Stella /
La felicità porta fortuna

Due film con protagoniste femminili a confronto. Il film francese di Sylvie Verheyde e la nuova commedia di Mike Leigh.

Stella / 
La felicità porta fortuna

 

 

 

 

 

 

 

 

Stella

(Stella)

Francia 2008

Un film di  Sylvie Verheyde

Con: Lèora Barbara, Melissa Rodriguès, Karole Rocher, Benjamin Biolay

Sceneggiatura: Sylvie Verheyde

Fotografia: Nicolas Gaurin

Montaggio: Christel Dewynter

 

La felicità porta fortuna

(Happy go lucky)

 GB 2008

Un film di  Mike Leigh

Con: Sally Hawkins, Elliot Cowan, Alexis Zegerman

Sceneggiatura: Mike Leigh

Fotografia: Dick Pope

Montaggio: Jim Clark

 

Per fare un confronto tra i due film sembra necessario farlo subito tra i due personaggi femminili protagonisti. L’empatia o l’antipatia che proverà il pubblico per Poppy o Stella applicherà al film un giudizio complessivo positivo o negativo senza tanti fronzoli, nella misura in cui entrambi i film delegano alla centralità del protagonista la loro forza espressiva.

Stella è una ragazzina di circa 12 anni figlia di una coppia di baristi di Parigi, che appartiene dunque ad una working class parigina poco vista, almeno da queste parti, dove siamo invece invasi da racconti sulla Parigi sofisticata e di classe.

Poppy (La felicità porta fortuna) è una trentenne londinese erede della tradizione delle bruttine simpatiche che si barcamena nelle difficoltà quotidiane di una donna moderna.

Per il mio modesto parere la ragazzina francese è adorabile, la trentenne inglese da prendere a calci.

Mi rendo conto che è un po’ troppo netta e superficiale come critica cinematografica però se andiamo ad analizzare entrambi i film non potremmo allontanarsi molto da una questione di gusti puramente soggettivi. Il film di Sylvie Verheyde è l’affettuoso ritratto di una ragazzina costretta a crescere troppo in fretta. La sua casa è il bar e di conseguenza fa amicizia con gli avventori ubriaconi, assiste alle partite di calcio nel retrobottega e deve, suo malgrado accettare i corteggiatori di sua madre e le risse di suo padre. Stella vive gli anni della maturazione sessuale e intellettuale confrontandosi con una compagna di scuola appartenente ad un ceto medio alto e ad una coetanea che vive in un paesino fuori Parigi di ceto medio basso. Ovviamente le differenze di classe non lasciano strascichi né risultano impedimenti ai rapporti tra Stella e le amiche in una sorta di mutuo scambio tra letture ed esperienze di vita. Tutto molto vero e a tratti poetico. Notevoli le ricostruzioni del bar e della Parigi fine anni ’70. A coronamento di una tendenza (Quella di raccontare gli anni tra il 76 e il ’79) che chissà perchè nella cinematografia europea è molto in voga dal punto di vista estetico.

Tanto è vero e credibile il personaggio di Stella quanto sembra artefatto quello di Poppy interpretato da Sally Hawkins, eletta migliore attrice a Berlino. Un campionario di faccette, buffetti, battute e smorfie da innervosire anche il più mansueto e paziente spettatore. Mike Leigh, ancora una volta alle prese con la mancanza di idee, lascia il guinzaglio ad un personaggio che ricalca i folletti buoni e sboccati di tradizione anglosassone in un film che dire vuoto è banale. Poppy e solo lei, al diavolo la sceneggiatura, dovrebbe essere sufficiente a trascinare lo spettatore con le sue avventure quotidiane tra corsi di ballo e scuola guida, secondo la tradizione Bridget Jones in versione sporca da free cinema. A Berlino il pubblico rideva e si spellava le mani come si trattasse della curva sud dopo un cucchiaio di Totti. Io ed un amico inglese siamo rimasti basiti. Chi di noi si sbagliava? Al pubblico italiano l’ardua sentenza.

 

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Tommaso Capolicchio


10-12-2008

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