We're all Frankie: un omaggio ai Suicide

Per i 70 anni di Alan Vega si moltiplicano gli omaggi alla geniale band new-yorkese. Un approfondimento sui Suicide e i loro adepti.

copertina del progetto con Springsteen, di Edward Mapplethopre
copertina del progetto con Springsteen, di Edward Mapplethopre



Nel 1971 Tom Waits e Bruce Springsteen ancora dovevano incidere il loro album d’esordio e anche Lou Reed non stava molto bene, visto che aveva da poco interrotto il progetto musicale con i Velvet Underground e doveva ancora esordire come solista, mentre il Punk non esisteva nemmeno come parola di uso corrente (come attitudine si, ma questa è tutta un’altra musica). 

  I Ramones, i Sex Pistols e i Clash portavano i pantaloncini corti e ancora non provocavano (e tantomeno cercavano) ‘white riot’, seppur a questo ci pensavano già gli Who, che proprio quell’anno pubblicavano uno dei loro massimi capolavori (Who’s next), prima di dedicarsi alla raffigurazione musicale (e successivamente cinematografica) delle ‘risse bianche’ tra i mods e i rockers di Quadrophenia: fu proprio in quell’anno che a Brooklyn avvenne un incontro tra un artista visuale, Alan Vega (sul suo sito si possono mirare le sue sculture di luci e forme), e un tastierista di free jazz, Martin Rev (qui il sito sui suoi lavori insieme al cineasta tedesco Stefan Roloff): i due decisero di unirsi nel progetto musicale denominato Suicide (Alan Vega voce e giochi di luce, Martin Rev sintetizzatore e batteria elettronica) per creare delle performance artistico/musicali, anticipando di un bel po’ di anni la successiva scena punk inglese e americana, nonché la new wave e tutta la musica contemporanea fino alla tutt’ora in voga musica elettronica (seppur la musica dei Suicide era di tutt’altro livello e tenore, se non addirittura di natura, rispetto all’elettronica dance con i suoi molteplici sottogeneri, dall’industrial al drum and bass, dalla techno all’house, che si è andata affermando a livello popolare e populistico dal finire degli anni 80 ai giorni nostri).
Il nome del gruppo venne scelto a causa della passione per i fumetti dark della Marvel,  Ghost Rider (a cui dedicarono l’omonima canzone presente nel loro album d’esordio), omaggiando l’episodio intitolato Satan Suicide.
Fu cosi che i Suicide iniziarono a girovagare per New York con le loro allucinate performance live, irrompendo nelle gallerie d’arte di Brooklyn, di Manatthan, di Soho e del Village, fino a calcare i palchi dei mitici club Max Kansas City e CBGB’s. Nel 1974 aprirono una galleria a Manatthan, “Project of living artists”, una specie di gallery wahroliana in miniatura, dove chiunque poteva realizzare happening artistici e musicali.

L’influenza dei Velvet Underground risulta evidente nella musica dei Suicide, come dimostrato dall’apocalittica Mr. Ray, presente nel secondo album del 1980 Suicide II, omaggio tribalistico ai Velvet di Sister Ray. Inoltre la loro attitudine Punk (sono altresì presenti nel documentario Punk Attitude diretto dall’ex voce dei Big Audio Dynamite e già collaboratore dei Clash, Don Letts) si palesò in maniera inequivocabile nel 1978 quando, in tour con Elvis Costello e i Clash, scatenarono furibonde risse con il pubblico. I Suicide fin dalle prime apparizioni furono immediatamente etichettati come avanguardia musicale, sperimentazione elettronica ecc. ecc., quando intervenne lo stesso Vega a chiudere tale discorso nell’occasione dell’uscita del loro secondo album del 1980 (ovvero la riedizione del primo LP del 1977, Suicide, quest’ultimo conosciuto anche come RedStar per via dell’etichetta produttrice e per le macchie di sangue che grondavano dal loro nome in bella vista sulla copertina -qui la copertina e tracce delle canzoni dell’album):

…Non ho mai ascoltato nulla dell’avanguardia. Per me era solo New York City Blues”.

Ecco, il Blues della città di New York, una città contemporanea dove l’angoscia dettata dall’urbanizzazione selvaggia e alienante era già presente in quegli anni (un’angoscia oggi diffusa a tutto il mondo occidentale), un’angoscia che opprime e caratterizza soprattutto quegli esseri umani che non vogliono arrendersi a vivere in un mondo freddo, meccanico e disumanizzato.
E il Blues che vira al Rock’N’Roll è la base della loro musica, al di là della voce e delle urla lancinanti e cacofoniche con le quali Vega narra vicissitudini di vite disperate e oscure, e il ritmo ossessivo e sincopato del sintetizzatore di Rev, con in sottofondo rumori del traffico e dissonanze prodotte dalla ‘civiltà urbana’, che sembrano riprodurre perfettamente l’agghiacciante frastuono metallico e robotico della civiltà post-industriale.

