MATERIE PRIME:"Marquee Moon" (Television)

Il nostro viaggio nei dischi che hanno fatto la storia: il debutto dei Television, in equilibrio tra punk e art-rock

la copertina di Marque Moon, da una xerocopia di Robert Mappelthorpe
la copertina di Marque Moon, da una xerocopia di Robert Mappelthorpe

Television: Marquee Moon (1977)

Produttori: Andy Johns, Tom Verlaine

Musicisti: Tom Verlaine (voce solista, chitarra, tastiere); Richard Lloyd (chitarra, voce); Fred Smith (basso, voce); Billy Ficca (batteria)

 

“Chi è Verlaine? Quello con la sigaretta e le occhiaie? Noooo, è troppo!”
Così reagiva la mia compagna, francese, che ha una cultura musicale vasta ma in fatto di rock sta scoprendo molte cose frequentando me, di fronte a uno dei magnifici scatti in bianco e nero che arricchiscono il booklet della recente ristampa su cd di Marquee Moon. Le avevo parlato a lungo di questo disco che doveva assolutamente sentire, di un gruppo il cui cantante e principale compositore si era scelto il nome d’arte in omaggio al poeta simbolista francese Paul Verlaine, eccetera, eccetera. Però appunto, la sigaretta, la magrezza, le occhiaie (e che occhiaie!)… Evidentemente anche per lei l’impatto con la realtà aveva superato l’immaginazione.

 

Quando uscì il disco di debutto dei Television (non date retta alle Enciclopedie del Rock, il ’77 non segna la nascita del punk ma la sua fine, nel senso della perfetta penetrazione nel mercato e della conseguente popolarizzazione e assimilazione ai costumi e al consumo di massa), Thomas Miller (Tom Verlaine) non era affatto un esordiente sulla scena punk newyorkese. Era arrivato nella Grande Mela dal Delaware, con l’irrequieto ex-compagno di liceo Richard Hell (in seguito alla guida degli Heartbreakers e dei Voidoids), e a partire dal '72 i due avevano diviso spesso il palco, dapprima nei Neon Boys, poi in un primo nucleo dei Television. Hell fu allontanato dal gruppo nel ’75: la sua presenza scenica ingombrante – dovremmo dire spiritata – era in aperto contrasto con l’approccio altrettanto fisico ma più concentrato e asciutto, quasi severo, del cantante/chitarrista Verlaine, che più di una volta dovette dirgli “Piantala di saltare in giro!”.

 

E’ con Fred Smith al basso, Richard Lloyd alla seconda chitarra e Billy Ficca alla batteria che il gruppo trova l’assetto definitivo e incide il primo singolo, Little Johnny Jewel, tiratura limitata di 2000 copie, con i soldi del manager Terry Ork. Stampare su 45 giri – formato tradizionalmente dedicato alla promozione radiofonica – un pezzo di oltre sette minuti, diviso sulle due facciate, quindi di fatto intrasmettibile, era commercialmente parlando un’idiozia, e furono in molti, Lou Reed in testa, a farlo notare a Verlaine, che ad ogni modo non ne fu troppo turbato. L’operazione anzi si rivelò vincente, complice anche l’assoluta stranezza: il dischetto andò rapidamente esaurito, e insieme alla crescente sicurezza che il gruppo acquisiva concerto dopo concerto (frequenti le esiibizioni al mitico CBGB , culla di tutto il punk della costa est, da quello più intellettualizzato a quello più scopertamente cazzaro) procurò ai Television il primo approdo a un’etichetta vera (l’Elektra) nel ’76.

 

Dunque, arriviamo all’album in questione. A parte ogni possibile precisazione su ciò c’era già prima del fatidico anno e su ciò che sarebbe rimasto al suo posto, tranquillo, anche dopo (in barba a semplicistici “schiaffi” e “cicloni” da manualetto del rock della domenica), abbiamo a che fare con un LP che come pochi altri esemplifica l’apice creativo del primo punk americano e al tempo stesso lo esautora, lo termina e guarda oltre. Marquee Moon riesce, contro ogni probabilità, a essere proto-punk (non solo per “l’anzianità” musicale dei protagonisti all’epoca della sua uscita, ma perché è imbevuto di un’idea di rock primigenio talmente estetizzata da diventare un’astrazione), punk propriamente detto e post-punk contemporaneamente. Punk, sicuro. A cominciare da certi testi: “Comprendo tutti gli istinti distruttivi, sembrano così perfetti, non ci vedo niente di male” (See No Evil, cosa c’è di più punk?). Altrove, tuttavia, il Miller scrittore si spinge ben oltre la pur perfetta esemplificazione del nichilismo generazionale, e i suoi versi riflettono un cortocircuito contemplativo e allucinato degno di Blake o Verlaine (quello “vero”): “Ricordo come la notte si piegò, ricordo come il fulmine si accese” (Marquee Moon).

