MATERIE PRIME: The Lamb Lies Down On Broadway

Il nostro viaggio nei 64 dischi che hanno fatto la storia: recensione del doppio album dei Genesis datato 1974,gemma del progressive.

The Lamb Lies Down on Broadwy

Genesis

 

Charisma, 1974

 

Musicisti: Tony Banks, Phil Collins, Peter Gabriel, Stephen Hackett, Michael Rutherford, Brian Eno

 

Il Concept Album dei Genesis è datato 1974, antecedente sei anni al più noto The Wall dei Pink Floyd e posteriore di cinque a Tommy degli Who. Manca il film, ma solo perché i contatti con Jodoroswky (regista di “El Topo”, cui Gabriel ha più volte dichiarato di essersi ispirato) per la versione cinematografica del disco non andarono a buon fine.

 

Lo spunto dell’Agnello che si materializza sulle strade di Broadway sdraiandosi  nasce dalla mente di Gabriel durante la tournée americana di promozione di Selling England By The Pound, disco del 1973, lontano solo un anno dalla pubblicazione del doppio LP di cui si parla, ma anni luce per quanto riguarda forme musicali e modalità espositive. Un viaggio in una psichedelia  diversa dal linguaggio del progressive rock di matrice neoclassica degli album precedenti; una teatralità chimica e simbolistica, giustapposta a quella rappresentativa e narrativa della produzione precedente, ma perseguita con un’attenzione decisamente alta; un disco “moderno”, in cui Brian Eno ha messo le mani (e i sintetizzatori) a più riprese, contribuendo alla stesura di un lavoro che può essere considerato l’ultimo di certi Genesis, e il primo di Peter Gabriel. La lavorazione del disco è costellata di aneddotica, frutto un po’ di un’interpretazione “a posteriori” dei dati di fatto (Gabriel abbandona i Genesis dopo la tournée, sono comprovati gli attriti all’interno del gruppo, a causa della divisione molto rigida dei lavori, e della pretesa “paternità assoluta”  del lavoro da parte del cantante di Cobham), un po’ a causa della scelta fortemente allegorica dei soggetti dell’album: l’Agnello, il Protagonista che si chiama Rael (Real? Lear?), la castrazione, il corvo, le Lamia – tanto per citarne solo alcune.

Il fatto certo è che all’ascolto di “The Lamb” (l’abbreviazione è universalmente accettata), si ha sempre l’impressione di stare di fronte ad un lavoro concettualmente e musicalmente molto denso.

La trama che unisce le quattro facciate dell’ellepì è intricata e suggestiva.

 

Rael è un teppista Newyorkese che una mattina vede un agnello, semplice ma incongruente, sdraiato quasi a sbarrargli il cammino sul marciapiede di Broadway, tra i vapori che escono dalle grate degli impianti di riscaldamento. Mentre Rael fissa l’animale, una sorta di nebbia, della consistenza della lana, scende dal cielo e avanza verso di lui. Rimane lì, basito, finché la nebbia lo colpisce e gli fa perdere i sensi. Si riprende in un bozzolo dalla valenza amniotica, all’interno del quale si addormenta tranquillamente. Si sveglia sofferente in una vasta caverna dove una gabbia lo stringe fin quasi a soffocarlo. Egli scorge fuori dalla prigione suo fratello John che però, nonostante le sue invocazioni di aiuto, lo abbandona, e quando ormai è convinto di morire la gabbia sparisce e Rael è libero. Dalla caverna arriva in una fabbrica dal sapore chapliniano-fordista dove vengono assemblati esseri umani, e qui scorge ancora una volta John. Lo cerca lungo un corridoio in cui molte persone si muovono lentamente verso una porta di legno. Arrivato alla porta la apre e dietro vi trova una tavola apparecchiata pantagruelicamente e una scala a chiocciola che sparisce in alto. Sceglie di salire. 

