Palazzo Incontro
Via dei Prefetti, 22
dalle 10 alle 19
costo: 6€
Lunedi chiuso

E’ un atto d’amore, e quasi una forma di resistenza umana e artistica, l’impegno dell’altosassofonista Marshall Allen nel portare in giro per concerti la Sun Ra Arkestra, a 15 anni dalla morte del fondatore. La rumorosa congrega di espertissimi strumentisti e improvvisatori passa in Italia in questi giorni. Sabato 22 novembre è a Roma, per il Jazz Festival all’Auditorium.
Per noi di Crak è una buona occasione per parlare - senza pretese di esaustività - dello sconcertante Sun Ra, tra i musicisti più originali e creativi della musica afroamericana.
Nato Herman Poole Blount nel 1914 in Alabama, tra gli stati d’America dove il razzismo e l’idea della supremazia bianca erano (e restano, a dirla tutta) più radicati, con la reinvenzione della sua identità e della sua immagine pubblica nei panni di una sorta di messaggero angelico alieno Ra precorse il movimento per i diritti civili, e culturalmente vi s’inserì a pieno titolo, seppure da una posizione apparentemente defilata, paradossale, quasi inclassificabile. Avido lettore di testi di argomento spirituale e occulto ed entusiasta spettatore, da teenager, delle performance orchestrali di grandi jazzisti come Fletcher Henderson e Duke Ellington, coltiverà la passione per la composizione per larghi organici fino a diventarne, una volta fatta della musica la sua professione, uno specialista.
Che dire, tuttavia, di un ipersensibile e erudito musicista di colore che, a seguito di un pesante esaurimento nervoso in cui precipita ne '43 nel carcere di Jasper, Alabama, dove sconta la sua pena come obiettore totale di coscienza in piena Seconda Guerra Mondiale, rinnega ogni traccia della sua personalità terrena - e della sua storia antecedente all'arresto, ricostruita a fatica dai biografi molti anni dopo - per dichiarare di essere "di razza angelica", non terrestre ma di Saturno, e veicolare messaggi di pace e consapevolezza, molto prima che questi diventassero argomenti cardine della generazione hippy? Cosa farne, come gestirlo? E' uno psicopatico, un provocatore, un umorista? Fa sul serio?
Alimentava la forza e la coesione dell'Arkestra attraverso uno stile di vita comunitario che andava ben oltre il semplice fatto di suonare insieme, si trovassero a Chicago, New York, Philadelphia. Rispondeva alle domande della stampa, del pubblico e dei musicisti con affermazioni incongrue, quando non assurde e in odore di filosofia zen, spesso esilaranti ma immancabilmente colte, infarcite di cabala, egittologia, dada, afrofutirismo, e capaci di dar da pensare.
Ra consolidò così il suo status di personaggio controverso, dividendo il mondo del jazz in sostenitori convinti e detrattori inferociti. Sufficientemente controversa, però, avventurosa e davvero in anticipo sui tempi è sempre stata prima di tutto la sua musica. Tra i colleghi, trovò due difensori illustri in Dizzy Gillespie, che negli anni '60 lo incoraggiò dicendo "Continua, hanno provato a fare la stessa merda con me", e in Thelonious Monk, che interpellato sulla musica di Ra da un giornalista che gli chiedeva se non fosse far out (estrema), rispose "Sì, ma ha swing!". Dal laconico Thelonious, Ra non poteva sperare in un complimento migliore.
Eccellente compositore, arrangiatore, pianista, pioniere dell’autoproduzione (stampandosi una impressionante quantità di dischi sull’etichetta personale Saturn anticipò di almeno un decennio iniziative analoghe di molti colleghi) e del sintetizzatore - tra i primi non solo in ambito jazz, ma in assoluto - Ra elaborò una nuova mitologia afroamericana in salsa esoterica e fantascientifica, che a ben vedere era molto di più di un delirio psichedelico black.
Era denuncia, metafora potente della non-esistenza sul piano sociale della sua gente, per questo mitica, nel senso letterale e doloroso di “irreale”. Il forsennato film Space is the place, del ’74, é illuminante in questo senso.
L'ottantaquattrenne Marshall Allen, al fianco di Sun Ra dalla fine degli anni ’50 lungo tutto l’iter artistico dell’Arkestra, ne raccoglie rispettosamente l’eredità e dirige tredici musicisti in un concerto che va ben oltre la musica cosmica e l’urlo free: in realtà Ra, pur inglobando l’improvvisazione collettiva nelle sue composizioni, propendeva per il controllo minuzioso dei dettagli, esigeva dagli strumentisti un’autodisciplina ferrea (famosa la sua serie di composizioni denominate Discipline) ed era contrario al concetto stesso di free music. “Non esiste musica libera” diceva, “perché non esiste libertà su questo pianeta”. Così, nel rispetto della complessa visione musicale di questo pazzo lucido, un angelo nero col nome del sole, l'Arkestra continua a proporre un mix di deliziosi scampoli di swing sontuosamente orchestrati, bebop, funk, rabbia, tenerezza, gusto dell’assurdo.
Adriano Lanzi
21-11-2008
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