Intervista ad Emidio Clementi (Massimo Volume)

La band bolognese è tornata con una nuova tournèe dopo lo scioglimento di sei anni fa. Una ottima notizia a cui potrebbe far seguito anche un cd

Intervista ad Emidio Clementi (Massimo Volume)

Agli inizi del 2002 uno scarno comunicato stampa informava che i Massimo Volume avevano deciso di sciogliersi. Una notizia che arrivava come una brutta sorpresa per tanto pubblico che li aveva amati e seguiti appassionandosi agli intelligenti testi recitati su basi chitarristiche molto tese e post punk. Un qualcosa di diverso per l’intero panorama italiana.
Con la stessa sorpresa, ma questa volta positiva, nella prima metà del 2008 si apprende che i Massimo Volume tornano attivi concretamente con un tour in diverse piazze del paese ed anche Roma fortunatamente non rimane fuori dalle tappe.
Crak! ha incontrato il il cantante bassista, nonché autore dei testi, Emidio Clementi che ci racconta del rinnovato entusiasmo maturato  in seno al gruppo.

 

 

La scaletta di questo attuale tour pesca brani da tutti quanti gli album, oppure ne tralascia alcuni e accentra l’attenzione su altri, o cosa?
In un primo momento si era pensato di scegliere un solo nostro disco ed eseguire solamente tutto quello, come và di moda adesso (ad es. Sonic Youth ndr). Poi però ci sembrava una scelta fin troppo ideologica ed ancora c’è una fetta di pubblico più giovane che mai ci  ha visto dal vivo e quindi abbiamo optato di prendere da ogni pubblicazione quei brani più conosciuti e che i fans hanno amato maggiormente. Inoltre vogliamo riprovare anche qualche canzone che in passato su palco non è mai venuta bene come avrebbe dovuto.

 

Siete in giro per l’Italia in questo periodo già da un pò di tempo. Che reazioni state notando da parte delle persone presenti? Positive o fredde?
Molto bella, affettuosa e tanta gente che partecipa con attenzione. La prima esperienza dei Massimo Volume è durata dodici anni e ad un certo punto della nostra carriera era quasi scontata che ci fosse una certa passione nei nostri confronti. Ma andando ancor più indietro con la memoria fino agli esordi devo affermare che un bel pò di battaglia l’abbiamo combattuta poiché era dura farsi ascoltare.

 

Secondo te era più ardua allora (anni ’90) o adesso per una band emergente? Se i Massimo Volume fossero nati ad esempio tre anni fa sarebbe stato meglio o no?
E’ una bella domanda. Forse è più difficile adesso. Noi siamo stati fuori dalle scene per sei anni e questo rientro adesso sicuramente ci facilita perché abbiamo comunque un pubblico già conquistato da prima. Attualmente però c’è un periodo di crisi, in verità c’era anche ai nostri tempi, ma ora è ancor più dura perché i cachet si sono abbassati, ci sono meno locali che propongono concerti dal vivo, l’industria discografica si è liquefatta. Quest’ultima non la rimpiango però ancora non è chiaro quale direzione precisa prenderà la distribuzione della musica.

 

Voi tra l’altro avete vissuto l’esperienza major con il secondo “Lungo i bordi” pubblicato dalla Wea...
Il mio giudizio sulla Wea non è proprio bellissimo. Noi vi eravamo arrivati nemmeno  senza troppi pregiudizi ma subito mi resi conto che quello non era veramente il nostro spazio.

 

Forse tra le major non era proprio quella giusta anche se comunque il video de “Il Primo Dio” ebbe una buona rotazione e vi permise di acquisire quel pubblico che in maniera diversa forse difficilmente vi avrebbe conosciuto.
Sicuramente.

 

Tra l’altro tu stai per pubblicare anche un tuo nuovo libro, di che si tratta?
Uscirà a gennaio 2009 ed è un romanzo, intitolato “Premendo Forte (Rizzoli), che si svolge tra gli anni ’70 e ’80 con personaggi principali che sono tutti femminili. Non è una saga familiare ma c’entra comunque la famiglia ed è inoltre una storia anche bolognese poiché i personaggi provengono da lì anche se molte scene non si ambientano direttamente nella città felsinea.

 

Bologna in passato ha avuto un suo peso non solo politico ma anche artistico musicale. Tu hai vissuto i primi ’80 con il fermento di gruppi quali Gaznevada, Skiantos, Confusional Quartet, ecc?
Io sono arrivato a Bologna nella metà degli anni ’80, quindi quando tutto il movimento andava a spegnersi. I Gaznevada però li seguivo già in provincia a San Benedetto del Tronto dove risiedevo prima. Ora Bologna è abbastanza in crisi culturale e con scarse proposte, alcune giunte piuttosto sbagliate non hanno poi aiutato la città. Poi credo che vada anche considerato un fatto generazionale e fisiologico ma attualmente da qui viene fuori poco di interessante.

Cosa vi ha spinto a rimettere in piedi i Massimo Volume?
Inizialmente il tutto è nato un pò per caso perché se non ci fosse stata la proposta del Museo del Cinema di Torino probabilmente mai avremmo pensato di riformarci sebbene i rapporti umani fossero rimasti inpiedi tra di noi anche dopo lo scioglimento. Inoltre ci siamo trovati molto bene nel suonare di nuovo assieme e penso che questa sia la formazione migliore che abbiamo mai avuto. Ascoltare come i pezzi uscivano fuori compatti ma anche delicati quando era necessario ha dato l’ulteriore spinta. Alla fine è stata la musica a darci nuova volontà.

Quale è la formazione che sale sul palco oltre a te?
Il nulceo storico ossia io voce e basso, Vittoria Burattini alla batteria, Egle Sommacal alla chitarra. A noi si è aggiunto Stefano Pilia, un chitarrista con un suo percorso individuale che ha pubblicato anche vari album solisti di matrice elettroacustica. E’ molto dotato ed ha aiutato molto, insomma è il chitarrista che avremmo sempre voluto.

 

Dopo questa esperienza positiva dal vivo sta scattando in voi anche la voglia di realizzare un nuovo album insieme?
L’idea c’è ed una volta terminata la tournèe dopo la metà di dicembre, vogliamo chiuderci in studio e tirare fuori qualcosa. E’ però fondamentale capire cosa uscirà dalla sala prove, se è valido. Noi siamo molto pignoli ed autocritici quindi valuteremo quali saranno i risultati.

 

Sito Ufficiale
Myspace

 

(Intervista realizzata originariamente all'interno della trasmissione Puzzle su Radio Città Aperta-Roma)
Ascolta il PODCAST


Gianluca Polverari


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