Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"Third"
(Universal)
Voto: 7
2008
La “Club Culture” degli anni 90’ è stata una scena particolarmente attiva e densa, che ha rivoluzionato le modalità di produzione, fruizione e distribuzione della musica.
L’esplosione della House – che prima di genere è stata espressione di un nuovo modo di “music making”, grazie ai nuovi mezzi che la tecnologia metteva gradualmente a disposizione durante quegli anni si è intrecciata naturalmente con la progressiva espansione di Internet, che cominciava a virtualizzare le nostre vite.
Il risultato della scena musicale di quegli anni è stato un forte “accentramento emotivo”: testi, suoni e melodie cominciarono a piegarsi su loro stessi, dando vita ad una nuova forma di espressione, una specie di “esistenzialismo digitale”, con un arco che andava – con declinazioni diverse – dai Nirvana ai Radiohead.
Nel mezzo, nuove realtà: gruppi che frullavano suoni degli anni settanta, solitudini degli ottanta e vite dei novanta; trionfi di sintesi analogica, strappi emotivi di voci sofferte, ritmiche ossessive, adatte alla trance collettiva che i raves di quegli anni inspiravano, ritualizzando la musica non come evento di collettività senziente, ma come aggregazione di tante singole individualità, unite tra loro eppure separate, come lo sono la chimica e la fisica.
Il lungo preambolo servirà all’ascoltatore del bel "Third" (di cui il crakblog ha parlato in occasione del lancio telematico) ad entrare nella giusta mentalità per poter apprezzare gli ambienti sonori dipinti dalla band di Barlow e Gibbons.
Undici brani di sonorità non sorprendenti, ma già patrimonio dell’inconscio collettivo di un’intera generazione.
Beth Gibbons sospira i suoi temi su basi più industrial di quanto non fossero quelle dei due dischi precedenti (oramai lontanissimi, undici anni tra il penultimo Portishead e questo del 2008).
Un episodio come "Deep Water", di sapore quasi Decò, che richiama alla mente qualcosa di Coco Rosie e,più nello specifico, "One More Kiss Dear", tratto dalla colonna sonora di Blade Runner firmata da Vangelis.
Poi molta sperimentazione, con una scelta che viaggia tra l’aggressività più spinta ("Machine Gun") e la melanconia “liquida” di brani come "Small", che parte da un’idea quasi indiana di Raga, per approdare a suggestioni Pinkfloydiane, con ritmica e melodia ossessive in tre quarti, che non possono non far pensare alla psichedelia di trent’anni fa.
"Third" è un buon lavoro, fortemente caratterizzato, che trova nella personalità della cantante e nell’organicità dei suoni i suoi punto di forza.
Sembra quasi una colonna sonora, e visto il precedente di "Dummy", la cosa non ci sconcerta, e cominciamo a pensare che una forza aggiunta dei Portishead – la forte Narratività – sia dovuta proprio ad una visione “filmica” della composizione.
Per non saper né leggere né scrivere, siamo d’accordo e ci piace.
Anadi Mishra
24-12-2008
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