Lorenzo Guadagnucci-Noi della Diaz

Terre di Mezzo editore

Lorenzo Guadagnucci-Noi della Diaz

 

Lorenzo Guadagnucci

Noi della Diaz

Terre di Mezzo editore           

 

 

Nella puntata di Blu Notte dedicata ai fatti di Genova durante il G8 del 2001, Carlo Lucarelli esordisce con una riflessione apparentemente scontata, ma che scontata non è affatto. Negli ultimi anni, la diffusione capillare di telefonini, fotocamere e videocamere digitali ha amplificato a dismisura la portata e la fruibilità mediatica degli eventi, da quelli più insignificanti fino ai grandi avvenimenti d’impatto politico, sociale e culturale. Il G8 di Genova fu un avvenimento di portata storica, e per la prima volta, oltre al racconto di chi c’era, chi invece non c’era ha potuto conoscerne lo svolgimento fin nei dettagli attraverso migliaia di fotografie e centinaia di ore di riprese, ufficiali e soprattutto amatoriali. Un evento quindi in teoria non catalogabile alla (pingue) voce dei grandi misteri italiani. Un evento rispetto al quale chiunque avrebbe potuto facilmente far proprio l’ “Io so” di pasoliniana memoria, che però negli anni Settanta era il frutto prevalente dell’intuizione e dell’inarrivabile spirito di osservazione e comprensione del genio friulano. Nessuna telecamera aveva ripreso i fascisti mentre piazzavano le bombe a Piazza Fontana, sui treni , nelle piazze del sindacato e qualche anno dopo nelle stazioni dei vacanzieri d’agosto. Tutti hanno visto invece, o avrebbero potuto vedere con i propri occhi sullo schermo di un computer o di un televisore, lo scempio che si è consumato a Genova in quei tragici giorni d’estate di otto anni fa.

Lorenzo Guadagnucci non è un estremista. Non era, all’epoca dei fatti, membro di nessuna delle associazioni che costituivano la rete mondiale del Social Forum. Non era allora e non è un agitatore, né un anarchico e nemmeno un pacifista “da strada”. Guadagnucci era ed è un giornalista moderato di una testata moderata come il “Resto del Carlino”. Andò a Genova perché era interessato ai movimenti cosiddetti (sommariamente) no-global, perché ne riconosceva la portata, ne ammirava lo spirito e la consistenza delle ragioni. Perché forse, pur da posizioni meno radicali, nutriva anche lui la speranza che un mondo migliore era ancora possibile e quella speranza avrebbe voluto osservarla, viverla con i propri occhi, tesa nei cuori e nelle braccia alzate delle centinaia di migliaia di manifestanti pacifici che in quei giorni giunsero a Genova per far sentire la propria voce. Ebbe però la sventura di trovarsi nella scuola Diaz quando la polizia fece irruzione, massacrando selvaggiamente decine e decine di persone inermi, molte delle quali (tra cui lo stesso Guadagnucci) già dormivano al momento dell’irruzione. Molti forse ricorderanno – con ribrezzo – la conferenza stampa del giorno dopo, nella quale funzionari di polizia imbellettati e impettiti mostrarono con orgoglio l’arsenale che i “pericolosi sovversivi” della Diaz conservava all’interno della scuola, e che avrebbe giustificato l’irruzione e la violenza dei pestaggi. Tutto clamorosamente, tragicamente falso. Un’invenzione invereconda, una messinscena che nemmeno Videla e Pinochet dei tempi d’oro. Tutto faslo, si diceva, tranne le botte e il sangue. Quello era vero, invece, al punto che qualche anno dopo fu lo stesso Michelangelo Fournier, all’epoca dei fatti vicequestore aggiunto del primo reparto mobile della polizia di Roma (e presente durante l’irruzione alla Diaz) a coniare il triste appellativo di “macelleria messicana”. Guadagnucci, beffa atroce oltre al danno morale e fisico, fu arrestato. Evitò il carcere perché ferito, ma fu piantonato in ospedale per i tre giorni successivi, guardato a vista come un criminale qualsiasi.

Sarebbe inutile, e perfino doloroso, ripercorrere le tappe di quella vicenda, di quella della Diaz come delle torture nella caserma Bolzaneto, della morte di Carlo Giuliani e di tutto quanto accadde allora. Chiunque voglia approfondire i fatti e documentarsi sull’esito dei processi non ha che l’imbarazzo della scelta.