Nel corso degli anni ’90 videro la luce due album tributo ai Suicide: il primo è un doppio LP del 1994, Your Invitation to Suicide al quale parteciparono gruppi quali Mudhoney, Thin White Rope, Honeymoon Killers, Sick Rose, Black Flag oltre a Jello Biafra dei Dead Kennedys e Thurston Moore dei Sonic Youth, mentre il secondo è un LP di cover di tutte e 7 le canzoni che compongono il loro primo album: uscì nel 1996 con il titolo esplicativo We’re all Frankie e vi parteciparono Bloodstar, Foil, Dive, Neon Judgment, Darkstar, Kirlian Camera e Psyche.
Venendo ai giorni nostri, il 23 giugno, il giorno del 70° compleanno di Vega, è nato un progetto che si è concretizzato con la prima uscita di un EP in ottobre: un Ep con incisa la versione live del 1978 della splendida Dream Baby Dream, seguita dalla cover di Bruce Springsteen, con la quale il Boss chiuse tutti i concerti del Devil&Dust Tour del 2005, e dalla  cover di Mr. Ray dei Beat The Devil.

D’ altronde questo  non è il primo omaggio che il Boss ha dedicato ai Suicide, poiché tracce della loro influenza si trovavano già ai tempi di Nebraska in canzoni come State Trooper e Johnny 99. E’ lo stesso Springsteen a confermare la passione che ha sempre avuto per questo duo delle meraviglie in un’intervista rilasciata a “Mojo” nell’ottobre del 2005: “Amo da molto tempo i Suicide. Li incontrai negli anni ’70 a New York, eravamo a registrare negli studio nello stesso momento. Loro trasmettono una purezza emotiva”.

E Alan Vega dopo la prima performance di Dream Baby Dream live del boss l’11 maggio del 2005 al Rosemont Theatre di Chicago ha affermato alla rivista “Backstreet Magazine”: “Ora posso anche morire. Non è soltanto che lui (Springsteen) ha cantato Dream Baby Dream, ma che è una grandiosa versione, la versione che chiude lo spettacolo………quando sarò sul punto di morire, questa versione sarà l’ultima cosa che voglio ascoltare. La farò suonare al mio funerale!”
Il progetto, in via di pubblicazione dalla casa discografica indipendente “Blast First (petite)”, prevede numerosi EP con gruppi che si alterneranno nelle cover delle loro canzoni, gruppi quali Spiritualized, Primal Scream, Peaches, Grinderman (la band fondata di Nick Cave), The Horrors, Sunn 0)), Pansonic, Julian Cope, Lydia Lunch, Liars, Klaxons e Vincent Gallo, un progetto che terminerà nel marzo dell’anno prossimo.
Emblema per eccellenza della loro poetica e loro storico cavallo di battaglia è Frankie Teardrop dove il protagonista, un ventenne che lavora dalle 7 alle 17 in fabbrica, alla fine uccide moglie e figlio prima di suicidarsi a causa dell’impossibilità di adattarsi alla vita della giungla selvaggia della cosiddetta società contemporanea, molto più terrificante della giungla vietnamita: la ritmica iterativamente ossessiva, specchio dei ritmi alienanti del lavoro quotidiano, unita alla voce stridula e angosciante di Alan Vega che, strascicando urla e grida improvvise, narra la vita del giovane operaio Frankie ricalca, attraverso la musica, lo svolgimento nevrotico della quotidianità nella società dei consumi che tende a sopprimere sempre di più le individualità a scapito di una non meglio identificata sovrastruttura sociale: l’operaio Frankie sta alla musica come il tassista Travis Bickle di Taxi Driver al cinema, e se il senso del film di Scorsese e Schrader è che siamo tutti potenzialmente dei Travis Bickle, il senso profondo della canzone dei Suicide è nei versi finali, quando Vega recita, “We’re all Frankie!” .


Alessandro Morera

Progetto dell’omaggio ai 70 anni di Alan Vega


Sito Web: http://www.limbos.org/suicide/
 
MySpace: http://www.myspace.com/revega




13-01-2009

"Paz e Pert": le tavole in esposizione

"Paz e Pert": le tavole in esposizione

Palazzo Incontro
Via dei Prefetti, 22
dalle 10 alle 19
costo: 6€
Lunedi chiuso

Il Crepuscolo delle Idee

Il Crepuscolo delle Idee

Berlusconi rimane in sella (ma è rimasto senza staffe)

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Record shop a Roma

Record shop a Roma

Crak indica una serie di negozi di dischi a Roma tra i più validi per catalogo

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Crak vi indica quelle emittenti che meritano di essere ascoltate

Crak! è tornato, evviva Crak!

Crak! è tornato, evviva Crak!

Sarà il freddo, sarà il campionato di calcio brutto, ma da queste parti...