CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

The Burning plain
Usa 2008
Un film di Guillermo Arriaga
Con: Charlize Theron, Kim Basinger, Jennifer Lawrence, José María Yazpik
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Fotografia: Robert Elswit
Montaggio: Craig Wood
Guillermo Arriaga è uno dei più geniali sceneggiatori degli ultimi anni. Le sue fortune sono andate di pari passo col suo amico regista Inarritu fino all’inevitabile rottura artistica che per il mondo del cinema contemporaneo può avere lo stesso dirompente effetto di quella dei Beatles nella musica. Capolavori come “Amoresperros” e “21 grammi” non sarebbero mai scaturiti senza quel medesimo furore creativo nel quale si amalgamavano con elegante semplicità le geniali intuizioni di Arriaga e il tocco magico di Inarritu. Ho avuto la fortuna di conoscere Arriaga durante un workshop a Torino. “Babel” doveva uscire ma era l’atteso canto del cigno della coppia. A parte il meraviglioso scambio umano e la capacità di farti sentire pienamente orgoglioso nel tuo ruolo di autore, rivendicando la propria autonomia creativa e il “Como te viendas te van a comprar” (“Come ti vendi , ti comprano” geniale frase che racconta i rapporti tra sceneggiatori, produttori e mercato) non ho trovato nelle sue lezioni, pur ispiratrici, nessun aiuto a livello tecnico. Segno che quella sua personalissima arte di sconvolgere gli spazi temporali e cronologici (di cui anche il buon Cristopher Nolan di Menento era maestro) assieme agli sconvolgimenti dell’animo umano non aveva una vera capacità di ridefinirsi e autoalimentarsi e sarebbe presto diventata maniera. “The burning plain” è tutto questo. Un film di maniera, né bello e né brutto a cui manca la regia di Inarritu. E’ significativo che proprio chi rivendicava insistentemente il ruolo dell’autore abbia ceduto alla tentazione italianissima di fare il regista per mostrare quanto è bravo e abbia invece pagato lo sconfinamento di ruoli che nel resto del mondo, per fortuna, non avviene sempre con leggerezza. Non basta un ottima prova di Charlize Teron per dare qualcosa in più allo spettatore che viene solleticato dalla trama sapientemente alternata tra passato e presente, ma che, alla resa dei conti, non riesce a empatizzare con i protagonisti. Insomma, asciugando il film della sua struttura atemporale si assiste al solito melò. A Venezia il film è passato in sordina, è già che di opere prime di questo calibro non ce n’erano poi tante.
Cosa succederà ora? Bisognerà vedere la prossima opera di Innaritu single, sperare che sia altrettanto inutile e spingere i due a tornare insieme magari intonando la marcetta di Elio “Litfiba tornate insieme vi ricordate di quell’epoca che fu…”
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Tommaso Capolicchio
08-11-2008
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