CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

Cile, Brasile 2008
Un film di Pablo Larraìn
Con: Alfredo Castro, Amparo Noguera, Paola Lattus, Hector Morales, Elsa Poblete
Sceneggiatura: Pablo Larraìn, Alfredo Castro, MatteoIrbarren
Fotografia: Sergio Armstrong
Montaggio: Andrea Chignoli
Tony Manero è un film spiazzante e respingente dopo solo 5 minuti. Il regista cileno, Pablo Larrain, è molto netto e definisce il suo protagonista nella peggior maniera negativa possibile senza lasciar adito a dubbi. Ci dice che questo film non fa ridere neanche in maniera grottesca (e già che in molti a Torino avevamo affollato la proiezione proprio per l’accostamento geniale tra l’eroe Travoltiano e la dittatura di Pinochet) ci racconta della miseria umana personale e di un paese e in definitiva ci sconsiglia di prendere le parti di qualcuno perché tutti i personaggi, a partire dal protagonista, Raùl, sono mediocri e perdenti. Il plot è semplice quanto accattivante: Nel 1978 a Santiago del Cile, in piena dittatura, un uomo è ossessionato dall’idea di assomigliare a Tony Manero, (non John Travolta che il protagonista troverà terribilmente deludente in Grease tanto da far fuori l’innocente proiezionista) e si iscrive a un concorso televisivo per eleggere il migliore sosia del protagonista di “Night fever”. Nel corso dei giorni che mancano alla sua apparizione televisiva, coronamento del suo training, l’uomo si macchia di crimini violenti e senza significato che rispondono alla sua incessante determinatezza nell’ inseguire un sogno di serie B. Se le premesse sono interessanti, il film non trova nel suo scorrere degli snodi chiave interessanti mantenendosi statico e non alzando mai il tiro rispetto al set up. Non c’è un vero arco narrativo (e vabbè non dobbiamo fare sempre come gli americani), ma non c’è neanche l’empatia per il protagonista o immagini e inquadrature mozzafiato e quindi non possiamo che lasciarci conquistare da alcune trovate efficaci: Raul, alias Tony Manero, che cerca di ricreare la pista da ballo come quella del film nel tugurio dove prova con il suo gruppo di ballerini sfigati, utilizzando alcuni scarti di vetro industriale. E’ un film che deve sedimentare dentro lo spettatore e che non porta ad un facile giudizio. La tesi del regista è molto affascinante: Lo scopo del regime era lasciare che la sua popolazione meno istruita e politicizzata, per non preoccuparsi dei mali di casa sua, si nutrisse di icone straniere da scimmiottare senza alcuna capacità critica. Argomentazioni che ancora oggi sono piuttosto valide e attuali vedendo il successo di vari reality (Quello dei sosia esiste sul serio e dovrebbe andare regolarmente in onda su Mediaset). Il problema è che il protagonista alla fine dei giochi sembra uno psicopatico e la sua follia sconsiderata qualcosa di fortemente personale non mutuato dalla cattiva televisione, dai proclami della dittatura o semplicemente dall’indifferenza alla politica. E questo rende tutto un po’ più debole. Resta tuttavia l’impressione di un film che pur imperfetto viaggia nella testa e rimane nella pelle per molto tempo grazie anche all’uso di attori straordinari e facce da cinema come non se ne vedevano da tempo. E di autori che solletichino il subconscio non ce ne sono poi moltissimi in giro.
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Tommaso Capolicchio
01-12-2008
CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?