Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Rem+The Editors+These New Puritans live
23 luglio 2008
Carpisa Neapolis
Voti
Rem: 9
The Editors: 8
These New Puritans: 6
Foto di: Donatella Di Filippo e Giovanni Cerro
Il festival più importante del Sud Italia nella giornata principale del suo cartellone sfoggia un'organizzazione sulla quale c'è ben poco da eccepire, saranno oltre ventimila gli spettatori che varcheranno il prato dell'Arena Flegrea.
I primissimi avventori si assiepano sotto l'ombra creata dal palco e,complice la giornata non eccessivamente torrida, sembrano ben sopportare l'attesa.
Ad aprire le danze alle ore 18 entrano i These new puritans una delle nuove realtà tanto di moda ultimamente a Londra.
C'è chi giura che alcuni dei loro brani saranno tra i più ballati nella prossima stagione.
A Napoli il cantante Jack Barnett si presenta con una maglia di latta e si merita subito il soprannome di "Lancillotto".
I brani contenuti nel recente "Beat Pyramid" scorrono veloci fino a che la bionda Sophie Sleight-Jonson non lancia dal suo Mac un campionamento con frequenze molto basse che mette a dura prova i limitatori dell'impianto facendo assaggiare ai primi arrivati le presunte droghe in formato mp3.
"Elvis" è l'unica canzone nota al grande pubblico, ma il quartetto inglese riesce a conquistare i partenopei soprattutto su "Numerology" e sull'ossessivo ritornello di "4 pound".
Poco meno di mezz'ora per un'uscita tra gli applausi di pochi estimatori e l'indifferenza della stragrande maggioranza della folla.
L'esibizione rasenta comunque la sufficienza vista la tenera età dei componenti della band.
Poco dopo le 19 il palco passa in mano agli Editors.
"An end has a start" è considerato uno dei migliori dischi dell'anno scorso e dopo un inverno di tour con tutte le date sold out i R.E.M. li scelgono come spalla per il loro tour europeo.
La proposta delle canzoni premia i pezzi più veloci e ballabili tralasciando interamente i brani lenti e trasognanti.
Si parte con le varie "Bones","An end as a start", "Blood", "Munich","The Racing Rats" fino ad arrivare a "Smokers outside the hospital doors" e "Push your head towards the air".
I quattro di Birmingam sono tra I pochi esponenti della scena indie brittannica capaci non solo di far ballare ma anche di emozionare gli ascoltatori (chi se li ricorda lo scorso autunno al Piper di Roma sente la mancanza della spendida "When anger shows", ma in un set di 55 minuti alcune esclusioni sono inevitabili).
Il signor Smith si dimostra comunque un ottimo intrattenitore, tiene la chitarra alla Chuck Berry, salta su e giù dal pianoforte, si agita e incita la folla.
La maggior parte del pubblico partenopeo non conosce di nome il gruppo ma a guardarne le facce alla fine dell'esibizione c'è da giurare che gli Editors abbiano lasciato il segno.
La band scalda la serata con una performance energica, galvanizzata dal fatto di esibirsi per la prima volta a Napoli e confermando l'impressione assolutamente positiva registrata lo scorso novembre a Roma.
Il sole si è da poco nascosto sotto la linea dell'orizzonte quando, salutati da un fragoroso boato, escono gli R.E.M.
L'apertura è la stessa del nuovo disco "Accelerate" ossia "Living well is the best revenge".
"What's the frequency, Kenneth?" apre la serie di classici del repertorio R.E.M e Stipe entusiasma il pubblico ballando come un robot.
Il Vesuvio si rende conto che può prendersi una serata di ferie perché stasera Napoli ha un altro vulcano di nome Michele (come lo chiamano molti partenopei).
Un animale da palcoscenico che, a dispetto dell'anno di nascita 1960, sembra dimostrare metà dei suoi anni specialmente se si presta attento ascolto alla voce che in questi decenni è rimasta intatta.
Il palco è caratterizzato da quattro lunghe colonne di schermi che moltiplicano ritmicamente i dettagli più significativi dei cinque musicisti americani.
Peter Buck ha sistemato come sua personalissima scenografia un fitta serie di dinosauri giocattolo sui suoi amplificatori.
