U2 - No Line On The Horizon

Il ritorno della storica band irlandese con un nuovo interlocutorio album affidato alla produzione del fido Brian Eno.

U2 - No Line On The Horizon

"No line on the horizon"
(Mercury)
Voto: 6
2009   

 

 

E’ chiaro già guardando la copertina che questo “No line on the Horizon” non può essere catalogato come il solito album degli U2. Iconograficamente non c’è il volto di Peter Rowan (ritratto su “Boy” prima  e su “War” e “The Best of 1980-1990” poi), non ci sono deserti, né le foto dei quattro membri della band. C’è una la linea dell’orizzonte che sembra non esserci, un gioco sul labilissimo confine fra un cielo grigio chiaro e un mare poco più scuro (frutto del fotografo Hiroshi Sugimoto) con al centro il segno di uguaglianza.

 

E i confini sono difficilmente distinguibili anche a livello musicale. Il risultato è un lavoro molto eterogeneo, dalla forte identità, ma anche da elementi innovativi apportati dal solito estro del coautore Brian Eno.  La voce di Bono,  con la maturità perde forse un poco in potenza, ma acquisisce espressività e colori sempre più apprezzabili.

 

Si parte con la traccia che dà il titolo al disco e Bono all’inizio si scalda nel parlare di una donna volubile come il mare, poi la voce prende ancora più forza e gli strumenti cominciano a delinearsi.  Il ritornello sembra dare una cattiva notizia con un tono dolcissimo, non c’è linea all’orizzonte, ma ci si trova persi nella canzone, e i cori rimandano al glorioso passato degli U2.  Nel finale arriva l’elettronica, preludio di quello che saranno i prossimi 10 brani.

 

Il secondo brano ha un attacco che ricorda l’essenzialità Hard Rock dei White Stripes, poi una serie di inserti elettronici, e un inconfondibile riff in stile “The Edge”. Probabilmente ha ragione Brian Eno  nel considerare poco felice la scelta del singolo promozionale per questo album. Se a decidere fossimo noi il singolo sarebbe proprio questa “Magnificent”.

 

Con l’apertura ambient di “Moment Of Surrender” e il cinguettare di uccelli di “Unknown Caller” si arriva a “I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight”; una canzone di contrapposizioni e paradossi fin dal titolo. Ricorda molto nell’inizio la melodia di “Sometimes you can make it on your own”, e riprende il filo conduttore dell’Amore in grado di cambiare il mondo. Peccato per un falsetto decisamente forzato della prima strofa che rovina un brano altrimenti molto piacevole, soprattutto per un bridge inaspettato e originale.

 

Il singolo “Get On Your Boots”, brano più ballabile dell’album, si snoda con un testo  provocatorio dove si parla di benzina, di esplosioni, di paura e di fantasmi, delle donne viste come il futuro dell’umanità. Accattivante la scelta di inserire una frase quasi sussurrata al di sotto del coro ripetuto di “sexy boots” in cui Bono dice “non voglio parlare di guerre fra le nazioni…non ora”. Un brano che non c’entra molto con il resto del disco cosi come era stato per “Vertigo” singolo del precedente lavoro. 

 

Stand Up Comedy” è un funky che suona poco familiare per gli U2, (velocizzando il brano potrebbe rientrare nel repertorio dei Red Hot Chili Peppers).
Fez – Being Born”, elettronica e oscura fa  (ri)sentire campionato il  “…let me  in the sound” di  “Get on your boots”.  

 

In “White As Snow” Bono prende il centro della scena, i musicisti tornano sullo sfondo. Ne esce una canzone semplice usata per raccontare i contrasti di un’infanzia  vissuta nella natura e di una vita adulta vissuta nella paura del mondo circostante. 

 

"Breathe"  è forse il pezzo migliore dell’album , con un cantato molto rapido su un buon riff. E’ l’ennesimo brano del cd a basarsi sull’uso dei cori. Molto bello anche l’insert al piano e una sezione ritmica accattivante. La missione di una rock band sulla scena da tre decadi viene ben sintetizzata nel verso: “We are people borne of sound…The songs are in our eyes”.

 

"Cedars Of Lebanon" traccia suggestiva, dedicata al massacro in Libano chiude l’intero album con uno dei versi più belli mai scritti da Paul “Bono” Hewitt: “Scegli i tuoi nemici accuratamente, perché loro definiranno la tua esistenza. Rendili interessanti, perché in qualche modo si cureranno di te. Non sono lì all’inizio, bensì alla fine della tua storia. Rimarranno con te più a lungo dei tuoi amici”.

 

Questo è un disco che nasce dalla profonda voglia di rinnovarsi, viste anche le insistenti voci di crisi della band poco prima della pubblicazione, ma che forse non riesce a convincere del tutto.
Musicalmente la sensazione è quella della paura del salto nel vuoto, del rischio calcolato, del prodotto che assicuri comunque una buona riuscita nel live, che come tutti ormai sanno, è la vera anima del commercio nel panorama musicale contemporaneo.

 

Sito Ufficiale
Myspace

 

Donatella Di Filippo
Giovanni Cerro



25-03-2009

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