MATERIE PRIME - Nina Simone & Piano (1970)

Il disco più intimo della straordinaria cantante e pianista. Una perla da riscoprire.

MATERIE PRIME - Nina Simone & Piano (1970)

Nina Simone & Piano

Camden, 1969

Musicisti: Nina Simone, voce e pianoforte.

 

 

 

"Preferirebbe essere ricordata per My Baby just cares for me o per..."

"Preferirei essere ricordata per Nina Simone & Piano!" (intervista, marzo 1999)

 

Dovendo scegliere un solo LP nella sterminata discografia di Nina Simone (Eunice Kathleen Wymont, 1933 - 2003), cantante, pianista, compositrice, interprete, attivista dei diritti civili, è giusto che Crak! si occupi del capolavoro relativamente misconosciuto Nina Simone & Piano, non per una forma di snobismo ma perchè è il disco che la diretta interessata ricordava, pochi anni prima della morte, con più affetto. Diciamolo subito, dal punto di vista della tecnica, sia pianistica che vocale, la Simone catturata in questi solchi era al suo apice. La nudità delle esecuzioni in perfetta solitudine (senza non dico un'orchestra o una big band, ma del tutto priva anche di uno straccio di sezione ritmica) ci restituisce il mix originale di jazz, blues, soul, pop e musica classica, marchio di fabbrica della grande performer afroamericana, con un nitore che abbaglia e che lascia i contenuti riverberare con maggiore forza e intensità.

 

Inciso alla fine dei turbolenti anni '60, quando i maggiori leader del black power e del movimento per i diritti civili - causa che Nina Simone sposò con convinzione tale da dichiarare "Non faccio jazz, non faccio blues, non faccio pop, faccio civil rights music!" - erano stati sistematicamente esiliati, imprigionati o assassinati, Nina Simone & Piano è uno dei dischi apparentemente più intimi e introspettivi della musicista, un viaggio dell'anima, della coscienza. Eppure è impregnato delle istanze di cambiamento e delle tensioni sociali dell'epoca, tanto da restituircene una fotografia "dall'interno", inquieta, piena di domande, come il (più o meno) coevo What's Going On di Marvin Gaye.

 

Al disco mancano del tutto i grandi anthem da orgoglio nero come Young, Gifted and Black o (I ain't got no) I Got life, la rabbia di Mississippi Goddam. Mancano le grandi cover che "sdoganarono" Nina al di fuori del circuito jazz: non c'è Ne Me Quitte Pas (ricordiamo che l'artista fu la prima a introdurre Jacques Brel al grande pubblico americano), non c'è Suzanne di Leonard Cohen. Non c'è neanche una delle immortali interpretazioni di Nina oggi saccheggiate dagli spot televisivi: niente My Baby Just Cares For Me, Sugar In My Bowl, o Feeling Good, o I Put A Spell On You...

Profumi, biscotti, automobili... al prossimo creativo suggerisco Turn Me On per i condom, così facciamo tombola.

 

Nina limita il suo apporto di (preziosa) compositrice a Nobody's Fault But Mine, personalissima rilettura di un blues di Blind Willie Johnson, con pianoforte funk e voce screziata da un vibrato veloce e controllatissimo, da spavento, e a Compensation, che mette in musica una poesia di Paul Laurence Dunbar con una semplicità e una grazia esemplari. Scrive anche il testo di The Human Touch (la musica è di Reuben), ponendo domande importanti a se stessa e al suo pubblico, con una vocalità che gioca sulle pause, sui ritardi, sui silenzi. Per il resto, interpreta magistralmente brani altrui. Seems I'm Never Tired Loving You di Aretha Franklin, implicitamente dedicata al marito-manager Andrew Stroud; I Think It's Gonna Rain Today di un cantautore di culto come Randy Newman, del quale rende a meraviglia la vena ironica e malinconica; Everyone's Gone To The Moon di Jonathan King, con una parte pianistica che mette in evidenza il suo solido background classico. La folle Who Am I, gioiellino scritto nientemeno che da Leonard Bernstein, che non a caso presenta la struttura più complessa e sottile (ma la voce decolla letteralmente a partire da questa traccia), e un argomento quantomeno inusuale: avete mai sentito un pezzo il cui ritornello reciti do you believe in reincarnation ?

 

Another Spring di Clifford Badale è giocata per intero sul crescendo; I Get Along Without You Very Well (Except Sometimes) della vecchia volpe Hoagy Carmichael è un momento agrodolce in cui si confondono e si dissolvono ricordi, rimorsi, rimpianti, disillusione sentimentale e dignità; la conclusione è per The Desperate Ones, pagina di Brel di cui la Simone da una lettura probabilmente definitiva, di un'intensità quasi insopportabile: una minima sovraincisione (un vocalizzo nasale delicato e dignitoso, assurdo nel contesto), il pianoforte severo; la voce principale che passa dal grido, al pianto, al sussurro, e ti lascia la certezza che non c'è mai stata e mai ci sarà un'altra cantante come Nina Simone.


Adriano Lanzi


16-12-2008

Nina Simone "house of the rising sun /go to hell" (Bitter End Cafè '68)

Nina Simone "The Desperate Ones"(Audio)

Nina Simone "Ain't got no... I got Life" - live harlem '68

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Crak vi indica quelle emittenti che meritano di essere ascoltate

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

L'assordante quiete del 4° lp di Hollis e Co. Songwriter in cerca di se stesso.

Recensione live: Glasvegas

Recensione live: Glasvegas

Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5

Handsome Furs - Face Control

Handsome Furs - Face Control

"Face Control"
(Sub Pop)
Voto: 7
2009

Recensione live: Michel Portal Unit

Recensione live: Michel Portal Unit

Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5