Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Mars Volta live
29 luglio 2008
Teatro romano di Ostia Antica (Roma)
Voto: 7
Foto di: Giovanni Cerro
Nella suggestiva cornice del teatro romano di Ostia Antica sono di scena i Mars Volta.
La calda serata di fine luglio riesce a richiamare circa mille paganti e gli otto elementi che per oltre due ore danno vita all'ottimo concerto riusciranno a giustificare i trenta euro di biglietto.
I due ex "At the drive-in" Omar Rodriguez-Lopez(chitarra) e Cedric Bixler Zavala (voce) hanno dato vita a uno dei progetti musicali più difficili da classificare in cui si sentono influenze Progressive e Psichedeliche, ma anche momenti che ricordano la musica Samba o altri riconducibili ai grandi maestri del Jazz.
Rispetto ai primi 2 dischi, le ultime composizioni in studio si riescono ad apprezzare solo con un attento ascolto, le scritture si sono fatte più complicate e recentemente la band sembra preferire la riproposizione di queste ultime rispetto alle prime opere.
Il lunghissimo tour supporta in giro per il mondo quest'ultimo album "Bedlam in Goliath" che, come a Febbraio scorso in quel di Milano, troverà ampio spazio in scaletta.
L'apertura infatti è affidata a "Goliath"; una traccia che si trova a circa metà disco e che nella versione in studio dura 7 minuti e 17 secondi, ma nell'allucinata e dilatatissima versione del concerto di Ostia durerà ben 36 minuti.
Già da questa prima canzone si capisce che saranno ampi gli spazi destinati all'improvvisazione.
L'eclettico chitarrista mancino (ma non ricorda Hendrix solo ed esclusivamente per questo) terrà costantemente il centro del palco, e darà dimostrazione del feeling che ha con la sua stranissima Ibanez bianca e rossa.
Pur non essendo dotato di tecnica sopraffina è sicuramente considerato tra i più creativi personaggi dello strumento a sei corde, ed egli stesso ha più volte definito come "ampiamente sperimentale" il suo approccio alla chitarra.
Il riccioluto cantante americano ondeggia il bianco filo del microfono quasi facendolo danzare, si muove con la sinuosità di un torero andaluso, canta con la forza dell'elefante che ha tatuato sull'avambraccio destro e con la sua acutissima voce sembra quasi autotrasportarsi all'interno dei fantasiosi testi che scrive.
Il pubblico apprezza e si diverte nonostante un paranoico servizio d'ordine che in una serata piuttosto tranquilla è sembrato del tutto fuori luogo.
Forse anche per questo agli otto musicisti sul palco il pubblico romano è sembrato più freddo di quello milanese di cinque mesi fa.
La maggior parte dei presenti è rimasta impressionata dal nuovo batterista Thomas Pridgen, l'ultimo arrivato in formazione (è entrato nel gruppo nel gennaio 2007) è un giovane classe '83 abituato a suonare a petto nudo mettendo in mostra i suoi guizzanti pettorali, a dispetto della sua muscolosa immagine però non fa della forza bruta la sua arma migliore, bensì della versatilità: riesce anche a suonare la sua batteria quasi accarezzandola, ma sono soprattutto le sue variazioni sul tempo a fare sensazione, la classica scansione in quattro quarti è solo una base di partenza sulla quale costruire le atmosfere percussive più diverse.
Dopo una prima parte dedicata all'esplorazione dell'ultimo disco, "Wax simulacra", "Ouroboros" e "Ilyena" si passa a due pezzi tratti da "Frances the Mute": "Cygnus ... Vismund Cygnus" con un improvvisato vocale nel quale Zavala prende note che sono parecchio sopra all'ultima riga del pentagramma, e "The Widow" canzone molto amata dal pubblico che è l'unica della serata ad essere riproposta in modo fedele alla registrazione sul disco.
Poi è la volta del brano d'apertura della loro ultima fatica discografica: "Aberunkula".
A seguire "Meccamputecture" dal precedente "Amputecture", altra visionaria suite di circa venti minuti di durata, con alcuni momenti suonati a bassissimo volume.
Il finale invece è una travolgente "Drukship of lanterns" cavalcata recuperata a sorpresa dal loro primo lavoro: lo splendido "De-loused in the comatorium", concept album datato 2003.
Gli otto protagonisti della serata escono sudatissimi (specialmente il cantante che spesso era abbeverato da una bianca tazza fumante nonostante l'umido caldo della serata) dopo 10 canzoni suonate in 2 ore e 10 minuti quasi senza pausa.
Una durata accettabile anche se facendo il raffronto con il loro ultimo live italiano si registra un ora di concerto in meno.
Gran parte dei mille spettatori se ne va via con la sensazione di un grande band che però non concede l'usuale bis e non interagisce mai col pubblico quasi a soffrire di una qualche forma di timidezza.
Chi passa accanto alle rovine dell'antico porto romano sul lungo viale dell'uscita ha negli occhi un progetto musicale originalissimo che riesce ad attualizzare brillantemente una serie di schemi musicali tipici dei primi anni '70, e considerando che i musicisti in questione sono molto giovani (si và dai 24 anni del batterista ai 34 del cantante) la curiosità dei prossimi sviluppi è davvero tanta.
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Giovanni Cerro
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