Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Imminente l'ennesima edizione del megaconcerto in Piazza San Giovanni organizzato da Cgil, Cisl e Uil in occasione della festa dei lavoratori. Per una volta, e con largo anticipo visto il risultato elettorale, l’attenzione dei media sembra essersi spostata più sul contenuto politico, effettivo o presunto poco importa, che sull’ aspetto spettacolare dell’evento. Senza livore, e senza sparare sulla croce rossa, colgo lo spunto per una riflessione.
A voler attribuire incisività politica a un raduno di questo genere ci vuole fantasia. Rischio di scivolare su una gran bella buccia di banana a parlarne in questi termini ancor prima che abbia luogo, ma nulla mi vieta di tornare sull’argomento ex post, battermi il petto e cospargermi di cenere il capo se necessario. Lo scorso anno (con un governo di sinistra in carica – o no?) il presentatore Andrea Rivera, reo di un paio di battute sul Papa, è stato fatto a pezzi, non solo dalla CEI, ma dalla classe politica tutta, e dagli stessi organizzatori. Cosa volete che succeda, ora che la sinistra non è rappresentata in parlamento e il centro-sinistra è all’opposizione? Non sarà qualche slogan in più contro Berlusconi, qualche doveroso richiamo al tema delle morti sul lavoro, qualche minuto di silenzio per la tragedia della Thyssen Krupp (e per tutte le altre, una catena spaventosa, ininterrotta) a nobilitare il tutto.
Semmai, speriamo che il presentatore Claudio Santamaria e quegli artisti che si sentiranno in dovere di dire qualcosa - citiamo Max Gazzé, Subsonica, Caparezza, Afterhours, Irene Grandi, Baustelle,Enzo Avitabile & Manu Dibango, Raiz, Tricarico, Bisca, Zulu e una jazz band guidata da Stefano Di Battista - non eccedano in retorica o in scivoloni grotteschi, che non si sa cosa è peggio. Anche la rievocazione del maggio ’68, di cui ricorre il quarantennale, rischia di risolversi, purtroppo, più in un fantasma ingombrante che altro. La marea umana che affolla la piazza è lì in gran parte per ascoltare musica, e il dato è già evidentissimo dalla diretta televisiva, figuriamoci partecipando in prima persona: il boato continuo, indifferente o addirittura infastidito, che si alza puntuale quando qualcuno degli artisti tenta di veicolare un messaggio importante, magari interrompendo il ritmo dello show, sta lì a dimostrarlo. Non sono le bandiere del sindacato, gli slogan o le magliette con l’effige del “Che” a cambiare le coscienze, meno che mai le cose. Sarebbe quasi più onesto, da parte degli organizzatori, abbandonare ogni pretesto politico e far passare l’iniziativa per quello che è o è diventata: un’occasione di intrattenimento di massa, un’enorme vetrina promozionale per i cantanti, i gruppi, le case discografiche.
Da qualche tempo poi si è presa l'abitudine di celebrare alcuni “grandi vecchi” della nostra canzone, o perché muoiono (e quando toccò al povero Gaber è stato svilito e svuotato di senso) o perché compiono 70 anni, e a quel punto è lecito supporre che si tocchino fugacemente i coglioni. Passi l’Enzo Jannacci in gran spolvero del 2005: il dutùr (a me molto caro) è sempre stato politicamente schierato. Molti suoi testi toccano il tema della disuguaglianza sociale, e cantano chi, con fatica, preserva la sua dignità nelle mille difficoltà della vita. Ma Celentano? Con tutto il rispetto per una figura storica della canzone italiana, un grande uomo di spettacolo, qual è lo spessore politico del molleggiato? Perché quest’anno si festeggiano i suoi, di 70 anni. Direi, in prima istanza: basta. E in seconda: ma ce l’avete presente l’ambiguità di fondo, il pressappochismo (politico, sociale, culturale) di certe sue sparate, certe sue prese di posizione? Detto per inciso, pare che neanche si farà vedere, alla sua festa. Bel cafone. Come lo intitolano il concerto, Chi Non Lavora Non Fa l’Amore? Per il prossimo, mi permetto di suggerire, in un impeto di onestà che dovrebbe coinvolgere tutti gli artisti (perché i lavoratori dello spettacolo sono altri: tecnici, fonici, datori luci, assistenti di palco…) Sempre Meglio Che Lavorare.
Adriano Lanzi
28-04-2008
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