CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

Spa, Mex 2007
Un film di Juan Antonio Bayona
Con: Belen Rueda, Fernando Cayo, Roger Príncep
Sceneggiatura: Sergio Sanchez
Fotografia: Oscar Faura
Montaggio: Elena Ruiz
Potrei fare la più breve delle recensioni, condensandola in due parole ("Che palle", infatti sono proprio due) parlando di questa cosa incomprensibile sponsorizzata da Del Toro. A uno come me che ama il genere mistery, l’horror ma dalle care, vecchie terrificanti radici gotiche, fatto di porte che si chiudono, passi in lontananza, ombre che ti sfiorano, un film come questo fa venire l’acquolina in bocca. Prima di andarlo a vedere, però. Innanzitutto il titolo: perché un film spagnolo, che si svolge in Spagna si deve chiamare The Orphanage? Mi ricorda i nomi degli attori italiani all’epoca degli spaghetti western che, per darsi un tono, usavano i cognomi di colleghi famosi americani (John Brando, Henry Wayne).
La trama è la solita pizza. Laura, una donna cresciuta felicemente in un orfanatrofio (un orphanage, sorry, che dista dal primo centro abitato come l’Italia dalla sonda spaziale Voyager) trent’anni dopo lo acquista e lo riadatta per farne una casa famiglia per bambini portatori di handicap. Con lei ci sono il marito, medico e poco incline al paranormale, e il figlioletto adottivo, minato da una malattia e che, appena messo piede nella casa, comincia a parlare con amici immaginari, a coinvolgere la madre in sciarade e cacce al tesoro con una rapidità e un'arguzia che avrebbero dovuto atterrire la genitrice. Invece no.
Ovvio che Laura è l’unica che creda a quello che dice il figlio il quale, il giorno dell’inaugurazione della casa famiglia, sparisce nel nulla. Bella garanzia per i genitori dei bambini che dovrebbero essere ospitati. Infatti, Laura resta sola, col marito che, cieco ad ogni rumore, apparizione, voce che la moglie sente, non trova di meglio, dopo mesi e mesi di inutili ricerche del bambino, che lasciarla nel casone, da sola.
Ma lei mica demorde! Naaaa! Capisce che la chiave sta nel passato (pensa che novità!).
Poteva mancare la medium? Certo che no. Arriva, interpretata da Geraldine Chaplin, che sembra Carla Fracci, che parla come parlano i medium nei film di bassa lega (lentamente come si fa con i matti) e a cui, giustamente, nessuno crede, dalla poliziotta, interpretata dalla sosia di Carla Signoris che non fa ridere, allo spettatore, che invece sbadiglia.
Lo avevano reclamizzato come la risposta del 2008 a The Others? Si vede che non hanno capito bene la domanda! Il film con la Kidman era lo splendido esempio di come il racconto gotico dell’orrore può ancora sviscerare le nostre paure innate, a prescindere dal geniale colpo di scena finale. A The Orphanage non basta una casa spettrale, i temporali che scoppiano improvvisi (manco fosse stato girato a Roma la settimana scorsa) o il parquet che scricchiola. Gli manca tutto il resto, a cominciare da una storia credibile, o meglio, incredibile.
Stefano Ceccarelli
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19-12-2008
CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?