CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?

Con Daniel Giménez Cacho, Maribel Verdú, Carlos Bardem, Daniel Tovar, Alan Chávez
Quando sono a Venezia (inteso come festival) dopo il quinto giorno ho già una sensazione di forte conato alla sola vista, sulla apposita guida alle proiezioni, dell’ennesimo film che abbia per regista uno con 3 nomi, sinonimo di orientalità, che il buon Muller negli ultimi anni ha dispensato in copiose razioni ai festivalieri rad-chic.Un pubblico folto che conosce a memoria (e soprattutto distingue) e idolatra i “Maestri” orientali (nessuno escluso). Siano giapponesi, cinesi ,taiwanesi o coreani va tutto bene.
Per il cinefilo impegnato l’importante è alternare un horror manga con sorelle siamesi imprigionate da neonate in una scatola strettissima a lente e sofisticate storie intimiste di geni taiwanesi con inquadrature talmente fisse da far pensare ad un inceppamento della pellicola e per dessert una chicca del solito esordiente cinese (censuratissimo dal regime) da far vincere a tutti i costi, pena il rischio di essere considerati dei venduti.
Insomma quando il gioco si fa duro io pongo una salutare colonna d’Ercole: Smetto di vedere film a est di Brindisi e comincio a scegliere pellicole centro o sud americane. Negli ultimi anni non mi hanno mai deluso e se non sempre si grida al capolavoro vale però la pena menzionare alcuni buoni film, tra questi “Mientras tanto” dell’Argentino D.Leman del 2006 e appunto “La zona” di R.Plà.
Diciamocelo subito: nessuno all’uscita dal film era convinto di aver assistito a qualcosa di grandioso ma che si trattasse di un buon film era insindacabile. E persino il critico seduto accanto dopo essersi scaccolato per tutto il lungometraggio alla fine sembrava gradire.
“La Zona” si svolge in una qualsiasi città sudamericana dove al suo interno esiste un ghetto per ricchi mentre all’esterno è zona franca. Niente di veramente simile alla fantascienza perché l’infeudamento di ricconi nei paesi dove non esiste la classe media sembra una realtà ormai consolidata. Il regista ci fa entrare quindi attraverso muri, cancelli e porte blindate per mostrarci il vero volto della comunità più agiata, quella che vuole farsi giustizia da sola e che viene equiparata, se non peggio, al mondo brutto e cattivo che dovrebbe stare dall’altra parte. Il pregio del film sta nella sua scioltezza narrativa, in un buon ritmo e nella definizione di un microcosmo Olgiatesco (per chi è di Roma), la sua inevitabile pecca è di essere un film a tesi: I ricchi sono senza cuore, i poveri sfortunati ma umani. La definizione dei personaggi risente tuttavia di alcuni stereotipi americani che spogliano il film da alcune peculiarità del paese che viene raccontato anche se il film cerca una sua universalità (e a volte la trova)e si pone al di sopra del concetto di foreign film.
In sostanza da vedere senza aspettarsi il capolavoro, molto indicato anche per parlarne a cene di cinefili e contro l’indigestione da orientali.
Tommaso Capolicchio
05-04-2008
CRAK! è andato a vedere il nuovo film di Checco Zalone. Andare o non andare?