Twilight (Catherine Hardwicke)

Arriva nelle sale la versione gotica di Harry Potter.Se questo è l’horror del terzo millennio, ridateci Bela Lugosi...

Twilight (Catherine Hardwicke)

 

Twilight

U.S.A. 2008
Un film di: Catherine Hardwicke.
Con: Kristen Stewart, Robert Pattinson, Billy Burke, Ashley Greene, Nikki Reed, Peter Facinelli, Cam Gigandet, Jackson Rathbone.
Sceneggiatura: Melissa Rosenberg.
Tratta dall’omonimo romanzo di:  Stephanie Meyer.
Fotografia: Elliot Davis.
Montaggio: Nancy Richardson.

 

 

Dai tempi del film-cult di Robert Rodriguez “Dal tramonto all’alba”, la tendenza a miscelare i generi cinematografici si è diffusa a dismisura nella produzione americana, in alcuni casi raggiungendo esiti a dir poco grotteschi. Ne è un esempio sconsolante “Twilight”, impacciato tentativo di incrocio tra teen-movie e horror, che finisce per deludere i fans di entrambi i generi.

L’adolescente Bella Swan (l’attrice Kristen Stewart) si trasferisce dall’Arizona a Forks, nello stato di Washington, dove vive suo padre Charlie, lo sceriffo del paese. L’impatto con il clima uggioso e le invadenti attenzioni dei suoi nuovi compagni complicano il suo inserimento a scuola, almeno finché Bella non fa la conoscenza di Edward Cullen (l’attore Robert Pattinson, già visto nella saga cinematografica di Harry Potter). Fra i due l’attrazione è immediata, c’è solo un piccolo problema: Edward è un vampiro, fa parte di una famiglia di non-morti che si autodefiniscono “vegetariani” – nel senso che non bevono sangue umano, ma si nutrono soltanto di quello animale – e che da secoli si spostano nelle varie province americane per non dare troppo nell’occhio. A complicare ulteriormente le cose c’è un trio di perfidi vampiri di passaggio a Forks, che al contrario dei Cullen non fa nulla per nascondere la propria presenza nel mondo, e che sembra aver messo gli occhi addosso proprio a Bella…

I produttori di “Twilight” devono aver pensato che bastasse un battage pubblicitario milionario e il richiamo planetario del bestseller omonimo di Stephanie Meyer per confezionare un film memorabile. Purtroppo invece la sceneggiatura si rivela carente proprio in quei gangli drammatici su cui si dovrebbe reggere un film di genere. Tanto per cominciare non si vede mai scorrere una goccia di sangue e, ricordiamolo, si tratta di un film di vampiri. Inoltre non si teme mai veramente per la sorte dei protagonisti: lo spettatore sa benissimo che Bella non morirà, perché sebbene si tratti di un film horror siamo anche all’interno di una romantica commedia adolescenziale, dove l’amore alla fine deve trionfare. Infine non viene concesso il giusto spazio al cattivo di turno, il “segugio” James (interpretato forse con troppa convinzione dall’attore Cam Gigandet), che muore dilaniato e bruciato dai Cullen senza che il pubblico ne abbia assaporato la amorale perfidia, presente nelle pagine del romanzo.

Anche i dialoghi non aiutano certo l’immedesimazione nella storia. Sentire un non-morto che rivela alla sua innamorata di «non voler vivere come un mostro» può fare tenerezza, ma fa rivoltare le viscere agli amanti della mitologia vampiresca. Ed è sempre Edward a spiegare a Bella che «nutrirsi del sangue di animali è come mangiare Tōfu: ti mantiene in vita, ma non ti lascia mai completamente soddisfatto»… Sono purtroppo lontane le sottigliezze psicologiche e la complessità drammatica dei personaggi creati dalla penna di Ann Rice in “Intervista con il Vampiro”, da cui Neil Jordan ha tratto un film imperfetto ma ammaliante nel 1994. Del resto la sceneggiatrice Melissa Rosenberg si è fatta le ossa per lo più scrivendo episodi per alcune serie televisive di successo e a ben guardare “Twilight” sembra una sorta di antologia del meglio di “Dexter” e “The O.C.”.

Jean-Luc Godard ripeteva sempre che in ogni film, anche brutto, ci sono almeno cinque minuti che vale sempre la pena di vedere per trarne insegnamento. “Twilight” non si sottrae a questa regola: restano particolarmente godibili la scena della partita di baseball sovrumana giocata dalla famiglia Cullen tra tuoni e lampi (che coprono le altrimenti fragorose battute dei giocatori) e soprattutto la scena in cui Edward porta Bella a conoscere i suoi: una sorta di “Indovina chi viene a cena” in versione gotica.
Ma nel complesso il film stenta a decollare, ci mette più di tre quarti d’ora per arrivare alla rivelazione che tutti i lettori del romanzo già conoscono (il diafano Edward è un succhia-sangue!) e anche in seguito si concede cali di tensione che né i convincenti effetti speciali, né l’avvolgente colonna sonora di Carter Burwell riescono in alcun modo ad arginare.
Ed è un peccato perché dietro la macchina da presa sedeva Catherine Hardwicke, l’anticonformista e coraggiosa regista del ruvido “Thirteen” (2003) e di “Lords of Dogtown” (2005). Forse costretta dalle pastoie decisionali di un film per la prima volta dal budget considerevole, la creatività anarchica della Hardwicke si è “dissanguata”, così come i corpi delle vittime dei suoi vampiri.
 

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Paolo Guerrieri


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