CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

(Body of Lies)
Usa 2008
Un film di Ridley Scott
Con: Russell Crowe, Leonardo Di Caprio, Mark Strong, Golshifteh Farahani
Sceneggiatura: David Ignatius, William Monaham
Fotografia: Alexander Witt
Montaggio: Pietro Scalia
Due agenti della CIA, uno più anziano divorato dal cinismo (Russell Crowe), uno più giovane con ancora qualche sprazzo di idealismo (Leonardo Di Caprio).
Il primo, Hoffman, dirige il secondo, Ferris via auricolare e satellite dall’America in complesse operazioni sullo scenario medio-orientale.
La posta in gioco? Catturare un pericoloso capo di Al-Qaeda, responsabile di bombe e morti in mezza Europa.
Ma non è questo che interessa Ridley Scott. “Nessuna verità” non ci racconta una sfida tra la CIA e i terroristi, ma una guerra tutta interna allo spionaggio filo-Occidentale. Il vero fuoco del film è nei rapporti, spesso complicati, tra Hoffmann e Ferris, tra loro e Hani, fascinoso e gelido capo dello spionaggio giordano.
Ridley Scott cerca di evolvere il modello del film di spie, raccontando una zona grigia di menzogne e imposture incrociate dove si muove chi lavora in Medio Oriente.
Abbastanza riusciti i personaggi di Hoffman (che dirige le operazioni via auricolare mentre porta i bambini a scuola...) e Hani, giocati su dialoghi secchi e ritmati da “spia cinica”, infarciti di "frasi celebri", divertenti anche se qualche volte prossimi allo stereotipo.
Dove Ridley Scott fallisce è nel ritmo del film, che spesso si ingarbuglia, perde brillantezza, pagando la struttura un pò barocca e una certa schematicità nella costruzione di personaggi e intreccio.
Si finisce così per aspettare un coinvolgimento emotivo che non arriva mai, difetto che a mio parere questo film condivide con Syriana, simile nelle ambientazioni e nelle ambizioni.
Ridley Scott si salva con il mestiere, ma rimane molto lontano dall’intensità e dalla compiutezza del suo film precedente (American Gangster).
In “Nessuna verità” non gli riesce quello che era riuscito al suo quasi omonimo Tony (Scott) con “Spy Game”: raccontare il conflitto interno alla CIA senza perdere agilità e chiarezza narrativa.
Divertenti le sequenze satellitari, con Hoffman che segue il suo uomo ovunque dai monitor di Langley, ma dopo “24” sembra tutto un pò già visto, e resta la sensazione di un cinema che non è in grado di andare oltre un buon telefilm.
La storia d’amore è appiccicata, poco credibile e superficiale.
E poi c’è Di Caprio. Bravo (e mal doppiato), ma condannato a portarsi in giro una faccia che rigetta ogni tipo di trucco: sul suo musetto da eterno bambino ogni occhio nero sembra finto, ogni ferita disegnata, e tutte le espressioni corrucciate appaiono più un capriccio che altro.
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Nicola Ravera Rafele
24-11-2008
CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?