Ma ciò che più conta, ciò che si legge tra le righe del racconto di Guadagnucci, riflettendo a freddo su quanto accadde allora e su quanto è successo dopo, è una realtà se possibile ancor più tragica e inconsolabile. Tutti i protagonisti di quei fatti, dai mandanti (im)morali agli esecutori materiali, sono ancora tra noi. Sono il presidente del consiglio, il presidente della camera, l’allora ministro dell’interno, sono il capo della polizia e i funzionari di grado più alto spesso inopinatamente premiati con avanzamenti di grado e di carriera, molti dei quali ebbero il tragicomico ardire di affermare che a Genova era andato “tutto bene”, anche sotto il profilo dell’ordine pubblico (sic!). Ma sono anche i mestieranti scialbi della sinistra italiana, che, con qualche rara e lodevole eccezione,  finsero indignazione all’epoca dei fatti per pura convenienza politica, salvo poi ritrarsi al momento dell’assunzione delle responsabilità (qualcuno ricorda che nel programma dell’Unione che vinse le elezioni del 2006 c’era la commissione d’inchiesta sui fatti di Genova, ben presto invece affossata e soppiantata dalle beghe dei teodem e dall’insolenza mastelliana?).

Di fronte ad una vicenda come quella narrata dal libro di Guadagnucci è difficile guardare al futuro con il benchè minimo senso di speranza e di fiducia. La rete del Social Forum si è praticamente dissolta, sovrastata da quello stesso strapotere politico-economico che mentre soffocava con la violenza i movimenti seminava i disastri di cui oggi hanno tutti evidenza (ma solo perché quest’evidenza ci svuota le tasche); la verità giudiziaria, annacquata dall’oblio mediatico e dall’onta delle prescrizioni, non ha fatto che sugellare l’inedia politica e il collasso delle garanzie democratiche che furono alla base di quella vicenda. La verità storica, una verità non discutibile se non a costo di negare un’evidenza clamorosa, è sotto gli occhi di tutti, come si diceva all’inizio. Ma sembrano, i nostri, occhi incapaci di vedere anche quando ne avrebbero possibilità. Occhi annebbiati da qualche decennio di tetto-crazia televisiva, dal fascismo strisciante del potere politico e dall’ormai cronica insipienza (macchiata di evidente complicità) di chi quel potere dovrebbe contrastare. Restano le parole amare di chi c’era, come Paolo Fornaciari, uno dei manifestanti pacifici che subirono violenze e torture indiscriminate e ingiustificate, e che a distanza di qualche anno racconta la terribile esperienza del carcere, nelle pagine di un toccante Diario posto in appendice al libro di Guadagnucci, e che così conclude il suo racconto:

"Le analisi sul perchè è accaduto quel che è accaduto, sui pestaggi indiscriminati, sulle torture, sulla morte di Carlo e il tentato omicidio di altri, sono in corso da anni da parte di un ahimè sempre più ristretto numero di persone interessate alla verità. Anche per colpa del disinteresse della quasi totalità dell'opinione pubblica, della classe politica, delle istituzioni, la verità pare ormai interessare solo a qualche nostalgico della dietrologia e del complottismo, a pochi disfattisti anti-Stato, come veniamo a volte definiti, che vorrebbero in realtà non tanto e non solo la punizione dei responsabili, quanto l'ammissione dei gravissimi reati contestati e sotto gli occhi di tutti. Occhi evidentemente chiusi che non hanno voluto vedere e che continuano a negare l'evidenza di altissimi funzionari della polizia di stato che hanno mentito, costruito prove false, prodotto lesioni su corpi inermi e innocenti e mille altre nefandezze difficilmente commentabili. Atti responsabili della distruzione fisica e psichica della vita di centinaia di persone e delle loro famiglie, anziani, giovani e giovanissimi che insieme a tutti quelli che erano lungo le strade di Genova hanno perso la speranza in un mondo diverso".

 

Marco Florio



02-03-2009

14 Dicembre: Marco Travaglio

14 Dicembre: Marco Travaglio

14 dicembre al GranTeatro
V.le di Tor Di Quinto, 1 ore 21
Info: 06.54220870

L'inverno di Frankie Machine

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Di Don Winslow
Einaudi
320 pp.
16,00 euro

Fuori Piove (G.Cardillo)

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Teatro Cometa Off
Via Luca Dalla Robbia 47
06 57284637

Andrè Helena - Un uomo qualunque

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(Le Demi-Sel)
Fanucci Editore
192 pp.
16 Euro.

ACAB - Carlo Bonini

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ACAB
Carlo Bonini
(Einuadi Stile Libero)
191 pp.
16,50 euro

Sway (Zachary Lazar)

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Einaudi
269 pp.
18,00 euro