Riprendimi (Anna Negri)

Secondo lungometraggio per Anna Negri, una storia esile ma ben raccontata.

Riprendimi (Anna Negri)

 Riprendimi

Un film di Anna Negri.

Con Alba Rohrwacher, Marco Foschi, Valentina Lodovini, Stefano Fresi, Alessandro Averone

Sceneggiatura: Giovanna Mori

Fotografia: Gian Enrico Bianchi

Montaggio: Ilaria Fraioli

 

Giovanni e Lucia vivono a Roma, sono una giovane coppia con un figlio piccolo, lavorano tutti e due nel mondo dello spettacolo, lui talentuoso attore, lei promettente montatrice, e dovrebbero essere felici. Dovrebbero ma non lo sono, perché un bel giorno, di punto in bianco, Giovanni lascia la compagna senza una precisa ragione. Lucia si dispera, lui trova immediatamente un altro amore, condito da inevitabili sensi di colpa. Il tutto avviene mentre due amici di Giovanni, Eros e Giorgio, li riprendono ventiquattro ore al giorno come protagonisti di un documentario sul precariato.

Precariato lavorativo in partenza che diventa affettivo e sociale man mano che i giorni passano.

 

Il film di Anna Negri, selezionato al Sundance di Robert Redford, sembra basarsi su una trama esile e non particolarmente originale eppure la regista, al suo secondo lungometraggio, sviscera la storia  in maniera affatto scontata, partorendo un film “a specchio”: la passione romantica dell’amore che tutto comanda diventa passione pragmatica, quasi cinica, dal momento in cui la filiazione è intesa come il suo fine obbligato e, sembrerebbe, sua fine naturale; l’apparente misoginia espressa nei personaggi femminili, deboli, dipendenti, soli anche in compagnia, trova il suo riflesso nella descrizione di quelli maschili: eterni bambini, bugiardi, incapaci di prendersi responsabilità serie a parte quella istintiva del riprodursi; lo sguardo terzo della camera digitale che li riprende non è mai veramente documentaristico, esterno, oggettivo ma si trasfigura nel suo opposto: interiore, soggettivo, coinvolto empaticamente con ciascuno dei protagonisti che lo usa come unico strumento capace di far emergere i propri sentimenti più reali e nascosti (emblematico in questo senso che Eros dichiari il suo amore a Lucia la prima e unica volta in cui è lei che lo riprende).

 

Il prodotto finale è un film leggero, forse troppo visto lo spunto iniziale del documentario sull’insicurezza giovanile nel campo del lavoro,  morbo grave e tangibile di questa epoca, che però risulta, in quasi tutta la sua durata, divertente ma anche profondo e toccante grazie ad una regia fluida nonostante l’accavallarsi dei punti di vista, che riesce, contro le intrinseche difficoltà, a raccontare sullo schermo con intelligenza la “società liquida”, cioè incontrollabile, predetta dal sociologo polacco Zigsmunt Baumant; sincera nel confessare esplicitamente il cedimento al genere sentimentale; perfetta, strizzando l’occhio a Cassavetes, nella direzione degli attori, tutti ottimi e in parte: da  Alba Rohrwacher (Lucia) bellissima senza esserlo allo spassoso Stefano Fresi (Giorgio) che riporta nelle sale, finalmente, la fisicità e la bravura dei grandi caratteristi che fecero la fortuna del trascorso cinema italiano, da Marco Foschi (Giovanni), attore fino ad oggi principalmente teatrale, già messosi in luce in Fame Chimica e destinato ad un certo brillante futuro ad Alessandro Averone (Eros) di cui colpisce l’intensa espressività della recitazione.

 

Da consigliare, un po’ sadicamente, alle neocoppie e, più benevolmente, ai single convinti.

 

 

 

 

 

 


Pietro Cattaneo


14-04-2008

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