SERIE TV: Prison Break

E' finita ad Agosto la terza serie dell'bellissimo telefilm USA. Da vedere e rivedere in Dvd, aspettando la quarta...

SERIE TV: Prison Break



E’ finita di andare in onda in Italia, venerdì 29 agosto, la serie tv americana Prison Break. Il tredicesimo episodio della terza serie, il sessantunesimo in tutto, doveva essere definitivamente l’ultimo. Ci sarà invece una quarta serie, ma, questa volta, l’intelligenza potrebbe prevalere sul mero business e non “svaccare” come troppo spesso è accaduto per altri seriali d’oltreoceano.
Prison Break è  un prodotto televisivo perfetto, e così spero rimanga. Credo lo sperino anche i fan più accaniti, quelli che non ne possono più fare a meno, quelli che lo vorrebbero tutti i giorni, magari solo per loro, quelli che scoprendolo appena comparso sull’etere, quasi tre anni orsono, si sono da allora ritenuti dei privilegiati… come me, d’altronde.
Scritto e prodotto da Paul Scheuring e Brett Ratner, con la supervisione di Dante Spinotti alla fotografia ed attori del calibro dello svedese Peter Stormare, Robert Knepper e William Fichtner, gli sviluppi che seguono il tentativo di fuga di Michael e del fratello Link, prossimo “dead man walking”, dal carcere di Fox River nei pressi di Chicago, e poi le successive peripezie, i nuovi problemi, gli ostacoli sempre più difficili da oltrepassare, è praticamente inevitabile che entrino sotto la pelle e nella mente di chi inizia a seguirle come la peggiore delle droghe.
L’incipit è semplice quanto geniale: due fratelli, molto diversi fra loro per stile di vita e passato, si ritrovano nello stesso carcere. Il maggiore, Lincoln Burrows (Dominic Purcell), è in attesa, da lì a un mese, della sedia elettrica per aver assassinato il fratello della vicepresidente degli Stati Uniti, il più giovane, Michael Scofield (Wentworth Miller, bravissimo, bellissimo, praticamente esordiente) si è fatto arrestare apposta per organizzarne la fuga: in quanto ingegnere è venuto in possesso delle planimetrie del carcere ed ha elaborato un piano tanto complesso ed articolato quanto imprevedibile. Metodo usato per organizzare il tutto: un magnifico ed enigmatico tatuaggio, mistico e su più dimensioni, che lo ricopre interamente fino all’ombelico, faccia e mani escluse, e su cui è riportato tutto, ma proprio tutto, ciò che serve per la fuga dal penitenziario e poi dal paese…destinazione Panama.

Almeno quarantotto puntate di sceneggiatura racchiuse in un disegno.

Una volta dentro il carcere si entra in un microcosmo popolato da presenze indimenticabili. Le citazione e i rimandi sono tanti (Fuga da Alcatraz di Don Siegel su tutti, ma anche Leone, Peckimpah e Mamet) però, questa volta, realmente al servizio della storia e assolutamente non didascalici.
Dal mafioso italiano John Abruzzi, spietato e freddo, al compagno di cella Fernando Sucre, subito amichevole e complice, dal vecchio detenuto saggio e di poche parole che nasconde un prezioso segreto al democratico direttore del carcere Henry Pope, dalle guardie sadiche e corrotte che fanno capo al sergente Brad Bellick alla dottoressa del carcere Sara Tancredi ammaliata dal fascino del protagonista, fino alle due vere nemesi di Michael, l’agente speciale (tossicodipendente) dell’FBI Alexander Mahone, l’unico in grado di arrivare a capirne appieno le mosse e qualche volta a prevederle, e Theodor “T-Bag” Bagwell, assassino, stupratore, pedofilo e nazista ma scaltro come una volpe e troppo spesso sottovalutato dagli altri: “pure evil”, un condensato di cattiveria pura, appunto. Tutta da gustare l’interpretazione strasberghiana di Robert Knepper che fa uso delle movenze e delle posture di determinati animali come il gallo e i rettili per caratterizzare il suo personaggio.
Ce ne sono tanti altri nel corso della storia ed ognuno è rappresentato sempre in modo convincente, spesso geniale.
Le scene cult non si contano, il buonismo è messo da parte e tutto può succedere, lo spettatore è continuamente spiazzato e non c’è mai la sicurezza di ciò che possa accadere: personaggi ritenuti chiave moriranno presto inaspettatamente, altri considerati inizialmente marginali diventeranno pian piano fondamentali.

Tutto questo, lo consiglio vivamente, si può vedere acquistando i cofanetti in vendita e gustarsi di filata un grandioso film di oltre trenta ore. Rigorosamente in lingua originale però…(anche con l’aiuto dei sottotitoli rimane imprescindibile non cedere al pessimo doppiaggio italiano).

Pietro Cattaneo


01-09-2008

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