In cima alla scala si trova un’enorme caverna circolare dove apprende da una folla che solo una delle 32 porte che ha davanti conduce alla libertà: le altre conducono all’inizio del cammino. Tra di loro c’è Lilith, una vecchia cieca che promette di portarlo in salvo grazie alla lieve brezza che soffia dalla porta giusta che solo lei è in grado di cogliere grazie ai suoi sensi acuiti dalla cecità. Rael decide di fidarsi e si fa condurre in una stanza dove Lilith lo abbandona promettendogli che qualcuno verrà a prenderlo, però teme di essere caduto in trappola quando due sfere luminose entrano fluttuando a mezz’aria e sembrano volerlo aggredire. Terrorizzato, egli raccoglie delle pietre e manda i globi in frantumi, ma non appena questi si spezzano la volta crolla e per il protagonista sembra la fine. Non è così: grazie ad un passaggio tra le rocce si salva ancora una volta, giungendo in una meravigliosa sala con un’ampia piscina di acqua calda dove pensa di aver trovato un po’ di riposo; invece tre figure avanzano nuotando verso di lui. Sono le Lamia, esseri mitologici metà serpente e metà splendida donna, con le quali ha un’esperienza sessuale sconvolgente. Non appena mordono la sua carne però, le Lamia muoiono e un Rael sconvolto le mangia. Abulico, giunge alla colonia degli Slippermen, esseri amorfi che lo accolgono come uno di loro. Gli raccontano di essere tutti passati attraverso la stessa esperienza con le stesse Lamia, che si rigenerano ogni volta, e sono condannati per questo a passare la vita in una sfrenata e continua attività sessuale. Tra di loro c’è anche John trasformato. Rael è condannato allo stesso destino degli amorfi, ma dopo qualche tempo uno Slipperman gli rivela che se si ha il coraggio esiste una soluzione: la castrazione. A praticarla è un medico pazzo che i fratelli dopo essersi consultati decidono di affrontare. 

Il dottor Dyper, dopo averli operati consegna loro un ciondolo contenente la loro virilità, da usare in caso di necessità tramite un suo nuovo intervento, avvertendolo però con un certo anticipo. Ma un enorme corvo scende dall’alto e ruba i prezioso contenitore dalle mani di Rael. 

Rael chiede aiuto a John, ma quest’ultimo non volendo rischiare il proprio carico, lo abbandona nuovamente al suo destino. Rael si lancia all’inseguimento del corvo in volo, e lo vede far cadere il ciondolo nelle rapide di un fiume sotterraneo. Rael si cala da una ripida parete per arrivare al fiume, dove potrà riappropriarsi di ciò che è suo; a un certo punto, però, sente delle grida di aiuto e vede il fratello dibattersi tra i flutti del fiume. Contemporaneamente scorge nella parete di roccia un’apertura che porta all’esterno, che si sta inesorabilmente chiudendo. Deve dunque decidere se fuggire salvando se stesso o salvare John.Decide di tuffarsi per salvare il fratello. 

La lotta con la corrente è estenuante, ma quando finalmente i due raggiungono la riva Rael si accorge di qualcosa di incredibile: John ha il suo stesso volto! E mentre lo fissa stupito, come guardandosi allo specchio, una nebbia violacea che viene chiamata It, come il genere neutro, li avvolge entrambi e li dissolve.

 

Musicalmente è – come detto – un disco molto curato: certi inserti strumentali (creati in funzione scenica, per permettere nel live il cambio abiti a Peter Gabriel) sono veri e propri movimenti di musica contemporanea, che strizzano l’occhio a Nono o a Stockhausen (la prima parte de “The Colony of the Slippermen”, oppure “The Waiting Room”), mentre talaltri brani sono entrati nell’Olimpo della musica rock (“In The Cage”, la stessa “The Lamb Lies Down On Broadway”oppure la celeberrima ballad “The Carpet Crawlers”, reincisa nel 1999 da Gabriel e Collins). Ad agglutinare il tutto, alcune melodie particolarmente indovinate (“The Lamia”, “Cukoo Cocoon”).

Il disco è una vera e propria Pietra Miliare, anche se non a tutti gli effetti rappresentativo della poetica genesista del periodo antecedente, né di quello che verrà. E' unico nel suo genere, un'irripetibile gemma del prog mondiale.

 


Anadi Mishra


29-01-2008

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