 

La musica, in sé, è in perfetto equilibrio tra il crudo e il sofisticato, tra l’istinto e il concetto, sorretta com’è dagli intrecci geometrici delle chitarre di Verlaine e Lloyd. Chitarre mai "distorte": semmai sature, frontali, che snobbano i pedali e lasciano ogni variazione timbrica al controllo sapiente del tocco e del volume. Chitarre spesso armonizzate, a imitare la mano destra e la mano sinistra di un pianista: assorte, precise e senza menate. Chitarre che si scoprono radicalmente diverse quando si tratta di fare un assolo: Verlaine si abbandona al suo lato più istintivo e "umorale"; Lloyd resta geometrico e composto, nel senso classico del termine. E per la ritmica un basso e una batteria che, al pari dei solisti, sanno andare dritti allo scopo senza negarsi qualche sottigliezza, o viceversa ricamare piccole raffinate variazioni senza suonarsi addosso. La particolarità di Marquee Moon, inaudita in ambiente punk fino alla sua uscita, è tutta qui (e non è poco, beninteso): elaborata schiettezza, capacità tecnica al servizio di un’estetica semplice e diretta. Sembrano ossimori ma alla fine è la quadratura del cerchio, è l’uovo di Colombo. E’ l’ala art-rock del punk, e non intendo i barocchismi tronfi di certo progressive (Verlaine sarebbe capace di uccidere chi azzardasse tale accostamento) ma l’accezione più nobile, creativa, di rock elevato ad arte. Gli undici, stordenti minuti della title track, belli da urlare, tra i momenti più alti nella storia della musica registrata, sono un po’ la summa di tutto il disco, e un banco di prova obbligatorio per chi, imbracciata una chitarra elettrica, si rende conto prima o poi che magari è il caso di indagare sulla natura elettrica, appunto, dello strumento. Questa tendenza a dilatare oltremisura le esecuzioni, in studio e dal vivo, così lontana dalla concisione fulminea da due-minuti-due del punk convenzionale, è un elemento che piuttosto avvicina i Television alla psichedelia, o alle reiterazioni e agli sfasamenti di un minimalista colto come Steve Reich .

 

Il resto del disco non è da meno, dalla già citata, adrenalinica See No Evil alla parodia delle atmosfere da poliziesco chandleriano di Prove It (l’unico pezzo che rimanda direttamente al rock’n’roll anni ‘50), dai controtempi insidiosi che spezzano la continuità altrimenti elegiaca di Elevation alla dissonanza misurata ma perturbante della conclusiva Torn Curtain. Prima dello scioglimento, ci fu giusto il tempo di un secondo lavoro l’anno successivo, Adventure, meno sconvolgente (anche perché meno “nuovo”?) ma contenente un buon numero di tracce di ottimo livello. Poi carriere soliste per Lloyd e per Verlaine dagli esiti discontinui, non prive di perle sparse qua e là (soprattutto nel caso di Verlaine) e sporadiche reunion fino agli anni recenti (una documentata anche su disco, l'omonimo Television, nei primi anni ’90). I Television imprescindibili tuttavia, restano e resteranno sempre quelli di Marquee Moon.

 

HOMEPAGE 'MATERIE PRIME'


Adriano Lanzi


15-08-2008

Un simpatico pazzoide di Vancouver balla alla grande su SEE NO EVIL

TELEVISION: MARQUEE MOON (ext) live CENTRAL PARK 2007

Television: FOXHOLE (1978)

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Crak vi indica quelle emittenti che meritano di essere ascoltate

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

L'assordante quiete del 4° lp di Hollis e Co. Songwriter in cerca di se stesso.

Recensione live: Glasvegas

Recensione live: Glasvegas

Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5

Handsome Furs - Face Control

Handsome Furs - Face Control

"Face Control"
(Sub Pop)
Voto: 7
2009

Recensione live: Michel Portal Unit

Recensione live: Michel Portal Unit

Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5