MATERIE PRIME: Led Zeppelin IV

Il nostro viaggio nei 64 dischi che hanno fatto la storia: ecco 'Led Zeppelin IV', il capolavoro di Page&Plant.

MATERIE PRIME: Led Zeppelin IV

Led Zeppelin IV

(Atlantic, Novembre 1971)


Jimmy Pageacoustic guitar, electric guitar, mandolin, producer, remastering, digital remastering;

Robert Plantvocals, harmonica;

John Paul Jonessynthesizer, bass guitar, keyboards, mandolin, recorders;

John Bonhamdrums;

Ian Stewart – piano (on "Rock and Roll", uncredited);

Sandy Denny – vocals (on track 3);

Peter Grant – executive producer;

 

Il suono introduttivo di Black Dog induce ad infilare la chiave d’accensione nel cruscotto e mettere in moto: il resto viene da sè. Una batteria possente che tira dritta, come se niente fosse, mentre un riff all’unisono di basso e chitarra contrappunta gli acuti di Plant, che in questo lavoro tocca il suo massimo storico di estensione.

Benvenuti in Led Zeppelin IV, per molti il miglior album della band britannica, grazie anche alla presenza di Stairway to Heaven, la lunga “suite”, bandiera del gruppo nonché trampolino di lancio per ogni strimpellatore di chitarra che si rispetti.

La critica del tempo non amava gli Zeppelin: rimproverava loro di essere un fenomeno commerciale, dovuto anche all’eccessiva “bocca buona” dei loro fans. Non era una critica campata in aria; il loro era un glam rock, la cui popolarità era dovuta in massima parte alle notizie degli eccessi – ampiamente documentati dalla stampa scandalistica – di cui si rendevano protagonisti. Quello che mancava ai critici di cui sopra era un ascolto spassionato della musica della band. Se i suddetti critici avessero usato le orecchie invece che il cervello, avrebbero potuto dare una spiegazione del successo duraturo (al limite del mitologico) del gruppo. Un po’ per gli sforzi profusi per dimostrare che il loro non era un semplice Hard Rock eccessivo, un po’ per reale genialità dei singoli componenti (John Bonham è dichiaratamente uno dei padri della batteria moderna, e non per la Vodka che trangugiò fino alla sua morte, ma per il sapore ingenuamente rivoluzionario di certe sue registrazioni; Jimmy Page è stato per lungo tempo l’icona dei “Guitar Heroes”, mentre Plant ha cantato come un Dio fino a che le corde vocali gli hanno retto. John Paul Jones è il mediano della situazione, il portatore d’acqua, il lavoratore oscuro. Poi però, scopri che il Riff di Black Dog l’ha inventato lui.

