Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"Little Joy"
(Rough Trade/distr.Self)
Voto: 7
2008
Le agenzie di scommesse devono valutare seriamente se è il caso di quotare un probabile ritorno degli Strokes.
La band aveva annunciato un periodo di stop dopo incessanti tour e dischi ma ad onor del vero i suoi vari componenti sembrano attualmente rapiti in molti altri progetti.
Il riccioluto chitarrista Albert Hammond Jr. ha già prodotto due album, il bassista Nikolai Fraiture è impegnato con il nuovo gruppo Nickel Eye, ed ora anche il batterista dalle origini tricolori Fabrizio Moretti si propone con il trio Little Joy.
Il nome del gruppo è ispirato da un “cocktail lounge” presente sotto la casa dove si ritrovavano questi musicisti ed è un semplice quanto perfetto esempio della loro musica.
Via il rock e le sue sferzanti chitarre, via i ritmi infuocati, via ad accenni di depressione o esistenzialismo, via il divertimento ad alto tasso alcolico o di sostanze allucinanti.
Qui c’è il puro relax regalato dalla semplicità di un’amaca e dalla bellezza della natura con un caliente sole che poi va pigramente a tramontare regalando colori mozzafiato.
Ovviamente non può mancare un buon drink abbellito dall’ombrellino di carta.
I Little Joy propongono un sound acustico molto “Beach Boys” in versione siesta ma anche affine alle proposte folk pop latineggianti più recenti di Devendra Banhart, il barbuto singer venezuelano che ha una “responsabilità” nella nascita della band.
Infatti Rodrigo Amarante (attivo nei brasiliani Los Hermanos) e Fabrizio Moretti si erano conosciuti nel 2006 in un festival a Lisbona ma solo un anno dopo i due suggellano il patto artistico incontrandosi nuovamente negli States quando Amarante è impegnato nella registrazione del disco di Banhart “Smokey Rolls Down Thunder Canyon”.
La coppia dapprima parla di tutto tranne che di musica ma piano piano si insinua l’idea di creare qualcosa insieme, un’ipotesi che viene definitivamente realizzata quando la fidanzata di Moretti, Binki Shapiro, si entusiasma al progetto tanto da divenirne il terzo elemento.
“Little Joy” è un lavoro in punta di piedi e che non vuole urlare in un mondo in cui tutti hanno la voce alta ed anzi i tre si alternano al canto con un fare melodico e gentile, quasi di altri tempi.
L’album si rivela come un vero stacco dalla routine in primis dei musicisti stessi ma questo sentimento poi si riflette perfettamente sull’ascoltatore il quale si può concedere una vacanza immaginaria in luoghi paradisiaci e silenziosi, magari riflettendo su qualche storia d’amore che, ispirata dai testi, può essere per un partner ancora da conoscere o con il quale riconcilarsi, ma senza ansia.
Gianluca Polverari
12-11-2008
LITTLE JOY "No One's Better Sake" live al Casbah
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