Torna Manuli, a dieci anni di distanza da “Girotondo, giro intorno al mondo"

Usa 2009
Un film di Sam Mendes
Con: Leonardo di Caprio, Kate Winslett
Sceneggiatura: Justin Haythe
Fotografia: Roger Deakins
Montaggio: Tarig Anwar
Io e Maddalena scegliamo da sempre di andare al Metropolitan il lunedì per i film in versione orginale. La platea costituita nella maggior parte dei casi da americani è variegata ma molto discreta. Anche i pischelli che sembrano sbucati fuori da Paranoid Park sono silenziosi e interessati. E, in generale, quasi tutti i film acquistano una forza particolare perché al posto delle stesse usurate voci italiane si ha l’impressione di vedere un film per quello che è: una pellicola costituita perlopiù da attori a volte straordinari proprio perché regalano con la loro bravura qualcosa in più al pubblico (vedi Milk che mi ha entusiasmato solo e unicamente per l’interpretazione di Penn in originale). Posto quindi che Revolutionary road è un film che vale la pena di vedere in V.O. passiamo ai fatti: Sam Mendes si è sempre interrogato sui rapporti di coppia e su quanto possano essere soffocanti e claustrofobici. Tema non nuovo e del tutto inerente al dramma borghese classico di tipo Strindberghiano o a ad un certo Bergman per non parlare di Antonioni. Insomma di modelli classici ce ne sono una quantità infinita. Se quindi la tematica stessa di Revolutionary road appare già ampiamente esplorata è altrettanto vero che da anni non lo si faceva con questa classe. La collocazione storica e medioborghese della provincia nei 50’s Americani ci fa subito venire in mente il meraviglioso Far from Heaven di Todd Haynes, ancora più ficcante nella critica della medio(crità) del ceto medio(cre), e il ritrovare la coppia Di Caprio-Winslet litigare selvaggiamente dopo le melense effusioni del Titanic non può non incuriosire lo spettatore. Lancio un fugace sguardo alla platea sommersa nel buio e scopro che quasi tutti sono conquistati dalla storia mentre io pur apprezzando gli sforzi dei protagonisti vado con la mente alla formazione del fantacalcio schierata il giorno prima e mentre riconosco una certa somiglianza tra Di Caprio e Acquafresca del Cagliari capisco dov’è il problema: questa vicenda piace molto più alle donne. Cioè io sul film non ho proprio niente da dire: è fatto bene e alla fine, uscendo dal cinema, provoca una lunga e bella discussione con Maddalena (senza arrivare al solito scontro verbale) sul nostro essere coppia, su quanto sia difficile inseguire i propri sogni e svegliarsi una mattina e scoprire che sono evaporati assieme al sonno. Va tutto bene ma rispetto ad American Beauty, film sensazionale che acquista punti ogni anno che passa, questa scelta di Mendes mi appare più convenzionale e pacata.O forse lì il punto di vista era di un maschietto mentre qui è nettamente al femminile? Comunque no, questo non è un film ma un play, una pièce di grande raffinatezza, teatro puro. E per il teatro esiste il teatro. Quando le luci si riaccendono tutte le donne piangono. Anche il nostro cinema quando parla di donne per le donne fa piangere. Ma in un altro senso…
Tommaso Capolicchio
27-02-2009