Il seme della discordia (P.Corsicato)

Sette anni dopo il flop di Chimera, Corsicato torna con una coloratissima commedia a basso costo nel segno della femminilità.

Il seme della discordia (P.Corsicato)

 

Il seme della discordia

 

Italia 2008

Un film di Pappi Corsicato

Con: Alessandro Gassman, Caterina Murino, Isabella Ferrari, Martina Stella

Sceneggiatura: Pappi Corsicato, Massimo Gaudioso

Fotografia: Ennio Guarnieri

Montaggio: Giorgio Franchini

 

Sette anni dopo il flop di Chimera, Corsicato torna con una coloratissima commedia a basso costo nel segno della femminilità, in concorso all’ultima mostra di Venezia.
Girato in sei settimane con due milioni e 300 mila euro, il nuovo film dell’ex assistente di Almodovar è un divertito spaccato contemporaneo in cui il dramma viene toccato con estrema leggerezza e ironia e, pur muovendosi nel territorio del genere giallo, è sempre la commedia a far da padrona.
In una Napoli moderna e degradata, Veronica, avvenente proprietaria di un negozio di abbigliamento, si scopre incinta lo stesso giorno che il marito, venditore di fertilizzanti, scopre di non avere il seme altrettanto fertile: chi è il padre? Di conseguenza: chi è il colpevole?
Liberamente ispirato alla La marchesa von O di Heinrich von Kleist, Il seme della discordia affronta temi urgenti e scottanti senza volerli approfondire singolarmente, ma piuttosto deformandoli in un senso ironico e spensierato: accoglie il dramma un universo surreale in cui tutto è dipinto con gli stessi accesissimi colori (il rosso è dominante), mentre si orchestrano personaggi più vicini al cartoon e alle macchiette dei film anni Settanta che non a essere umani reali.
Evidente è la presa di posizione a favore di una fazione femminile vista dagli uomini come carne del desiderio, come tocchi di manzo da gustare (“siamo come vacche per loro”) e ammirare: Nike (Martina Stella) è presentata in una vetrina mentre sistema, ammirata dalla guardia giurata, un manichino biondo in tutto identico a lei.
Tutto nel film ruota intorno alle donne. Gli uomini sono tutti o sterili, o traditori, o impotenti, o opportunisti o infantili: forse in questa eredità tematica almodovariana il film risulta eccessivamente schematico, anche se è programmatica la scelta di Corsicato di non fare un film che scavi a fondo ma che galleggi sempre sulla superficie per poter meglio scorrere e scalfire. L’affresco del maschilismo serpeggiante (ma evidente) della società è comunque efficace.
La recitazione ovviamente va nella direzione opposta al naturalismo: procedendo per sottrazione, ogni sentimento si ferma al primo livello senza cadere nel patetico, ingabbiato da una presentazione ironica e grottesca che ne alleggerisce la potenza drammatica (basti pensare allo stupro). Il resto è un traboccare di colori, di riprese dal basso che deformano ulteriormente i corpi, di mobili anni Settanta, di citazioni visive (da Tarantino a Yasujiro Ozu –la scena delle mutande stese-, passando attraverso un American Beauty con i gigli bianchi –purezza da immacolata concezione- al posto delle rose rosse) e musicali (spesso Morricone, quasi sempre musica di western).
La scenetta comica nel negozio per suore è degna del maestro Pedro.
Leggera e volgare né più né meno della società di oggi, la commedia di Corsicato ha come pregio e come difetto la superficialità programmatica di una narrazione scanzonata e ironica.

 

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Francesco Clerici

 



04-11-2008

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