Torniamo al disco. Led Zeppelin IV viene partorito durante una crisi d’identità della band; Led Zeppelin III aveva impresso un segno “Hard Folk” (Immigrant Song, Celebration Day, e – in via un po’ più soft - Tangerine) e “Rock Blues” (il brano Since I’ve Been Loving You è diventato paradigmatico per la costruzione di un Blues Minore ); insomma, la band proveniva da un grande successo commerciale, ma anche da un disco che aveva loro aperto forse troppe prospettive: che strada intraprendere, in quella situazione? Page e Plant si rinchiusero nel cottage di Bron-Yr-Aur, in Galles, dove già avevano concepito il disco precedente,e cominciarono a lavorare a Stairway To Heaven. Eccolo, l’uovo di colombo: una suite lunghissima, come cominciano ad andare di moda – anche se in ambiti musicali molto diversi – che assomma in sè l’intera poetica degli Zeppelin: un’intro folk e acustica, con la dolcezza di una ninna nanna tradizionale che diviene un rock martellante, lungo la scia di uno sviluppo dinamico costante, che diviene elettrico senza quasi farsene accorgere. Il Risultato? Innumerevoli citazioni (memorabile quella di Elio su “Pork e Cindy”, su Italian Rum Casusu Cikti, 1992: “A chi Pirla? Suona e taci!...”) , un classico imprescindibile del Rock di ogni tempo, e ben 17 dischi di platino. Il testo, scritto da Plant in folgorazione “Runica” (lui stesso dichiarò di essersi ispirato dalla lettura de Le Arti Magiche nella Britannia Celtica di Lewis Spencer), narra della ricerca della perfezione spirituale da parte di una donna “che è sicura che sia oro tutto ciò che luccica”. Ne risulta quindi una certa tensione metafisica, che unita alla musica genera un sound coinvolgente e straniante allo stesso tempo. Il resto dell’album origina da alcune sessions tenute in una casa di campagna nello Hampshire, Headley Grange, dove viene approntato lo studio mobile degli Stones. Produttore dell’album è Page insieme a Andy Johns. Il resto dell’album scivola via, tra semplicità e agilità d’ascolto e performances esecutive di alto livello: E’ il caso della già citata Black Dog, o di Rock’n’Roll (nato da un’improvvisazione sul tema di Keep a Knocking di Little Richard); nell’inizio di Misty Mountain Hop è concentrata la maestria di Bonham: un banale 4/4 viene nobilitato da un’entrata in levare che quasi non si nota, ma che cambia di significato a tutta la canzone. Four Sticks vede sempre il batterista di Redditch protagonista, sin dal titolo. La storia (mitologia?) lo vede giurare di non voler mai più suonare quel brano per niente al mondo!

The Battle of Everymore è un’altra “suggestione nordica” di Plant, partorita – si dice – dal tema di Mandolino suonato da Page, trasformato dal cantante in un’epica con protagonisti un Prince of Peace e una Queen of Light. Con Going to California, il gruppo canta le lodi di Los Angeles, e contemporaneamente omaggia Joni Mitchell, da loro molto apprezzata.When The Leevee Breaks è un bluesaccio basato su una registrazione del 1929 di Memphis Minnie (riproposta da Page).

Nel 1971, quindi, Led Zeppelin IV si affaccia nelle vetrine dei negozi di dischi. Lo fa con una copertina priva di scritte, con la foto di un vecchio che porta lunghe fasce di legno. Non ci sono nemmeno i nomi dei componenti del gruppo, a parte quello di Page che compare trai produttori. Compaiono i famosi “Simboli”, che fecero di Jimmy Page “ZOSO”. Non è un caso che il “pressing” della paranoia benpensante americana si sia accanita su questo lavoro, fino ad arrivare al 1982, quando una commissione parlamentare d’inchiesta (ovviamente americana) avrebbe ascoltato un messaggio satanico mandando al contrario Stairway to Heaven. Tsk. TUTTI sanno che:

Quando invece capovolgi una canzone Death Metàl – te lo dico in uno stile che ricorda il Trio Lescàn – viene fuori del buonismo, una ventata di ottimismo, viva viva il Death Metàl, all’incontràr!

(Eelst, 2008 – “Studentessi”)

 

HOMEPAGE MATERIE PRIME


Anadi Mishra


09-06-2008

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Caciara sudata al Circolo degli Artisti

Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Le radio romane che Crak vi suggerisce

Crak vi indica quelle emittenti che meritano di essere ascoltate

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

MATERIE PRIME:Spirit Of Eden (Talk Talk)

L'assordante quiete del 4° lp di Hollis e Co. Songwriter in cerca di se stesso.

Recensione live: Glasvegas

Recensione live: Glasvegas

Glasvegas in concerto
12 Maggio 2009
Magazzini Generali - Milano
Voto: 6.5

Handsome Furs - Face Control

Handsome Furs - Face Control

"Face Control"
(Sub Pop)
Voto: 7
2009

Recensione live: Michel Portal Unit

Recensione live: Michel Portal Unit

Auditorium Parco Della Musica, Sala Petrassi - Roma
16 Aprile 2009
Voto: 7,5