Via Giovanni Vitelleschi, 23
Tel: 06 68135297

CUCINA: 30/40
AMBIENTE: 11/20
SERVIZIO: 17/20
PREZZO: 20/20
78/100
Resistente all’assalto etnico, ancorato con saldezza ad una arcaica, ma propria e quindi non folkloristica, romanità in tutto e per tutto: nel menù, nell’arredamento, spoglio per scelta e per questo non realmente malinconico, nel servizio, coordinato con pugno di ferro e guanto di velluto dal giovane patron Antonio, schietto, spiccio nei modi ma non nella sostanza (Alleluia ! Una trattoria che non ti vuole cacciare nel più breve tempo possibile…) ed esperto, è stato toccante osservare uno dei camerieri, apparentemente molto vicino ad un’età a tre cifre, mentre con tignosa testardaggine ce la metteva tutta per far giungere il tuo ordine sano e salvo al tavolo mentre traballava paurosamente “avanzando con lentezza”, la Trattoria dell’Omo è uno dei pochi ristoranti “decurryzzati” rimasti nei pressi della nostra bella stazione Termini.
Se poi si aggiunge che anche il prezzo è rimasto quello di un decennio fa’, anche se in euro e non più in lire, quest’indirizzo è bene sempre avercelo a portata di mano.
I primi romaneschi ci sono tutti o quasi, manca giusto la pajata: carbonara, amatriciana, gricia, gnocchi, non solo di giovedì, al ragù o con il sugo di spuntature, minestra di arzilla e, menzione speciale, per i ravioli, ripieni di ricotta e spinaci e conditi al pomodoro o con burro e salvia, e per le lasagne, che si presentano sbrindellate ma sono assolutamente deliziose.
I secondi, esclusivamente di carne, abbondano: scaloppine al marsala o al vino, pollo ai peperoni, saltimbocca alla romana, abbacchio allo scottadito, petto di vitello alla fornara (una sorpresa) e, soprattutto, trippa al sugo, ossobuco con purè e una formidabile coda alla vaccinara.
Fra i contorni obbligatori i carciofi e le patate, al forno, asciutte e saporite.
Si inizia con del prosciutto tagliato a mano niente male e si finisce con un tiramisù espresso che si concede, unico vezzo del cuoco, una presentazione da ristorante trendy-minimal.
Il vino è meglio prenderlo in bottiglia: quello sfuso, e non è una sorpresa, è a grosso rischio di mal di testa postprandiale.
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Zelda
15-01-2009