CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

Non è un paese per vecchi
(No country for old men)
Di Joel e Ethan Coen
Con J.Brolin, T.Lee Jones, J.Bardem, W.Harrelson
Sceneggiatura:Joel e Ethan Coen
Montaggio:Ethan Coen
Fotografia: R.Deakins
Vincitore di ben 4 premi Oscar compresi miglior film e miglior regia, ‘Non è un paese per vecchi’ è uscito in Italia preceduto dalla fama di film dell’anno.
Tratto dallo splendido omonimo romanzo di Cormac McCarthy, il film racconta il tentativo di fuga di Llewelyn Moss (Josh Brolin) da un killer psicopatico che gli dà la caccia (Javier Bardem). Causa di simile problema per Mr.Moss è il ritrovamento di una valigetta piena (ma proprio piena) di dollari che appartiene a spacciatori messicani. Il killer psicopatico è lì per recuperarla, altri spacciatori assoldano un altro killer (Woody Harrelson), Moss continua a fuggire inseguito da un numero crescente di assassini, e il vecchio sceriffo (Tommy Lee Jones) non riesce a far molto per proteggerlo.
Sfondo (ma forse vero protagonista…) della storia è uno scenario da western moderno, polveroso e scalcinato, fatto di pianure assolate e Motel, paesini desolati lungo il confine con il Messico e ‘strade blu’ che corrono in mezzo al deserto.
Il film scorre molto fedele al libro, soprattutto nella prima parte, costruendo bene la tensione dell’inseguimento. Memorabile il personaggio del killer psicopatico, valso un meritato Oscar a Javier Bardem, che uccide con una bombola ad aria compressa e parla solo per enunciare massime di morte.
E’ nella seconda parte che i Coen sembrano un po’ perdersi nell’autocompiacimento. Tirano all’eccesso la struttura ellittica del racconto (praticamente tutto succede fuori scena, raggelando un po’ la narrazione), e la pur perfetta regia sembra indugiare un po’ troppo in stilemi classici del loro modo di fare cinema: a tratti sembra proprio un film ‘alla maniera’ dei Coen, e questo toglie un po’ di freschezza.
E’ sicuramente ben riuscito il tentativo di entrare nei meccanismi del noir rimandendo focalizzati molto sui personaggi e pochissimo sulla trama (un po’ come in ‘Fargo’), solo che, nella seconda parte, affiora la sensazione che il film non vada in profondità quanto dovrebbe, rimandendo così a metà del guado: la storia è meno avvincente di quanto potrebbe, e i personaggi rimangono sulla carta, scheamatici e poco ‘vissuti’ (se si eccettua il già citato Bardem).
Un esempio di quanto detto lo troviamo guardando al vecchio sceriffo. E’ lui il vero protagonista-ombra nel romanzo, è a lui che McCarthy affida lo sguardo ‘morale’ sugli avvenimenti, e i Coen provano a fare la stessa cosa. Ma non ci riescono. Semplificando (per ragioni di ovvia scorrevolezza narrativa) i pensieri in libertà del vecchio sceriffo, i Coen li banalizzano, perdendo buona parte della vera anima del romanzo.
Che fosse difficile fare un film da ‘Non è un paese per vecchi’ era evidente mentre lo si leggeva, che i Coen fossero gli unici che potevano provarci era altrettanto chiaro. Il risultato è, appunto, altalenante. Un film pieno di ‘piccole buone cose’, qualche idea geniale, ma nel complesso un po’ inerte.
Se poi mi si passa la provocazione, questo giudizio non si discosta di molto dal giudizio che darei su tutta la produzione dei fratelli di Minneapolis. Registi di culto come pochi altri negli ultimi vent’anni, hanno secondo me sempre confezionato piccoli film straordinariamente ben fatti, a volte geniali, ma mai capolavori, dando il meglio di loro sul racconto minimale della provincia americana (‘Fargo’) e perdendosi un po’ quando crescevano le aspettative (‘L’uomo che non c’era’).
Un discorso a parte merita ‘Il grande Lebowski’, che chi vi scrive ama visceralmente, al punto di considerarlo il miglior film dei fratelli Coen.
Ma queste sono questioni di gusti. La discussione è aperta sul Forum
Nicola Ravera Rafele
01-03-2008
CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?