Two Lovers (J.Gray)

La versione indie del Nuovocinemaparaculo all'americana

Two Lovers (J.Gray)

 

 

Two Lovers

Usa 2008

Un film di Steven Soderbergh

Con Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow

Sceneggiatura James Gray, Ric Menello

Fotografia Joaquin Bac-Asay

Montaggio: John Axelrad

 

Eccoci arrivati ad un’altra clamorosa trovata del nuovo cinema paraculo targato USA. La storia d’amore banale volutamente banale, lo scopiazzamento travestito da minimalismo, il dialogo scontato per scelta, il regista modesto per vocazione. Two lovers è tutto questo e anche di meno. Puzza di film indipendente già dalla prima sequenza e gli concedi almeno mezz’ora per capire dove vuole andare a parare, dopo, capito l’inganno, sono solo sbadigli. La storia è questa: un uomo disadattato che vive ancora coi genitori (da noi sarebbe semplicemente normale) in crisi depressiva per aver perso il suo amore, inizia una relazione con una donna carina, semplice e buona ma è al tempo stesso perdutamente invaghito di una bella e stronza con tanti problemi and all is fucked up.

Detta così sembra la versione filmica di “Servi della gleba”di Elio, ma non siamo per nulla distanti neanche dal Muccino prima maniera che tanti odiavano da queste parti salvo accettarlo nel momento in cui mette nei film Will Smith al posto di Favino e della Morante urlante. Insomma, a parte la convincente interpretazione di Joaquin Phoenix, che dopo questa tavanata epocale ha deciso di chiudere col cinema per dedicarsi a fare il cantante (non ci trovate una connessione?), e una tetta di Gwyneth Paltrow (comincerà a mostrare ancora qualcosa in più visto che ormai è fuori dal giro?) il film è di una modestia imbarazzante. Si diceva, col mio circoletto di amici all’uscita dal cinema (in rigorosa versione originale) che bisognava lasciarsi andare, che la sceneggiatura in questo caso non è importante, che bisogna empatizzare…

Chissà perché mi trovo facilmente più in empatia col rissoso Braveheart schiacciateste o col Gladiatore coatto quando torna più vendicativo che mai che con quello che prende le buche. Sarà che al cinema vorrei vedere qualcosa di diverso? Minimalismo vabbè ma allora viva Sautet e il suo “Cuore in inverno”.

E’ incredibile come il film divida in due il pubblico in bilico tra rabbia e commozione, lanci di sedie e ovazioni pubbliche. In questo gli americani del Nuovo cinema Paraculo hanno gioco facile. Grazie a qualche inquadratura newyorkese, un cast un po’ cool e un regista considerato indie, possono continuare ad evitare di spremersi le meningi per buone sceneggiature. Al regista auguro un breve e definitivo incontro con la medusa di Muccino.


Tommaso Capolicchio


15-04-2009

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