Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

"Canzoni da spiaggia deturpata"
(La Tempesta/distr.Venus)
Voto: 8
2008
Confesso di aver provato grande stupore nell’apprendere che il ferrarese Vasco Brondi, titolare unico del progetto Luci della Centrale Elettrica, ha soltanto ventiquattro anni.
Se fate ascoltare questo disco a qualcuno che ignora l’età dell’autore, avrà probabilmente la sensazione che i testi siano stati scritti da uno che ventiquattro anni li aveva negli anni Settanta, quando in Italia esplodevano – in tutti i sensi – due fenomeni destinati a lasciare tracce profonde e dolorose, con i romantici barricaderi armati da un lato e gli esistenzialisti “da strada” che invece abbracciarono l’amara utopia della droga (tema assai ricorrente nel disco) dall’altro, più un intero universo di borderliners a dispiegarsi e disgregarsi nel mezzo.
“Canzoni da Spiaggia Deturpata” è un disco intriso fino all’osso di quelle suggestioni, pur traslate agli “Anni Zero” e a tutto ciò che sta nel mezzo, copiosamente impregnato di quello spleen sempre in bilico tra rabbia sgraziata e tedio di provincia (una provincia indiscutibilmente, profondamente romagnola) come se le grandi ingiustizie del mondo fungessero da detonatore per la noia di esistenze tormentate e angustiate dalla scomparsa dei grandi ideali di riferimento.
I testi di Brondi traducono questo universo inquieto in un flusso di coscienza talvolta ai limiti del dadaismo, eppure ricchissimo di splendide intuizioni, spesso urlate con il furore che non cede alla rassegnazione, come nella magnifica “Piromani” (“Andiamo a vedere i colori delle ciminiere dall’alto dei nostri elicotteri immaginari/Andiamo a dare fuoco ai tramonti e alle macchine parcheggiate male”), altrove invece sottomesse ad una malinconia quasi contemplativa, come nella dolorosa “Lacrimogeni” (“E proteggimi dai lacrimogeni /E dalle canzoni inutili / E proteggimi le sopracciglia dai manganelli / E nello scrosciare delle piogge acide/ Portami a bere dalle pozzanghere...”) o nella morbida “Per combattere l’acne” ( “Sono tutti in ferie /maratone sulle tue arterie/ sulle diramazioni autostradali/ sui lavori in corso solo per farti venire/ e invidiare le ciminiere perché hanno sempre da fumare”), canzoni che sarebbero piaciute molto a Pier Vittorio Tondelli, il compianto scrittore emiliano che nel disco viene citato indirettamente, e che oltre a romanzi e racconti ci ha lasciato in dono il suo amore infinito per la musica.
Non manca il coraggio nemmeno nelle scelte musicali, perchè non è facile sostenere dieci brani privi di sezione ritmica senza cadere nella monotonia. L’intervento di Giorgio Canali, che produce il disco e suona la chitarra elettrica, ha impreziosito le tracce ripulendole di quella brezza di acerba bassa-fedeltà che la demo pubblicata nel 2007 mostrava in maniera persino impietosa, senza tuttavia snaturarle.
Si ritrovano quindi intatti echi cantautoriali (Gaber, Rino Gaetano, persino Vasco Rossi) e citazioni più o meno fedeli alla grande tradizione dei gruppi emiliano-romagnoli (CCCP e Massimo Volume su tutti), ma la sensazione finale è quella di una sintesi personale e originale e di un talento purissimo che darà grande linfa ad un movimento musicale già di per sè in fermento, e spesso sottovalutato, qual è quello del rock italiano.
Senza dimenticare che nelle parole di questo giovane cantautore è possibile rintracciare, pur variamente travestiti e stravolti, i due elementi portanti di quell’utopia ormai tragicamente in via d’estinzione ma di cui sono in tanti a sentire la mancanza: l’inguaribile malinconia di stampo esistenzialista che non disdegna la poesia, e l’impossibilità di rinunciare al sogno di un mondo migliore di questo.
Andate a vedere Le Luci della Centrale Elettrica.
Marco Florio
22-12-2008
LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA "Per combattere l'acne"
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