Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"Do'nt pretend that you know me"
(Ghost/distr.Audioglobe)
Voto: 7.5
Anno: 2008
Chissà perché a certi gruppi più che ad altri si rimprovera la mancanza di elementi innovativi, come se di dischi realmente con tali qualità ne uscissero dieci all’anno e non uno ogni dieci anni.
Che il “nuovo” sia ingrediente essenziale della grande musica è uno degli equivoci più aristocratici e presuntuosi, nonché ricorrenti, negli scritti di tanta stampa specializzata.
Questo per dire che sì, i Mojomatics non hanno inventato nulla ma non si può iniziare a parlare di loro dicendo che "non hanno inventato nulla", come si sentenzia un po’ all’unanimità nei giudizi sparsi su carta e in rete sul duo veneziano.
Perché allora bisognerebbe fare lo stesso nel novantanove per cento dei casi, inclusi quelli più altisonanti.
Non ci sono molti gruppi che suonano come i Mojomatics in Italia.
Ce ne sono pochissimi e hanno una risonanza mediatica mediamente tendente allo zero.
Peccato tradizionalmente italiano, tant’è che per farsi le ossa gruppi come questi cercano e ogni tanto trovano un po’ di fortuna all’estero. E meno male.
“Don’t pretend that you know me” è il terzo disco dei Mojomatics ed è quanto di più genuinamente rock ‘n roll si possa ascoltare oggi in Italia, a partire dall’iniziale folgorante “Wait a While”, un condensato di boogie, pop-core e punk tutto declinato su fragorosi accordi in minore, degno dei migliori (ma proprio migliori) Bad Religion, mentre la successiva “Miss me when I’m Gone” è un bel blues rockabilly con perfetto ritornello pop, e suona come una canzone dei Beatles nelle mani di Jon Spencer (o viceversa, se fosse ancora possibile).
Il rock’n’roll, il blues e i Beatles sono gli ingredienti principali un po’ di tutto il disco, che si fa apprezzare anche per piacevoli escursioni, molto vintage, in un certo country-blues che non può non far pensare agli Stones (“Complicate My Life” sembra “Angie” eseguita al doppio della velocità e del rumore), mentre altrove l’orizzonte temporale si sposta in avanti fino a lambire territori cari a certi splendidi gruppi come Guided By Voices, Pavement e persino Pixies, che qui riecheggiano più per attitudine – a sporcare di bassa fedeltà le melodie più orecchiabili - che per similitudini strettamente musicali (“Down my Spine”, “Hole in My Heart”).
Certo certo, tutto già ascoltao, ma questo è usato di "gran classe".
E c’è da sperare che siano in tanti ad accorgersi di loro, iniziando da chi ha gridato al miracolo per i White Stripes o si strappa i capelli al cospetto di gruppi come Kills o Libertines, tanto per dirne due non proprio a caso.
Marco Florio
17-10-2008
THE MOJOMATICS "Wait a while"
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