8/Huit/Eight (AA.VV)

Otto registi per otto cortometraggi su temi sociali. Tanto grandi nomi, ma si salva solo la Campion...

8/Huit/Eight (AA.VV)

8/Huit/Eight

Francia 2008

Un film di Jane Campion, Gael García Bernal, Jan Kounen, Mira Nair, Gaspar Noé, Abderrahmane Sissako, Gus Van Sant, Wim Wenders

Con: Ranvir Shorey, Konkona Sen Sharma, Ingvar Eggert Sigurðsson, Justine Clarke, Russell Dykstra, Chris Haywood (...)

Sceneggiatura: AA.VV.

Scenografia: AA.VV

Montaggio: AA.VV

 

PRESENTATO AL FESTIVAL DI ROMA 2008

Il rischio inevitabile  legato al progetto di assegnare 8 cortometraggi a 8 registi differenti sul tema delle 8 sfide che l’umanità tenta di vincere entro il 2015 (sconfiggere fame, povertà, aids, mortalità infantile, garantire istruzione, etc) era quello di assistere ad un pesante ibrido dove la creatività dei vari registi venisse imbrigliata in favore del messaggio sotteso a tutta l’operazione, o quello di virare tutto su qualcosa di artisticamente bello che però dimenticasse il valore e l’impostazione stessa del progetto teso a scuotere le coscienze e soprattutto a informare il pubblico. Tra le due possibilità il risultato finale di “8” è in linea con la prima ipotesi. Si sceglie cioè di mettere in primo piano il messaggio e, talvolta, si assiste a qualcosa di interessante, altre a tentativi più o meno riusciti di adesione al progetto. La delusione più forte resta però quella di scoprire come mostri sacri del cinema (Wenders, Mira Nair, Gus van Sant) di fronte ad una sfida, un progetto con un tema su cui ci si poteva ampiamente mettere in gioco, inventarsi di tutto, sfidare le convenzioni, si limitino ad un compitino con la mano sinistra del tutto inadeguato al loro prestigio. Fatta eccezione per il meraviglioso corto di Jane Campion, tornata in forma come da anni non la vedevamo più. Il suo film sulla siccità in Australia per parlare della scarsità di risorse del pianeta, mostra con il suo tocco poetico e a volte iperrealista, il ritorno ad una specie di passato ancestrale dove si invoca l’arrivo della pioggia con richiami legati ai sogni e alla magia. Nel suo film di lacrime e morte, la pioggia diventa elemento tematico e personaggio a tutti gli effetti. Una vera delizia di cui ci si aspetterebbe di vedere la versione lunga se esistesse. Per il resto, si diceva, poco e niente, Wenders parte bene ma spreca tutto col suo solito baraccone buonista con Bono ormai patetica icona di salvatore dell’umanità. Speriamo che almeno il film, vanificato il suo valore artistico, possa risultare utile per le famose coscienze da svegliare, perché svegliare gli spettatori sarà difficile. 


Tommaso Capolicchio


26-10-2008

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