Sette Anime (G.Muccino)

E uscendo dal cinema esclamai: "Sette anime de li mortacci tua..."

Sette Anime (G.Muccino)

Sette Anime

(Seven pound)

Usa 2008

Un film di Gabriele Muccino

Con: Will Smith, Rosario Dawson, Woody Harrelson

Sceneggiatura: Greg Nieporte

Fotografia: Philippe Le Sourd

Montaggio: Huges Winborne

 

“Sette anime” è l’esempio più concreto dei danni che fa il mainstream quando crede, attraverso una sceneggiatura volutamente decostruita (ma a livello basic), di diventare autoriale.
Dobbiamo sorbirci due terzi di film dove i tasselli sparsi qua e la invece che regalarci spunti di riflessione o di indagine ci fanno capire quasi tutto (in maniera veramente grossolana) e soprattutto sorbirci la melensa storia d’amore tra Will smith e Rosario Dawson destinata, sin dal principio, ad un esito tragico (e ci sembra di sentire esultare il pubblico col pugnetto quando finalmente accade).
In questo caso mi sento di proprio di salvare il buon Muccino (che non ha parte nella sceneggiatura) e che porta avanti una buona regia nel tentativo di star dietro al suo nuovo socio, Will Smith, impegnato invece a riportare in auge il politically correct che pensavamo morto e sepolto, facendosi cucire addosso un personaggio tanto buono che più buono non si può.

E, come se non bastasse, il film lancia messaggi neanche tanto subliminali contro fumo, uso del cellulare in auto e a favore dei vegetariani. Manca solo la pace nel mondo e l’abolizione dello spray anti ozono.

Comunque signori, non dimenticate questo nome: Grant Nieporte, è lui il vostro uomo da spernacchiare, lo sceneggiatore.

E’ grazie a tal signore, dopo essersi visto “21 grammi” almeno ventuno volte (e forse pure un po’ “Memento” senza riuscire a rifarlo, un po’ come lo scolaro ciuccio che non riesce a copiare bene dal secchione), che la sceneggiatura non progredisce mai. Escludiamo dall’analisi strutturale il senso del plot piuttosto improbabile.

Qualcuno dovrebbe spiegare al signor Nieporte che sacrificare un intero film solo per avere un “ooooh” finale da parte del pubblico non è possibile senza che venga voglia allo spettatore di sradicare le sedie e tirarle contro lo schermo in assenza di diretti responsabili. “Il sesto senso” o “The Others” erano costruiti sì per un finalone che mettesse il pubblico nella condizione di pensare “Cazzo, lo sceneggiatore mi ha fregato”, ma comunque si aveva l’impressione di aver assistito ad un film, non ad una banale successione di scene piuttosto povere di senso e dialoghi.

Tirando le somme rivaluterei il Muccino dell’ “Ultimo bacio” per nulla pretenzioso nel raccontare il suo giro di amici, il Will Smith spara spara, e di questo Nieporte preferirei non parlare. Spero solo che adesso non si metta a copiare “Gomorra”.

 

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Tommaso Capolicchio


15-01-2009

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