Meg - Psychodelice

Torna la paladina dell'electropop, dopo qualche anno dal suo esordio con "Simbiosi" ma "Psychodelice" è un ritorno dolce-amaro.

Meg - Psychodelice

"Psychodelice"

(Multiformis/distr. Self)

voto 6

 

Ho sempre provato un'istintiva simpatia per Meg. Prima, perché dava un tocco di ironia (forse involontario) ai boriosi inni di protesta targati 99 Posse. Dopo, perché si è liberata da quel fardello, librandosi come una piccola fatina nei paradisi sintetici dell'elettronica nostrana. Un campo, dove la facciamo da padrone a livello discotecaro, un po' meno sul pop venato di autorialità.

 

Con gli amici musicologi da anni combatto per conferire ad un buon disco elettropop statura e dignità di un pari grado con chitarre roboanti. Questo per dire che "Psychodelice", il nuovo album di Meg non è assolutamente un capolavoro ma va a colmare un vuoto sinceramente inspiegabile nel panorama italiano dove la canzonetta ben si sposa con quel tipo di suoni producendo a volte (come nei migliori Bluvertigo e Subsonica) esiti positivi e molto originali rispetto agli acclamatissimi inglesi.

 

Rispetto a Simbiosi, il primo album e al progetto Nous con Marco Messina (altro transfugo dei 99) c'è un lavoro accuratissimo sugli arrangiamenti elettronici. Si può obiettare che a volte sono talmente ricchi da risultare preponderanti relegando la fatina in un cantuccio dove lascia andare un cantico un po' ripetitivo. Nei testi di "Psychodelice" non c'è più spazio per le tinte mediterranee e i sapori carnali di Simbiosi, ne è la prova "Napoli città aperta", dove la fatina canta: "la mia città sanguina come vena aperta.". Insomma, il pessimismo si è sovrapposto alla gioia partenopea, o meglio, come da copertina sfacciatamente Bjork, la Meg nostrana diventa un po' più psycho e un po' meno delice. Svuota i panni della scugnizza per indossare un grazioso vestitino bianco elettr(on)ico.

 

E se il paragone con Bjork è già stato ampiamente tirato in ballo (anche se solo per la similitudine packaging) dobbiamo constatare come alcune sonorità a volte richiamino esplicitamente altre vestali dell'elettronica europea: vedi Goldfrapp in "Succhio luce" e Miss Kitten in "Running fast", troppo distante dalle gioiose melodie con risvolti struggenti a cui Meg ci aveva abituato. Il gioiellino dell'album è "Distante", track d'apertura, che già dai primi secondi mette voglia di ancheggiare e predisporsi bene al cd. Risulta invece unico episodio di filo rosso che lega i primi 2 album. Si capisce che "Simbiosi" mi era molto piaciuto? Resta la sensazione che nel momento in cui si cerca di perfezionare i ritmi della fatina si perda la sua preziosa quanto sporca originalità che non può non essere la sua terra e la canzone melodica trattata con perizia da ineffabili manovratori di Laptop.

 

Lasciamo a Meg la possibilità di sporcare ancora una volta un Mac con il sugo di pomodoro e vediamo che roba esce.

 

 

Sito Ufficiale
Myspace

 


Tommaso Capolicchio


05-05-2008

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