che più verso non si può. 

 

Francesco Partesano

 

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21-12-2008

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