CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

Tutto passa, Pure Sanremo. Poi le acque si ritirano, e lasciano ai superstiti l’amaro conto delle vittime, ed eventuali tesori nascosti svelati dalla furia degli elementi. Pippo Baudo. Pippo Baudo. Pippo Baudo. Nei gruppi di ascolto del Festivàl, ho cercato di arginare il desiderio compulsivo di renderlo argomento di discussione (E’ un professionista, comunque è sempre il numero uno, chi ce metti?, e varie ed eventuali amenità del genere), con alterni risultati. Pippo fa parlare di sè, perché sa che è quello che bisogna fare.
Il fatto è che le proporzioni elefantiache del Festival, diciamolo onestamente, hanno proprio rotto le palle.
5 giorni sono troppi, persino se scaldati da Baudo che sostiene che l’Italia è un paese di merda perché troppo legato all’auditel, da Cutugno e Fegitz che arrivano ad un passo dalla rissa per la gioia di un gongolante Elio, e infine da Frankie Hi-Nrg che guarda sbigottito uno Zampaglione volgare come poche volte. Il brodo è lungo. Non sa di granché.
Tra l’altro la Berté è stata “biscottata” da una soffiata (pare di Tullio de Piscopo!), e la sua assenza dalla gara si sente, così come l’identicità col pezzo dell’ottantotto di tal Ornella Ventura.
Le canzoni sono quelle che sono: come sempre qualche brano degno di nota c’è, e come sempre non arriva nemmeno tra i primi dieci.
Basta. Basta con la Tatangelo, che ha fatto un pezzo delirante sui froci, che è più insultante del termine che ho appena usato. Il “suo amico” è normale, e lo sapevamo anche prima che ce lo dicesse. “Tu non piangere su quello che non sei” è un verso che urla vendetta, e se penso che lo ha scritto Gigi D’Alessio, devo smettere di scrivere.
Basta con Giò di Tonno e Lola Ponce (bravissimi ragazzi, umili e molto professionali, per carità) che regalano altro ossigeno alla mentalità da “reality da De Filippi”, con un enorme Cocciante (enorme? LUI?) che troneggia appollaiato nell’anima della Ponce e nelle corde vocali dell’Ex Gobbo (il quale, effettivamente, senza trucco sta molto meglio).
BASTA CO’ CUTUGNO! BASTA CON LITTLE TONY (che quando dice “non finisce qui” a me terrorizza, nel generale rintorcinamento di interiora provocato da un mix di diverse sensazioni).
Basta con Zarrillo: fa tutti i pezzi uguali, non se può più. Dalla glicemia alta de “l’Elefante e la Farfalla” al diabete de “l’ultimo film insieme”. E non faccio battute su Titanic per carità di patria.
Eugenio Bennato regala una terronata niente male, ma è moscio. Se non fosse per l’Orchestra, mi sarei abbioccato dopo la prima strofa. E ho avuto il mio bel da fare per difendere un’ottica sulla musica che ha l’indubbio pregio di essere il prodotto più italiano (insieme a Minghi) di tutto il Festival: posto che ammetto che un intero pezzo “la minore-mi maggiore-laminore-mi maggiore-reminore-sol” possa risultare un’anticchia monotono, ma c’è la tradizione popolare, c’è De Martino, c’è la pizzica, c’è Tricarico (nel senso dei tarantolati) ecc. ecc. E nun ce rompete. Sennò Sparagna, chi lo sente?
Meneguzzi (dal canton Ticino con furore) è arrivato sesto. Indimenticabile: difficile scordare la stecca che ha preso in compagnia di Tony Hadley...
Io poi Grignani non lo capisco, quando canta. “Bruci le suore anche se non c’è sedizione ma profumo di violacee” ha un senso compiuto? O ho capito male?
Insomma, nelle prime 10 posizioni, di decente è arrivato solo Cammariere, che comunque ha fatto di molto meglio nella sua onoratissima carriera. Comunque, roba da critici. Roba per chi crede nell’Alexanderplatz. Non c'è nemmeno L'Aura che poteva essere interessante, anche se tnto, troppo simile ad Elisa, ma è un modo di cantare, comprensibilissimo. Quelli che piacevano a me, non si sono sentiti decalmare dal viscido notaio (pareva una via di mezzo tra Guido Paglia e Zazzaroni).
Scelta opinabile, lasciare in mano ad un oscuro leguleio la presentazione dei vincitori: Fazio (oggettivamente il miglior Sanremo televisivo degli ultimi 10 anni) avrebbe fatto di meglio.
Gazzé, per esempio, poteva ottenere un piazzamento migliore: ha scritto un pezzo elegante, che è piaciuto alla giuria, che piacerà ai radiofonici.
Frankie Hi NRG (MC) ha portato un pezzo “rivoluzionario generalista”, perfetto per Sanremo, altroché. Per questo Fede e Mughini hanno stranito: metterli a tacere agitando il vinile di "Storia di un Impiegato" è stato un gran lavoro di fioretto. Poche altre note positive. Però molto positive: il Dopofestval, per esempio.
Elio e le Storie Tese e Lucilla Agosti sono stati perfetti, nonostante le diverse difficoltà dovute agli sforamenti continui dovuti alla gestione Baudo. Cultura, intrattenimento e grasse risate, con grande personalità da parte di tutti.
E poi le Vallette.
Lasciato in dismissione il concetto di valletta bella ed elegante, con il solo compito di sedurre i telespettatori, Andrea Osvart sfoggia un italiano che magari lo parlassero così alcuni nostri laureati, mentre Bianca Guaccero ha mostrato una tenuta da palco invidiabile, e una poliedricità mai degradante verso il pressapochismo.
I consigli di CRAK! per l’anno prossimo? Direzione Musicale e Parte della conduzione ad Elio e le storie Tese, insieme a Fiorello, Cassini, Dirisio e Taddia; si accettano consigli per il Dopofestival.
P.S: Chiambretti era sempre impallato da qualcuno: non l’ho proprio notato, la prossima volta lo prendano un po’ più alto.
Anadi Mishra
02-03-2008
CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?