Quintorigo - Quintorigo Play Mingus

Ma che musica fanno Quintorigo? Semplicemente la loro, e intanto rivisitano Charles Mingus

Quintorigo - Quintorigo Play Mingus

Quintorigo Play Mingus

Sam (distribuzione Egea)

Voto: 7


Produzione: Max Monti, Mauro Pilato

Musicisti: Valentino Bianchi (sax); Andrea Costa (violino); Gionata Costa (violoncello); Luisa Cottifogli (voce); Stefano Ricci (contrabbasso).

Ospiti: Antonello Salis (fisarmonica); Gabriele Mirabassi (clarinetto), Christian Capiozzo (percussione); Michele Francesconi (pianoforte).

 

Il sesto album dei Quintorigo è destinato a occupare un posto speciale nella discografia del gruppo, e forse a causare qualche problema di collocazione, dato che si tratta di un album a tema dedicato interamente all’opera di Charles Mingus. Dell’irascibile contrabbassista e compositore di Nogales, tra i padri indiscussi del jazz moderno e figura di primo piano della musica (tutta) del Novecento, il gruppo aveva già riletto Goodbye Pork Pie Hat ne Il Cannone, disco non del tutto risolto che comunque sanciva l’ingresso dell’ottima vocalist Luisa Cottifogli, a ereditare con credibilità il posto lasciato vacante da John De Leo.

 

L’istrionica vocalità, e anche il tipo di presenza sul palco proprie di De Leo – pur col peso dei richiami più evidenti a un modello insuperato e francamente inavvicinabile come Demetrio Stratos – in passato sono state determinanti nel garantire una fruibilità pop alla proposta dei Quintorigo. Non faccio parte né della schiera dei fan sfegatati di De Leo (detrattori della Cottifogli e di un non ben identificato nuovo corso dei Quintorigo quasi per partito preso) né di quella cerchia di ascoltatori smaliziati e un po’ snob che liquidarono in fretta il primo vocalist della formazione come una sorta di Demetrio versione vorrei ma non posso. Ho sempre seguito con attenzione e interesse la proposta del gruppo, qualche volta con entusiasmo. Accolgo perciò con curiosità questo cd di rivisitazioni mingusiane, formalmente ineccepibile, forse freddino in alcuni episodi, ma è un dettaglio.

 

Il disco è convincente, anche se è difficile che possa conquistare al primo ascolto. E’ un tratto che conosce bene chiunque si muove, per scelta o per disposizione interiore, sul crinale tra i generi e nelle nicchie di mercato, in ipotetiche zone franche dell’espressione musicale. Viene però il sospetto che il gruppo, con o senza la Cottifogli, un nuovo corso l’abbia in qualche modo intrapreso, magari relegando la canzone a terreno di caccia tematico per il loro discorso, come qualunque altro "genere", e collocandosi – anche rispetto al mercato, e a un pubblico di riferimento – più risolutamente tra musica da camera e jazz, limitando ancora di più i contatti già marginali col mondo del pop. Forse sbagliamo, e Play Mingus resterà un episodio specifico e isolato.

 

Certo che restano underdog (bastardi) i Quintorigo, stilisticamente intendo, come Mingus lo era nella musica e su molti piani della sua esistenza. Ospiti sparsi, marcatamente in odore di jazz, aperto e bastardo quanto si vuole: Antonello Salis alla fisarmonica (molto bello l’intervento su Fables of Faubus - specie di riappropriazione di un pezzo che Antonello già proponeva con esiti originali 30 anni fa con i Cadmo), Gabriele Mirabassi al clarinetto, Christian Capiozzo alle percussioni (giusto un rullante, su Moanin’), Michele Francesconi al pianoforte. Riuscitissime le trasposizioni di Pithecantropus Erectus, con contrappunto d’archi tra il lugubre e lo stralunato, di Oh Lord don’t let them drop that atomic bomb on me, blues "espanso" ma senza sbavature, di Bird Calls, struttura complessa risolta tra stilemi contemporanei, vocalità espressionista e rigorosa ginnastica hard bop, di Better Get Hit Your Soul, che chiude il lavoro su un registro di pura gioia ed energia.

 

I Quintorigo saranno in concerto a Roma Martedì 27 maggio, nell'ambito della Rassegna Martelive

All'Alpheus, in Via del Commercio 36.

 


Adriano Lanzi


20-05-2008

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