Il 3 marzo al Circolo degli Artisti i Monotonix al Circolo degli Artisti

Amanda Palmer è stata fino a poco tempo fa conosciuta principalmente per i suoi Dresden Dolls, band dai richiami ai suoni e al look della Germania di Bertold Brecht e Kurt Weil, ma non solo.
Infatti la melodia non nasconde un certo amore anche per le ballate di Morrissey solamente qui cantate con voce femminile, un’ugola che in questo 2008 si cimenta con il suo primo riuscito disco solista (leggi la recensione ).
Questo esordio la propone con uno stile comunque affine a quanto già relizzato con la sua band madre ma, al posto del valido batterista Brian Viglione, c’è al suo fianco il bravo cantautore Ben Folds che ha messo molto del suo nella produzione del cd.
Egli, entrato in contatto con la Palmer via mail raccontando il suo apprezzamento per i Dolls, ha avuto una sorta di carta bianca per le scelte su “Who killed....”, soluzioni apprezzate con soddisfazione dalla protagonista.
Di recente in Italia con un live (leggi la recensione ), abbiamo incontrato l’artista nata a New York, ma di stanza a Boston, per fare il punto su questa fase della sua carriera.
Cosa significa per te aver inciso un disco solista ora?
E’ una sorta di liberazione, come un sogno che finalmente si realizza. La cosa interessante è che non mi sono mai sentita artisticamente castrata dai Dresden Dolls e da Brian, ma c’è di sicuro una differenza tra l’essere in una band, che è per natura fondata sulla democrazia, ed un progetto personale dove si ha la più totale libertà. In questo caso poi mi sono sentita contenta di lasciare il controllo di alcune parti a Ben Folds al quale ho sottoposto un mucchio di decisioni in termini di produzione. Per me è splendido avere la possibilità di poter fare questo.
L’idea di essere l’unica persona sul palco ti spaventa o piace?
No, anche perché generalmente mi esalta entrare in sintonia con la gente stando su un palco. In verità poi ho ben sei musicisti on stage con me, con una piccola sezione di archi ed una serie di attori australiani che rendono lo spettacolo favoloso.
Secondo te come avrebbe suonato il disco se non ci fosse stato il supporto di Ben Folds?
Sarebbe stato senza dubbio più semplice e scarno. Il coinvoglimento di Ben ha lasciato aperta la porta a tutta una serie di possibilità di arrangiamento che io mai avrei saputo maneggiare. Ciò significa che la selezione delle canzoni e la loro tipologia sarebbe stata molto differente se Ben non fosse salito a bordo.
La musica sembra essere uno solo degli aspetti della tua arte.
L’idea è che in Amanda Palmer abbiano eguale importanza teatro, video, performance ed altro. E’ così?
Io voglio tutto. Mi stanco facilmente se debbo concentrarmi solo su un progetto. Sono una “drogata artistica”.
Che impressioni trai dalle tue esperienze come perfomer di strada? (talvolta si esibisce per le strade di Boston impersonando la Statua della libertà) Come le reazioni del pubblico influiscono su ciò che crei?
Non potrei mai terminare di insistere su come la mia carriera si sia formata grazie all’esperienza di strada poiché è dura, non ti offre possibilità di salvezza o fuga, sei tu da sola contro i passanti. Il palco è solo una fetta di torta in confronto a tutto questo.
Sorprende la collaborazione per il brano “Guitar Hero” con East Bay Ray dei Dead Kennedys. Come è nata l’idea della collaborazione e che atmosfera si è creata con questa figura del primo punk americano?
Io ho voluto con me il DEFINITIVO guitar hero. Dimentica Slash (dei Guns n’Roses), c’è solo East Bay Ray. Sono stata molto fortunata nel registrare con un ingegnere del suono a San Francisco che in passato aveva lavorato sull’album dei Dead Kennedys. Lui ci ha messo in contatto.
Pensi che giochi come “Guitar Hero” possano provocare danni nei più giovani che potrebbero pensare che la musica è solo imitare virtualmente le gesta di una band famosa?
Ne rimani del tutto inchiodato. Ho visto con i miei occhi giovani e famosi musicisti di alcune band correre giù dal palco per andare sul proprio tour bus così da riprendere a giocare con Guitar Hero. Tutto questo dopo essere stati acclamati con grida da migliaia di fans. Fa veramente riflettere. Ci sono ragazzi che fanno una sorta di corso sui video games per andare poi in guerra, poi quando sono in guerra ammazzano il tempo giocando ai video games. La poesia è senza fine.
Sul sito “whokilledamandapalmer.com ” hai inserito lo scambio di mail con Ben Folds, immagini video e foto delle registrazioni ed alcune curiosità di quei giorni. Come mai la scelta di condividere e mostrare tutto?
Perché no? Adoro leggere di band che amo riguardo il loro processo di creazione con tutti i dettagli. Presumo che i miei sostenitori apprezzino la stessa cosa.
Come nasce l’idea di realizzare sei video, relative a canzoni di questo cd, con Michael Pope e pubblicarli contemporaneamente?
Io e Pope volevamo tornare indietro alla base e catturare la performance. Negli ultimi video dei Dresden Dolls eravamo un pò barocchi e penso che questo nuovo indirizzo funzioni.
I tuoi testi raccontano veramente tutta te stessa o qualcosa rimane comunque nascosto, solo per te?
Sì, ci sono alcuni aspetti della mia vita che sono taciuti per il mio bene privato.
Cosa puoi dire del futuro progetto con Neil Gaimen, che ha scritto le note del cd, per il suo libro?
E’ un libro di stupende fotografie realizzate da molti artisti. Sono scatti che accompagnano le storie di Neil ed ognuna rappresenta una morta Amanda Palmer.
Quali novità per I Dresden Dolls?
Ci stiamo godendo un meritato break. Credo che ognuno di noi due stia imparando molto dall’essere lontano dall’altro e questo ci servirà per quando scriveremo di nuovo assieme.
Gianluca Polverari
27-10-2008
AMANDA PALMER "Guitar Hero"
AMANDA PALMER "Astronaut"
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