Via Giovanni Vitelleschi, 23
Tel: 06 68135297

CUCINA: 32/40
AMBIENTE: 15/20
SERVIZIO: 17/20
PREZZO: 18/20
82/100
Gestito in maniera famigliare, padre e due figli, simpatica, le sale sono folkloristiche ma non ridicolmente kitsch e con ammirevole competenza mista a rispetto per il cliente, su tutto si veda la disposizione dei tavoli, belli, comodi con i loro divanetti e poltroncine in legno piene di cuscini, distanziati felicemente uno dall’altro e affiancati da altri utilissimi tavolini “di servizio”, il ristorante eritreo-etiope Massawa è stata per me una piacevole scoperta. E’ come prevedibile a due passi dalla stazione Termini ma non ha nulla del tipico locale accalappia turisti dei ristoranti alle porte delle stazioni di (quasi) ogni capitale europea.
Il menù, sebbene non particolarmente ampio, meriterebbe più di una visita per provarlo nella sua interezza, la breve spiegazione sotto nome della pietanza è scritta in modo da incuriosire e ingolosire anche i più scettici verso questo tipo di cucina etnica, fondamentalmente ancora misconosciuta dalla maggioranza degli italiani.
Si può iniziare con degli antipasti sfiziosi come la sambussa, molto simile alle indiana samosa, i triangolini di pasta fritti ripiene di carne o legumi speziati (si accompagnano con la mitmita, mix di spezie, generalmente in pasta, molto piccante e il dullot o kibè, un preparato simile al burro con aglio e zenzero), la katagna, cioè un rotolo di injera, il loro pane spugnoso, lievemente asprognolo, sottile ma lievitato, che fa da base e da posata ad ogni cibo, insaporito con verdure e salse varie o le ormai conosciute falafel, comunque sopra la media.
I piatti principali sono tutti o quasi a base di carne: il tradizionale zighinì, l’alichabeghi d’agnello, il dorho, a base di pollo, il mincetabsic, il kifto e lo zhila gored, tre versioni africane della tartare, il semplice tibsi, manzo alla griglia, e il gustoso spriss, un delizioso stufato di vitello, assolutamente il mio preferito. Tutti sempre serviti in un unico, inconsueto, enorme piatto come già detto foderato di injera.
Capitolo contorni: funghi ripieni, purè di bietola, di lenticchie rosse o ceci e l’alichà, un misto di verdure speziato e piccante.
Dolce al sesamo interessante ma nulla più.
Purtroppo la lista dei vini è incomprensibilmente e immeritatamente ridotta all’osso, da ristorante cinese per intenderci, Corvo, Galestro, Santa Cristina e un Pinot grigio appena appena più accettabile.
In conclusione un ottima, originale, forse inaspettata, alternativa di una cena in trattoria.
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Zelda
28-12-2008