14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870

di Budd Schulberg
1941 (prima Ed. italiana 2005)
Sellerio
395 pp.
Budd Schulberg è personaggio controverso. Figlio di un produttore della Hollywood dei pionieri, sceneggiatore di gran classe (ha scritto ‘Fronte del porto’ e ‘Un volto nella folla’ diretti da E.Kazan, tanto per fare due esempi....), comunista prima e delatore di fronte alla commissione McCarthy poi, scrittore di culto in odore di accesso nell’Olimpo dei grandi per tutta la vita. Oltre a tutto questo, Schulberg (che oggi ha più di novant’anni), è stato sempre una miccia innestata di polemiche. Attorno ai suoi scritti, attrono alla sua persona.
Dopo ‘I Disincantati’, spendido romanzo che racconta il suo incontro realmente avvenuto con un F.S.Fitzgerald ormai alcolizzato, è stato accusato da Hemingway di essere uno sciacallo.
Dopo questo ‘Perché corre Sammy’ mezza Hollywood ha cercato di linciarlo.
E i motivi sono evidenti. La voce narrante Al è uno sceneggiatore che vivacchia ai margini della Mecca del cinema durante l’età dell’oro (anni 40), e assiste, affascinato e impotente, alla gloriosa ascsa di Sammy Glick.
Chi è Sammy Glick? Un ragazzino ebreo venuto dai sobborghi di New York, avido, duro, arrogante e rozzo, pronto a tutto pur di raggiungere la vetta.
Al Manheim ne diventa il biografo involontario, visto che Sammy (che di amici veri non ne può avere…) lo ha scelto come amico e confidente.
E Al è diviso tra il disgusto e l’attrazione, non tanto per Sammy in sé, ma per quella domanda ossessiva: Perché corre Sammy?
Qual è la spinta, dov’è il rovello che trasforma un ragazzo qualunque in uno squalo?
Parabola sul successo e sulla vaquità, atto d’accusa durissimo verso il mondo di lustrini del cinema, il romanzo scorre via intenso e leggerissimo, crudele e divertente, sempre sull’orlo di un piccolo capolavoro di ossimori.
Mentre nella mente del protagonista la domanda ‘Perché corre Sammy’ si fa ossessiva e malsana, sembra via via astrattittarsi e diventare una richiesta di risposte assolute sui meccanismi stessi della vita umana. Perché si corre? Perchè ci si danna per andare avanti, perché di combatte? Quali sono i confini dell’etica? Fino a dove ci si può spingere pur di raggiungere il successo?
E’ su queste risposte che ragiona Schulberg attraverso il suo io-narrante Al Manheim, la brillante e libera sceneggiatrice Anne, e tutti gli altri personaggi più o meno divorati dall’ambizione bruciante del giovane Sammy Glick.
Sullo sfondo, la Hollywood dilaniata dalle lotte sindacali e dalla difficile transizione che la porterà a perdere ogni innocenza e diventare la più grande industria dell’intrattenimento del pianeta, raccontata in modo feroce e venato del miglior umorismo ebraico.
Non è però soltanto un astratto affresco sul mondo del cinema, quello di Schulberg, perché lui, figlio di un produttore e sceneggiatore Hollywoodiano, si esercita in un pericoloso gioco di specchi, nel quale il who’s who (capire quale persona reale si cela dietro un personaggio) certe volte è facile perfino per un lettore italiano di oggi. Figuriamoci per un americano dell’epoca.
Nicola Ravera Rafele
25-01-2008
14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870