Mike Mills è uno dei bassisti più carismatici in circolazione: la sua giacca di lustrini attira gli sguardi, e il suo fender jazz non perde un colpo, ma la forza del signor Mills sta nella voce, uno dei migliori controcanti nella storia della musica. (Se ascoltando i dischi dei R.E.M. spesso canticchiate le seconde voci il merito è delle armonie vocali di questo signore occhialuto, la cui voce si sposa ancora alla perfezione con quella del signor Stipe)
La scaletta dei brani è una sapiente miscela delle varie epoche: su "Drive" Micheal dirige le braccia di tutta l'arena come un immenso orologio per scandire i suoi "..tic...tac"e quando intona "Imitation of life" scende tra il pubblico che si accalca per poterlo toccare.
Il suo elegantissimo completo gessato è messo a dura prova nell'arco della serata.
Ciò nonostante il cantante si concede al 100% a un pubblico al quale si rivela affezionatissimo (alla fine del concerto definirà Napoli una delle sue città preferite raccontando il suo ultimo viaggio nel capoluogo campano in qualità di turista).
Gran parte della performance si concentra sul percorso degli anni '90 del gruppo.
Michael introduce "Electrolite" (dall'album "New Adventures in Hi-fi") come una delle sue preferite e la folla sembra dargli ragione.
La canzone più datata è "The one I love" i cui cori e le urla sovrastano il cantato mandando la folla in visibilio.
La serata scorre e si fatica a credere che il concerto duri due ore e un quarto, visto che nella successione di pezzi non si registrano momenti di noia e che anche i brani nuovi sono accolti in maniera fragorosa, soprattutto "Hollow man" brano che Stipe indica come suo preferito tra quelli dell'ultimo lavoro in studio.
D'improvviso il set si trasforma in "unplugged" , la band inforcate 3 chitarre acustiche si riunisce, spalle al pubblico, attorno al pianoforte e intona "Let me in" . La concentrazione di Michael nel regalare degli acuti meravigliosi è riflessa sugli schermi dietro al palco grazie a una videocamera montata su una giraffa a circa cinque metri d'altezza dal palco.
Momento di tranquillità e suggestione subito scalzato dalla trascinante "Orange Crush" nella quale Michael si aiuta con un megafono.
La fine della prima parte è affidata ad una splendida "The great beyond", al termine la band esce tra gli applausi.
Gli schermi chiedono al pubblico se ne vuole ancora, e a grandissima richiesta i musicisti georgiani concedono il bis; si parte con "Supernatural superserious" primo singolo del nuovo disco.
Michael ha voglia di interagire col pubblico, si spoglia, si agita, balla in mezzo alla gente, canta in stage-diving e su "Loosing my religion" (acclamata a gran voce dal pubblico all'ingresso sul palco del mandolino del signor Buck) cadono gli ultimi paletti.
Stipe si lancia nuovamente giù dal palco (un palco che se proprio vogliamo trovare un difetto alla serata è troppo alto per chi guarda il concerto dalle primissime file) e canta abbracciato e "braccato" dalla folla che come un fiume in piena si accalca nei primissimi metri della platea con la speranza di poter toccare il talento di Athens.
Tutti i telefoni cellulari e le fotocamere sono indirizzate verso di lui nella speranza di riportare a casa un pezzo di una delle canzoni emblema della "Generazione X".
La scelta dell'ultimo brano cade su "Man on the moon" e il bassista Mills conferma di essere una grande seconda voce.
La verve del gruppo è indiscussa e, senz'altro, quello di Napoli è il tipo di pubblico che ogni band sogna di avere ai suoi concerti, caldo, appassionato, rumoroso, felice, un pubblico che fa da cassa di risonanza a una band che da oltre venti anni calca le scene con la stessa energia e lo stesso atteggiamento divertito.
Il gruppo si riunisce in un caldo abbraccio al centro del palco concedendo qualche istante per gli ultimi scatti fotografici e l'ultimo a salutare Napoli è Mike Mills con un dolcissimo "Napoli ti amo.."
Il concerto termina alle 23.30, orario insolito, ma che consente agli oltre ventimila presenti di continuare a godersi la serata fra i vari stand.
Un plauso all'organizzazione dell'evento davvero ineccepibile e che nobilita la posizione di una città troppo spesso vittima do pregiudizi.
Da sottolineare fra l'altro che, nonostante l'identica line-up delle altre date del tour degli R.E.M questa sia l'unica delle cinque tappe italiane con prezzo inferiore ai cinquanta euro (34,50), fatto non trascurabile vista la recente impennata dei prezzi.
Un concerto da consigliare a tutti gli scettici nei riguardi di band dal calibro mondiale spesso troppo facilmente etichettate come "commerciali".
Donatella Di Filippo & Giovanni Cerro
26-07-2008
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