Edgar Allan Poe

Per il bicentenario della nascita, una rifelssione su uno degli scrittori più influenti della storia della letteratura. Anche più di quanto si creda.

Edgar Allan Poe

 

Esiste allora una diabolica provvidenza che prepara l’infelicità dalla culla,
che getta premeditatamente esseri angelici, ricchi d’intelligenza, in ambienti ostili, come martiri nel circo?
Vi sono dunque delle anime sacre votate all’altare, condannate a camminare verso la gloria e la morte, calpestando le proprie macerie?
L’incubo delle tenebre stringerà in una morsa eterna queste anime elette? Inutilmente si dibattono, inutilmente si addentrano al mondo,
ai suoi fini ultimi, agli stratagemmi; perfezioneranno la loro prudenza, sprangheranno tutte le uscite, barricheranno le finestre contro i proiettili del caso;
ma il diavolo entrerà dalla serratura; una perfetta virtù sarà il loro tallone d’Achille, una qualità superiore il germe della loro dannazione
(Charles Baudelaire, “Introduzione a Edgar Allan Poe” 1856)


Come autore letterario Edgar Allan Poe, di cui ricorre in questi giorni il bicentenario della nascita, ha spaziato in ogni genere e in ogni campo sempre con lucidità e genialità. Tutte le sue poesie sono di un livello notevole e con “The Raven (Il Corvo)”, ha raggiunto il nirvana della composizione poetica. “Eureka”, un saggio apparentemente filosofico-scentifico, in realtà esprime al meglio il pensiero del poeta, senza mai perdere di vista la composizione letteraria, che risulta anche in questo saggio predominante rispetto agli altri fattori.

A Poe non è mai mancata, altresì, la giusta dose d’ilarità, come si può notare nella raccolta dei “Tales strangers (Racconti stravaganti)”, i racconti meno noti dell’autore di Boston, dove il capriccio, la beffa e l’ironia vengono filtrati attraverso una precisa struttura letteraria che fa da impalcatura alla loro forma di divertissement. L’influenza di Poe, da Baudelaire in poi, è stata vastissima e su di lui hanno condotto ricerche studiosi del calibro di Walter Benjamin, Roland Barthes, Jacques Lacan, Romain Rolland tanto per citarne alcuni tra i più famosi. Inoltre Edgar Allan Poe fu anche il “papà” della letteratura gialla: “The murders in the rue Morgue (I delitti della via Morgue)”, “Mistery of Marie Roget (Il Mistero di Marie Roget)” e “The purloined letter (La lettera rubata)” sono gli archetipi costitutivi del giallo deduttivo, ove la derivazione logica di un fatto discende da un altro, laddove l’assassino  risulta un personaggio sconosciuto al lettore, poiché fin verso la fine del racconto il suo personaggio non appare nelle pagine del romanzo. Per intenderci meglio, parliamo del giallo alla Sherlock Holmes: infatti è al personaggio di Auguste Dupin, l’investigatore protagonista dei tre racconti sopracitati, che Sir Arthur Conan Doyle si è ispirato per creare quello che è diventato il detective più famoso del mondo (come sottolineato anche dal bellissimo saggio su Poe fatto da Tommaso Pincio sulle pagine della “Repubblica”

Edgar Allan Poe ha scritto anche un romanzo lungo, “The adventures of Arthur Gordon Pym (Le avventure di Arthur Gordon Pym)” e un saggio sulla composizione narrativa, “Philosophy of composition”, dove teorizza (e applica) la supremazia del racconto breve sul romanzo lungo, a causa dell’impossibilità, in quest’ultimo, di mantenere elevata la tensione nei confronti del lettore (e, in parte, il suo romanzo sembra essere scritto per confermare la sua teoria). Ovviamente l’apice di questa sua fervente attività letteraria, come una grande cupola che tutto racchiude e sovrasta, sono i Racconti dell’orrore: brevi, intensi, angoscianti.
E’ da loro, per esempio, che prenderà spunto Villers de l’Isle-Adam per comporre i suoi “Racconti crudeli”, come gli sono debitori anche alcune atmosfere presenti in Oscar Wilde oltre, ovviamente, tutta la narrativa horror moderna e contemporanea. I Racconti di Poe hanno la capacità di trasmettere al lettore uno stato di frenesia, creata dall’alternanza tra il delirio e l’angoscia. Tale stato viene prodotto nella mente del lettore attraverso un violento, quanto elegante, gioco psicologico, dove le ossessioni dei personaggi narrati vengono riversate nell’animo del lettore, rimuovendo cosi le sue paure e i suoi  istinti inconsci, celati dalla ragione. E’ il processo onirico che produce sogni e incubi e, come esso, i racconti di Poe producono (rappresentandoli) degli incubi (in rari casi dei sogni) a occhi aperti, lo stesso autore nel suo racconto “Eleonor” scriveva: “Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte”.
S’intende cosi meglio quanto gli siano debitori dai simbolisti agli espressionisti passando per i surrealisti e tutte quelle correnti moderne le quali si prefissero di rappresentare l’inconscio dell’uomo e della natura, celato sotto le spoglie della ragione e della realtà osservata solamente da un punto di vista esteriore.
Ma l’ecletticità di Edgar Allan Poe, lo pone decisamente al di sopra di tutti gli autori (o movimenti) che abbiano preso spunto dalla sua opera, poiché tale ecletticità costituisce in realtà un corpus unico: l’interpretazione spirituale della cultura classica, con la consapevolezza di non poter rivivere quella bellezza perduta, se non attraverso l’immaginazione, costituisce l’elemento unificante di tutta la sua opera. Il senso del bello inteso classicamente è riscontrabile nel rapporto tra la purezza delle sculture di Canova con la tipologia di donne amate in vita dal poeta, della cui moglie Virginia Clemm, un contemporaneo scrisse: “il suo volto sfiderebbe il genio di un Canova a imitarlo”. Come altresì esplicativi sono i versi della sua poesia “To Helen”: “La tua chioma di giacinto, il tuo classico volto/ le tue arie di Naiade mi hanno ricondotto/ alla luce che fu la Grecia/ alla grandezza che fu Roma”. E la purezza, la perfezione del suo stile e la lucidità del suo pensiero non furono mai alterati dal tremendo vizio dell’alcolismo che afflisse il poeta portandolo alla morte ad appena 40 anni.
Edgar Allan Poe visse nella povertà economica e materiale, ma con un’immensa ricchezza umana e una formidabile genialità letteraria, cosi immensa che, dopo aver creato materia letteraria per un’innumerevole serie di movimenti, generi e autori, ancora viene ampiamente saccheggiato, come dimostrato anche da uno degli autori più conosciuti del thriller contemporaneo, quel Michael Connelly che nel suo romanzo “Il Poeta” (a cui ha fatto seguire il meno efficace “Il Poeta è tornato”) presenta un serial killer che fa scrivere alle se vittime alcuni versi di Poe prima di ucciderle.


Alessandro Morera



23-01-2009

14 Dicembre: Marco Travaglio

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14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870

L'inverno di Frankie Machine

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Di Don Winslow
Einaudi
320 pp.
16,00 euro

Lorenzo Guadagnucci-Noi della Diaz

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Terre di Mezzo editore

Fuori Piove (G.Cardillo)

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Teatro Cometa Off
Via Luca Dalla Robbia 47
06 57284637

Andrè Helena - Un uomo qualunque

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(Le Demi-Sel)
Fanucci Editore
192 pp.
16 Euro.

ACAB - Carlo Bonini

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Carlo Bonini
(Einuadi Stile Libero)
191 pp.
16,50 euro