Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5

"The blue god"
(Independiente/distr.Self)
voto 7,5
2008
Di Martina Topley Bird sapevo quasi nulla.
Una sera mi accoglie il suo sorriso e la sua voce suadente filtrata da un videoclip un po’ scemo mentre mi accingevo ad una pasta ripassata in padella. Sarà stato il momento, l’accostare la voce di Martina ad un gesto frugalmente intimo come lo spaghetto croccante ma sono rimasto subito conquistato.
Negli ultimi tempi va di moda cercare voci soul tra i bianchi (I tormentoni Duffy e la nostrana Giusy Ferrero in primis) invece Martina è nera ma ha una voce bianca prestata all’electro-soul.
Insomma un bel casino a pensarci bene. Di lei si sa che è stata moglie, musa e quant’altro dell’inossidabile Tricky e che dal primo album solista sono passati ormai cinque anni.
Il nuovo “The blue god” è veramente un gioellino.
Non ha molto del trip-hop di Trickiana memoria ma è un piccolo viaggio che si svolge in universi soul-sixties che la bella Martina affronta con la stessa originalità della collega Goldfrapp (soprattutto in “Phoenix”, traccia 1) e anche le voci si assomigliano molto.
Quella della nostra venere nera è una voce suadente a volte ovattata lasciata ondulare come piuma che cade su giri di chitarra mai invadenti, su basi elettroniche lisce come seta.
Niente e nessuno toglie spazio alla voce di Martina, né osa sovrastarla.
Un album dalo mood più malinconico che noir, la stessa malinconia con cui accompagnare l’arrivo dell’autunno.
I toni pallidi vengono mitigati dalla sexy ballata “Carnies” che rimanda ancora a un pizzico di estate, quella strappata con la forza ondeggiando con la testa dietro ai coretti di Martina che ricordano le Go-Go’s se si levassero gli shorts e indossassero un bel vestito lungo da sera.
Le tracce si susseguono con la delizia sixties tagliata purissima “Baby blue” e “Shangri la” forse il pezzo più electro-pop nel suo incedere di base elettronica dietro alla quale la nostra Martina non insegue ma tiene la giusta distanza, come tenesse al guinzaglio un sintetizzatore preoccupandosi solo che non tiri troppo.
“Valentine” ha le atmosfere romantiche e disperate di “The crying game” gioiellino da fumoso locale britannico ricantato magistralmente da Boy Gorge per l’omonimo film.
Insomma il connubio tra voce soffusa, basi elettroniche leggere ed atmosfere retrò sembra la ricetta vincente per un album di grande spessore e personalità.
Dell’eredità trip hop Martina tiene voce e bassi elettronici, ma cambia tre carte e spera nel full.
Insomma come ascoltare i Portishead senza questioni di vita o di morte, o Duffy scrostata di paraculagine.
Consigliato per:
Cenette intime a base di alimenti caldi e invernali che si tramutano in rapporti sessuali sul pavimento dopo traccia 5
Ascolto in auto durante giornate uggiosissime con la traccia 2 in continuo repeat
Creazioni artistiche di qualsiasi tipo. Preferibilmente body painting o rutto libero.
Rimorchio immediato di un lui o una lei che ama le voci femminili e questa non l’ho mai sentita come hai detto che si chiama?
Tommaso Capolicchio
04-10-2008
Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5
Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5