CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

Italia 2008
Un film di Giulio Manfredonia
Con: Claudio Bisio, Anita Caprioli, Giorgio Colangeli, Giuseppe Battiston
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Giulio Manfredonia
Fotografia: Roberto Forza
Montaggio: Pivio, Aldo deScalzi
Festival di Roma 2008- Fuori Concorso
In una competizione ufficiale che non spicca (almeno sul versante italico) per capolavori e, anzi, rischia spesso di coprirsi di ridicolo, ci si chiede perché “Si può fare” non potesse rientrare nel cartellone principale e venisse mostrato al pubblico solo fuori concorso al Festival di Roma. Se il suddetto festival ha il vantaggio non da poco, rispetto a Torino e Venezia, di apparire meno snob e intellettuale e di non essere condizionato dal pesante fardello di dover presentare film dall’indiscusso valore artistico (e mi fermo qui che si potrebbe morire soffocati di parentesi) allora il film di Manfredonia era il prodotto perfetto da esporre nella propria vetrina. Una vetrina non pregiata, ma di dolci fatti in casa, piuttosto buoni e con ingredienti semplici. Se fosse un dolce “Si può fare” sarebbe probabilmente una crostata fatta in casa. Non certo composta da ingredienti complicati eppure non ce lo chiediamo mentre assaggiamo i primi minuti che con un set up semplice e ben montato ci indirizzano subito al cuore del film. Bisio, protagonista con poche fortune cinematografiche negli ultimi anni a differenza di quelle televisive (e forse anche per questo), qui risulta perfetto come capocomico del gruppo di matti (tutti attori) che fanno parte della cooperativa. Detta i tempi della squadra come farebbe un allenatore, si mette al centro e si toglie alla bisogna non rubando mai la scena, ma anzi, valorizzando la nutrita schiera di attori straordinari e pressoché sconosciuti che compongono il cast dei malati di mente. Ed ecco spiegati i motivi per la riuscita di questo film: bravi attori, sceneggiatura perfetta e regia al servizio di entrambi. Sembra di aver scoperto l’acqua calda ed invece è così: In un cinema italiano burocratico, dove tutti hanno diritto di parola, e spesso si trovano compromessi tra autori, regista e produttore che danneggiano per primo lo spettatore, “Si può fare” sembra un’isola felice: si fa a gara di modestia per la riuscita dell’obiettivo e tutti gli ingredienti sono sapientemente amalgamati: risate, poesia, commozione. Si dirà che il bravo Bonifacci, sceneggiatore del film, ha ripreso pari pari “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, persino ricalcando due personaggi cardine di quel testo, ma attenzione: siamo sicuri che sia un difetto? Come diremmo da queste parti: “Pare facile!”. Quel film è un capolavoro assoluto e questo non si propone di arrivare così direttamente ed emotivamente allo spettatore, non ha ovviamente quel respiro e quei toni drammatici perché è una commedia. E, anche tralasciando scomodi paragoni, non si può non riconoscere che sia un prodotto “ben fatto”. Che di questi tempi in Italia è già un bel passo avanti. Per carità signori, nessun capolavoro, però se il cinema medio commerciale fosse quello di “Si può fare” e “Pranzo di ferragosto” potremmo persino vantarci di aver recuperato un’industria all’ombra degli inarrivabili Garrone e Sorrentino. Si può fare?
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Tommaso Capolicchio
01-11-2008
CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?