Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"We were trees"
(Sony/Bmg)
Voto: 7.5
2008
Musicisti : Giovanni Sollima, Monika Leskovar, Solistenensemble Kaleidoskop, Patti Smith,Hayat Nabata, Gilbert Diop Abdurahmane
Con la nuova fatica (la seconda per la Sony dopo Works, ma l'ennesima in una già vastissima discografia) il Jimi Hendrix of the Cello, come lo hanno definito i newyorchesi a seguito delle sue esibizioni nel tempio dell'undeground Knitting Factory, realizza uno dei suoi lavori più rigorosamente classico-contemporanei e apparentemente meno contaminati con il rock. Yet I can hear, con la voce di Patti Smith, è infatti poco più di una (pur gustosa) improvvisazione per entrambi.
Eppure l'universo musicale e, prima ancora, sonoro di Sollima è ben lontano dall'ambiente sclerotizzato di certa contemporanea. Anzi è materia viva, che non rinuncia all'accessibilità, alla fruizione popolare, secondo un percorso rigoroso sì, ma sempre aperto, che sa attingere senza inibizioni all'energia del rock, appunto, all'etnica, occasionalmente anche all'elettronica.
Coaduivato dal Solistenensemble Kaleidoskop, collettivo di virtuosi di Berlino e dalla violoncellista croata Monika Leskovar, appena venticinquenne, Sollima recupera il suo cavallo di battaglia da strumentista-compostore, quel Violoncelles, Vibrez! che dedicò nel '93 l Maestro Antonio Janigro. La composizione è oggi in assoluto il pezzo classico di autore italiano vivente più eseguito al mondo; forse era tempo che Sollima se ne "riappropriasse".
Seguono quattro variazioni ispirate a un predecessore illustre del nostro, anch'egli compositore e virtuoso del cello ma in altra epoca: è Luigi Boccherini, ispiratore degli LB Files, in cui il barocco italiano si impregna di aromi africani (le voci).
Con Three Raga Song e When We Were Trees si entra nel cuore narrativo del disco, una serie di veri e propri racconti in musica, con titoli - e atmosfere - che rimandano invariabilmente al mondo vegetale, al legno, al corpo risonante e alla dimensione più puramente acustica del violoncello. Ma anche noi, un tempo eravamo "alberi".
Cd notevole. L'estro compositivo dei vari brani è diseguale, un po' altalenante, ma nel complesso si tratta di un disco coerente, capace di trasmettere qualcosa, e suonato ad altissimi livelli, come è lecito aspettarsi da Sollima e dai collaboratori che si sceglie. Non c'è niente, per fortuna, della superficialità new age, che pure è un pantano in cui molta contemporanea va a sporcarsi quando cerca, magari con le migliori intenzioni, di farsi "facile".
Adriano Lanzi
26-12-2008
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