Torna Manuli, a dieci anni di distanza da “Girotondo, giro intorno al mondo"

(Die Welle)
Ger 2008
Un film di Dennis Ganser
Con: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt
Sceneggiatura: Dennis Gansel e Peter Thorwarth (da romanzo di William Ron Jones)
Fotografia: Torsten Breuer
Montaggio: Ueli Christen
“L’onda” nasce da una storia vera. Un esperimento fatto da un professore di liceo californiano nel 1967, esperimento che poi è diventato un libro scritto dallo stesso professore William Ron Jones.
Il regista Dennis Gansel sposta la storia nella Germania di oggi.
Ma veniamo all’esperimento.
Rainer Wenger è un professore di liceo con maglietta dei Clash, che somiglia (pure fisicamente) a Nick Hornby ed è, ovviamente, adorato dai suoi studenti.
Quando gli viene chiesto di tenere una settimana di lezioni a tema sull’autocrazia, Rainer decide di fare un esperimento, una prova pratica: comincia obbligando la classe a una severissima disciplina, ne cementa lo spirito di gruppo, poi li fa vestire tutti uguali. Dopo due giorni scopre con grande sorpresa che i ragazzi sono entusiasti. Con incredibile rapidità il gruppo, denominato “L’onda”, si cementa, le differenze si annullano, gli "altri vengono espulsi.
Da qui alla violenza il passo è breve. E il finale sarà drammatico...
Costruito con grande intelligenza narrativa, “L’Onda” è solo in parte un film sul nazismo, semplificazione forzata dall’ambientazione tedesca della storia.
Il punto di partenza di Gansel è più complesso di così: “L’onda” è un film sulla società di massa, sui meccanismi del consenso, sul ruolo dell’individuo all’interno della collettività. Il mostruoso processo di omogeneizzazione che coinvolge i ragazzi del liceo richiama alla mente, senza scomodare Hitler, qualunque gruppo da stadio, e anche l’Italia berlusconiana del Grande Fratello.
Gansel e il suo sceneggiatore Peter Thorwarth non ci vogliono mettere in guardia verso l’abominio delle autocrazie passate, ma farci riflettere sulla fragilità di una democrazia che si fonda sulla dittatura di una maggioranza facilmente plagiabile. La forza del film è proprio nel suo essere drammaticamente contemporaneo, il passato è soltanto un’ eco inquietante.
Per raccontare l’esperimento, Gansel sceglie un taglio di regia coinvolgente e giovanile, ritmato fino ai limiti del video clip in alcuni punti, ma senza rinunciare per questo alle giuste lentezze narrative, utili per descrivere con attenzione i ragazzi.
L’unico limite del film è in alcuni dialoghi, un pò ingenui (ma probabile che sia colpa del doppiaggio, a occhio e croce pessimo), e forse in qualche schematismo sociologico di troppo. Forse inevitabile in un film dichiaratamente “a tesi”.
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Nicola Ravera Rafele
06-03-2009